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Posts Tagged ‘turosti per caso’

Il viaggio di Elio

Partire per Pechino dopo aver letto libri e guide di viaggio ha un vantaggio. Sono talmente tante le cretinate ed i luoghi comuni che ci propinano che quando si arriva nella megalopoli cinese tutto è più bello e si è preda di un dubbio: ma ho sbagliato aereo?
Dopo essere stati tranquillizzati, i dubbi non scompaiono. Anzi vi accompagnano per tutta la vacanza. Pechino ed i pechinesi infatti, somigliano raramente a come ce li hanno descritti. Frutto forse di racconti un po’ datati, che mal si conciliano ad un Paese ed una città che cambia di giorno in giorno, figurarsi rispetto a soli 5/10 anni fa. Le considerazioni che ne trarrete saranno estremamente differenti. Ho già pubblicato diversi racconti su questo sito, ove cerco di dare consigli reali, depurati da facili omologazioni e comode convenzioni. Giro il mondo da sempre in modo indipendente e credo che il miglior modo di viaggiare nel nulla sia quello di pagare un filtro che si frapponga fra noi ed il popolo che incontriamo.
Primo, vivere Pechino è facilissimo. Raramente ho visitato una grande città del mondo, capitali europee comprese, che sia così semplice, sicura e stimolante. Non ci sono folle oceaniche che ti sbatacchiano come una vela nell’oceano, tassisti imbroglioni, vicoli tenebrosi, polizia da regime, pechinesi maleducati e tremende difficoltà per farsi capire. Abbiamo preso qualcosa come 40 taxi in 1 settimana, i conducenti hanno azionato tutti il tassametro, anzi sono gli unici al mondo che lo azionano dopo essere partiti e lo staccano poco prima di essere arrivati. Per una corsa di 20 km. (la città è grande quanto il Belgio) il “salasso” è di circa 5€ !..e non prevedono la mancia. Certo l’inglese è ancora bestia rara, ma mappa alla mano vi portano ovunque e sono gentili. Questo è nulla al confronto con l’imbarazzante onestà e la sincera gentilezza della maggioranza dei pechinesi dimostra. Persino nelle trattative nei mercatini fanno tenerezza quando da soli si decurtano il prezzo iniziale in pochi secondi, consentendoci di comprare di tutto e di più. Mi permetto solo un suggerimento sulle contrattazioni: trattare è lecito, anzi doveroso, offenderli con persistenti richieste improponibili, no. Per le strade, assolutamente larghe, comode e neanche lontanamente paragonabili al casino di Times Square o Piccadilly – per non parlare dell’India, secoli indietro- incontrerete solo occhi curiosi, indaffarati o rilassati, ma sempre disponibili ad aiutarvi o semplicemente a scambiare 2 “chiacchiere” -leggi gesti- con voi. Cosa ancora più gradita se si fa una meravigliosa passeggiata negli “hutòng”, i vicoli di Pechino.
Esistono 2 Pechino, l’una dentro l’altra. Quella “occidentale” delle grandi arterie e dei shopping malls, torri gemelle ed ogni meraviglia architettonica moderna, e quella lenta e ferma ad un secolo fa degli hutòng. Basta girare l’angolo e sembra aver preso la macchina del tempo. Pechino è tutta un hutòng, intrecciata da strade a 8 corsie, ma pur sempre con un cuore di hutòng. Non camminerei per le strade di molti centri storici italiani con la tranquillità con cui abbiamo “saccheggiato” decine di km nelle viscere della Pechino più umile. Con decoro e dignità ogni giorno di alza il sipario sullo spettacolo della vita di milioni di persone che tentano di difendere con i denti quel poco che hanno, ora a rischio anche abbattimento per rendere la città scintillante in vista delle Olimpiadi. Uno dei modi per aiutare la Pechino di Lanterne Rosse a vivere è proprio quello
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