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E’ la ferrovia più’ alta, la più’ costosa e la più’ controversa del mondo e non poteva che essere cinese: la linea del Qinghai-Tibet o treno del cielo come la inauguro’ Mao Zedong.

 

La Ferrovia del Tibet è la prima e l’unica ferrovia che collega il Tibet alle altre città cinesi., da Pechino a Lhasa ci vogliono circa 48 ore per coprire i suoi 4064 km.

 

Il tratto più’ <<impegnativo>> e’ quello che collega Golmud con Lhasa, qui la ferrovia poggia per lunghi tratti sul permafrost, uno strato di ghiaccio permanente; questa parte del percorso e’ oggi caratterizzata dall’avere l’80% del percorso a quota superiore ai 4000 metri e tocca quota 5072 presso il passo di Tanggula.

 

Quest’ultimo tratto e’ costato <<più’ di 3 miliardi di dollari>> secondo fonti ufficiali, ovvero quelle del partito comunista; ma sfiorerebbe i 4 miliardi secondo fonti non ufficiali.

 

Tutti questi dati rendono i cinesi orgogliosissimi di avere costruito una simile opera e i tibetani sempre più’ critici e impauriti di questa cinesizzazione forzata, iniziata con la rivoluzione culturale circa quarant’anni fa’.

 

I cinesi dicono che la ferrovia contribuirà’ allo sviluppo della regione Tibet (sono previsti circa un milione di turisti all’anno!) e i tibetani dicono che la ferrovia non solo distrugge un ecosistema rimasto inalterato per secoli, sconsacra con tunnel e ponti montagne e mette a dura prova l’esistenza dell’antilope tibetana (gia a rischio di estinzione) ma soprattutto, dicono, servirà’ per portare via dal Tibet le risorse di cui la regione e’ ricca (l’oro in primis); sta di fatto che il treno del cielo e’ l’ultima imposizione di superiorità’ della Cina sul Tibet.

 

Per 860 Yuan (circa 80 Euro) si prenota una cuccetta <<dura>> posto a mezza altezza, da dividere con altri cinque compagni di stanza; in Cina non ci sono delle vere e proprie classi, si comprano sedili e cuccette morbidi o duri.

 

La propaganda pubblicizza il treno come un gioiello di tecnologia, con vagoni pressurizzati con divieto assoluto di fumo, vetri anti UV e bocchettoni dell’ossigeno che in caso di bisogno possono aiutare chi soffre l’altitudine.

 

La realtà’ e’ ben diversa: il capo-vagone fa firmare a tutti un foglio in cinese che attesta la buona salute, ne mostra uno compilato e dice di copiarlo esattamente nello stesso modo.

 

I vagoni sono si’ pressurizzati ma le finestre dei cessi cono aperte dando cosi’ l’addio alla ben amata pressurizzazione; ad ogni fine ed inizio carrozza ci sono gruppi di cinesi che fumano animatamente e che lasciano sugli scalini cicche e sputi; l’ossigeno esce rumorosamente da bocchettoni posti in posti più’ inimmaginabili: sotto le sedie del ristorante o nei corridoi a circa due metri da terra.

 

L’arrivo a Lhasa e’ deprimente: la stazione ferroviaria e’ una copia in stile moderno del Potala (il monumento più famoso del Tibet, nonché’ residenza invernale dei Dalai Lama); un altro modo per affermare la superbia cinese sui tibetani.

 

Luca Meriano

fonte: notodoze.blogspot.com

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