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Posts Tagged ‘economia cinese’

Pechino, 5 mag. – (Adnkronos) – La Cina e’ nella top list delle destinazioni che maggiormente attraggono gli investimenti stranieri. Cosi’ Pechino ha difeso le proprie politiche in materia, ponendo l’accento sugli sforzi del paese per aprire il mercato e applicare le regole dell’Organizzazione mondiale del Commercio.

“La Cina e’ impegnata nelle riforme e in politiche piu’ aperte e continuera’ a creare un contesto giuridico trasparente anche sulla base delle norme del Wto” ha detto Jiang Yu, portavoce del ministero degli Esteri cinese, replicando in questo modo alle dichiarazioni dei giorni scorsi del Segretario Usa per il Commercio Gary Locke secondo il quale avviare delle attivita’ nel colosso asiatico sta diventando sempre piu’ difficile a causa di alcune restrizioni agli investimenti che rischiano di compromettere le relazioni tra Washington e Pechino. Jiang ha citato le ultime statistiche Onu, in base alle quali la Cina nel 2010 si e’ aggiudicata il secondo posto per gli investimenti stranieri.

Fonte: www.libero-news.it

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Nuove incertezze sui mercati internazionali provengono dalla Cina. Liu Mingkang, numero uno della commissione che si occupa della regolamentazione del settore bancario cinese, ha chiesto ad alcuni istituti di credito di ridurre il volume dei prestiti erogati per mantenere una capitalizzazione adeguata alle incertezze dell’attuale congiuntura economica. La notizia si inserisce in un contesto difficile per le maggiori piazze finanziarie mondiali travagliate dalle tensioni nell’Eurozona per la crisi greca, dalle incertezze sulle riforme che Barack Obama potrà promuovere dopo la sconfitta dei democratici in Massachusetts, dalle ultime performance delle grandi banche degli Stati Uniti che in diversi casi hanno deluso le attese dei mercati sulla ripresa in corso. (GD)

Fonte: www.finanza.lastampa.it

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A gennaio l’export scende del 17,5%, oltre le peggiori previsioni. Minori importazioni del 43%; in crisi i mercati dell’Asia-Pacifico. Si teme una crescita non superiore al 6%. Ora si attendono le mosse del governo, che finora punta solo su investimenti pubblici e finanziamenti bancari.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – L’esportazione cinese scende del 17,5% a gennaio rispetto al gennaio 2007, il peggior dato dall’ottobre 1998, aumentando il timore per la perdita di posti di lavoro e il rallentamento della crescita cinese.

dscf2940A dicembre la contrazione era stata “solo” del 2,8% e questo dato ha superato le peggiori previsioni, che parlavano di un -12/14%. Forse è conseguenza anche del Nuovo Anno Lunare, che è arrivato a gennaio mentre nel 2008 era caduto a febbraio.

I settori più colpiti sono il tessile, i giocattoli, l’elettronica e altre manifatture, proprio i prodotti che hanno sempre trainato l’export cinese e che sono la principale produzione della fabbriche della zona costiera. Il governo dice che 20 milioni di migranti hanno già perso il lavoro, ma si reputa il numero molto maggiore dato che tra i migranti è diffuso il lavoro nero. Il dato, inoltre, non considera i molti che già ricevono un salario minore o addirittura nessun salario, pur continuando a lavorare.

Esperti parlano di una crescita del Paese del 6,1% nel primo trimestre 2009, il minimo dal 1999.

In forte calo a gennaio anche le importazioni, -43,1% su base annua, conseguenza della minor domanda di componenti estere e materie prime per la produzione, ma anche sintomo della contrazione dei consumi per le crescenti difficoltà economiche. Grazie a questo dato, il surplus negli scambi con l’estero ha segnato un incremento di 39,11 miliardi di dollari a gennaio. Verso gli Stati Uniti il disavanzo a favore della Cina è cresciuto dell’1,9% per 12,3 miliardi di dollari.

Gli esperti prevedono ulteriori rallentamenti dell’esportazione e, quindi, della produzione, dato che non appare prossima una ripresa dei consumi di Usa ed Europa. Ma questo potrà avere effetti deprimenti sull’intera economia della regione, dato che i Paesi vicini vendono alla Cina materie prime e prodotti semilavorati. A dicembre le esportazioni di Taiwan sono scese del 42%, quelle giapponesi del 35% e quelle della Sud Corea del 17%: sono i 3 maggiori fornitori di prodotti semilavorati poi assemblati nelle fabbriche cinesi.

Il mercato interno appare depresso nonostante la crescente deflazione, con i prezzi delle merci alla produzione scesi del 3,3% a gennaio e i prezzi al consumo aumentati appena dell’1%, il minimo da 30 mesi, con un aumento del 4,2% per i generi alimentari (+19,6% per i vegetali) ma con forti diminuzioni per vestiti, trasporti e immobiliari. Esperti ritengono che il governo interverrà per contenere la deflazione, per non erodere i già ristretti margini di guadagno delle imprese produttrici, e per stimolare i consumi interni. C’è grande attesa per le iniziative di Pechino, che finora si è limitata ad annunciare grandi investimenti pubblici e a incentivare i finanziamenti bancari. (PB)

Fonte: www.asianews.it

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L’azienda del bertinorese Ricci
Sarebbe in corso una protesta degli oltre 2mila operai alle dipendenze del poltronificio avviato dal forlivese a Shenzhen, nella Cina meridionale. Ora gli stabilimenti sono chiusi. Il proprietario: “In Cina non si può più lavorare”

Oltre duemila operai cinesi dell’azienda italiana DeCoro, fondata dal bertinorese Luca Ricci, sono scesi in piazza nei giorni scorsi per chiedere il pagamento di alcuni arretrati che alla fine sono stati pagati dal governo locale. Lo scrive il South China Morning Post di Hong Kong.

’’Dopo due giorni di trattative, sono esausto, tutto quello che posso dire è che gli operai sono stati pagati’’, ha dichiarato al quotidiano un funzionario del governo di Shenzhen, la città della Cina meridionale dove la DeCoro produce mobili di lusso dal 1997. Un altro funzionario ha detto al giornale che ‘’centinaia di operai avevano bloccato le strade appena avevano saputo che il proprietario dell’ azienda era fuggito a metà gennaio’’.

Il proprietario e fondatore della DeCoro, Luca Ricci, raggiunto telefonicamente dichiara che “gli operai sono stati regolarmente pagati, la protesta è legata al Tfr. Sto valutando di aprire l’azienda in un altro Paese, perché in Cina non si può più lavorare. Secondo il giornale di Hong Kong ‘’l’impresa aveva problemi di liquidità fin da ottobre’’, colpita dalla crisi economica iniziata negli Usa, il paese nel quale si trovavano la maggior parte dei suoi clienti. L’ azienda avrebbe registrato in ottobre un calo di ordini del 50 per cento.

Il 26 gennaio Ricci, citato dalla rivista Furniture Today, aveva confermato la chiusura dei due stabilimenti della DeCoro. Originario di Forlì, dove suo padre possedeva la TreErre spa, Luca Ricci si è associato nel 1997 con un gruppo di stilisti italiani per lanciare la DeCoro, che nel 2004 ha fatto registrare un giro d’affari di 240 milioni di dollari. Oltreché negli USA, i divani e gli altri prodotti dell’impresa venivano esportati in Europa, Giappone e Nuova Zelanda.

La DeCoro aveva tremila dipendenti e, pur avendo praticato una politica di alti salari (fino a 2.300 yuan, cioè 230 euro, al mese, il massimo nell’industria della Cina meridionale), ha spesso avuto problemi sindacali. Nel 2007, gli operai protestarono per essere stati aggrediti dalla polizia mentre chiedevano aumenti salariali mentre nel 2005 tre operai avevano affermato di essere stati maltrattati da alcuni dirigenti della fabbrica. Ricci chiese pubblicamente scusa agli operai aggiungendo che il successo della sua impresa ‘’dava fastidio a molta gente’’.

Fonte: www.ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com

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Per contrastare l’ondata di protezionismo che dilaga nel mondo intero la Cina promette che “comprerà europeo”. Durante la sua visita in Europa il premier Wen Jiabao moltiplica gli annunci di generose commesse cinesi per l’industria europea. Pechino vuole prevenire le tentazioni di alzare barriere contro il made in China, presentandosi come un possibile “salvatore” del nostro export in tempi di recessione.
Nella sua tappa a Londra Wen Jiabao ha annunciato che presto saranno operative delle “missioni ufficiali per grandi commesse”, delegazioni miste governo-industria che perlustreranno l’Europa per acquistare prodotti e tecnologie. Wen ha detto che “la fiducia in questa fase è più importante dell’oro e delle valute”, e la Repubblica Popolare intende aumentare gli acquisti di beni e tecnologie in Europa anche per “restaurare la fiducia sui mercati”. Il premier ha detto che nel corso di questa sua visita europea sono già stati firmati contratti per forniture alla Cina di un valore complessivo di 11,7 miliardi di euro.

Il Fondo monetario internazionale rivede al ribasso le sue previsioni per la crescita dell’intero continente asiatico. Secondo l’ultimo aggiornamento compiuto dal Fmi l’Asia crescerà solo del 2,7% quest’anno, un forte ridimensionamento rispetto al +4,9% di aumento del Pil asiatico che lo stesso Fmi ancora prevedeva fino al novembre scorso. Gli esperti dell’istituzione multilaterale di Washington sono tuttavia ottimisti per il 2010, prevedendo che la crescita rimbalzerà a un tasso doppio rispetto al 2009.

Tra le nazioni dell’Estremo Oriente secono il Fmi la più duramente colpita dalla recessione sarà la Corea del Sud con una de-crescita del Pil pari a meno 4% nel 2009. Per quanto riguarda la Cina il Fmi è nettamente più pessimista del governo di Pechino: gli economisti di Washington prevedono che il Pil cinese quest’anno crescerà del 6,7% contro l’obiettivo dell’8% fissato dai leader della Repubblica Popolare. Dominique Strauss-Kahn, direttore generale del Fmi, non ha escluso tuttavia che le previsioni sull’Asia possano subire ulteriori revisioni al ribasso nei prossimi mesi, per la rapidità del peggioramento della congiuntura.
La Banca del Giappone ha annunciato che spenderà 11 miliardi di dollari per acquistare azioni degli istituti di credito nipponici. La banca centrale ritorna così a usare uno strumento di aiuto e ricapitalizzazione a cui aveva già fatto ricorso negli anni Novanta in occasione della precedente crisi bancaria. L’annuncio dell’autorità monetaria di Tokyo coincide con le anticipazioni secondo cui il gruppo Mitsubishi Ufj Financial, la più grande banca giapponese, annuncerà una perdita nel bilancio 2008.
Fonte: www.repubblica.it

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Una delle preoccupazioni maggiori degli imprenditori stranieri al primo approccio con il circuito cinese delle fiere commerciali è come proteggere i propri beni intellettuali nel corso di questi eventi.

Sono circa 4.000 le fiere commerciali che ogni anno si svolgono sul territorio della Cina continentale. Le sedi principali di queste manifestazioni sono Shanghai, Pechino e Canton, seguite a ruota da Dalian, Shenzhen e Zhuhai.

La normativa diretta a far rispettare i diritti di proprietà intellettuale nel corso delle esposizioni è stata promulgata dal Ministero del Commercio e dalla State Administration for Industry and Commerce il 10 gennaio 2006, ed è in vigore dal primo marzo dello stesso anno.

La nuova legislazione indica quali sono le autorità competenti ad intervenire nel caso di violazioni che avvengano nel corso di un’esposizione.

  • Se una fiera commerciale dura oltre tre giorni, gli organizzatori sono obbligati a istituire un centro reclami per i problemi relativi alla proprietà intellettuale.
  • Se la fiera dura solamente uno o due giorni, e gli organizzatori non hanno predisposto un centro per i reclami, l’azienda espositrice può verificare l’eventuale presenza alla manifestazione di autorità locali quali la Administration for Industry and Commerce (AIC), il Public Security Bureau (PSB) o il Technical Supervision Bureau (TSB).

Preparazione

  1. Assicuratevi di aver messo in atto le misure a vostra tutela e che queste possano essere fatte valere in presenza di violazioni.
  2. Verificate se i vostri prodotti sono stati registrati in Cina come brevetti, modelli di utilità, disegni o marchi commerciali. Copie dei documenti rilevanti dovrebbero essere disponibili in loco.
  3. Gli organizzatori delle fiere in Cina forniscono normalmente informazioni agli espositori, già attraverso i propri siti web. Un’analisi preventiva dei siti delle aziende concorrenti potrebbe far scoprire casi di potenziale contraffazione, garantendo un più ampio termine per preparare un’azione legale.
  4. Valutate quali informazioni rendere disponibili al pubblico sotto forma di brochure o di campione. Tutto ciò che viene distribuito potrebbe servire da ispirazione o da manuale di istruzioni per la potenziale realizzazione di copie illegali.

Gestire i casi di contraffazione

Il monitoraggio continuo della situazione dovrebbe essere incluso fra le misure preventive di protezione. Se il responsabile della violazione ha tutto il tempo di posizionare la propria società e i prodotti contraffatti sul mercato, saranno maggiori sia i costi che dovranno essere sostenuti per contrastarlo, che il danno in termini di riconoscibilità del marchio, credibilità e quota di mercato.

Le fiere e le esposizioni commerciali sono una buona occasione per scoprire potenziali contraffattori, il giorno di allestimento della fiera può quindi essere ben speso girando per gli stand alla ricerca di prodotti contraffatti.

Nell’eventualità in cui venga individuato un prodotto potenzialmente contraffatto, è importante ottenere il maggior numero di informazioni possibili sull’espositore e sul prodotto stesso. Una macchina fotografica digitale o un telefono cellulare dotato di fotocamera potrebbero essere utili per acquisire delle prove. Anche brochure, biglietti da visita ed ogni altro stampato possono rivelarsi utili per supportare un’azione di tutela.

Ogni azienda dovrebbe aver stabilito a propri quale procedura seguire per la gestione di un caso di contraffazione. Un’azione legale contro il responsabile di una contraffazione necessita di un’attenta preparazione:

  • la scelta di quali armi adottare deve essere discussa in modo approfondito
  • è necessario confrontare gli effetti delle differenti soluzioni possibili.

Normalmente è il management a decidere se reagire immediatamente contro il contraffattore oppure se continuare a monitorare ulteriormente gli sviluppi.

Protezione della proprietà intellettuale

È altamente raccomandato rafforzare la tutela dei diritti di proprietà intellettuale con meccanismi di protezione che assicurino che informazioni cruciali non possano essere reperite facilmente per mezzo di dipendenti sleali o trasgressori esterni all’azienda.

In certi casi l’assunzione di misure di protezione può risultare più efficace di un brevetto, per esempio, nel caso di un prodotto il cui ciclo di vita sia di molto inferiore al tempo necessario per la registrazione di un brevetto.
Per questi prodotti chiedere la registrazione come modello di utilità invece che come brevetto può rivelarsi più sensato, dal momento che il periodo di esame è nel primo caso notevolmente inferiore.

Un elevato livello di riservatezza è il miglior metodo di protezione e dovrebbe essere considerato come una priorità, in particolare in presenza di prodotti o tecnologie destinati a durare a lungo nel tempo.
Nella maggior parte dei casi la segretezza è utilizzata per proteggere ricette o procedimenti produttivi che non possono essere facilmente imitati.

È necessario provvedere alla protezione dei dati sensibili:

  • predisponendo controlli all’accesso
  • proibendo il download di dati sensibili da parte dei dipendenti.

Le misure che permettono una tracciabilità continua di ogni prodotto garantiscono il più alto standard di protezione contro la contraffazione. La realizzazione di un sistema di tracciabilità così complesso è tuttavia costosa e potrebbe risultare ingiustificata, nonostante queste misure abbiano anche un positivo effetto secondario in termini di controllo qualità e di logistica.

La tutela della proprietà intellettuale in Cina

È inutile provvedere alla registrazione dei diritti di proprietà intellettuale qualora non si intenda far valere questi diritti in caso di contraffazione. In Cina si applica il principio del “dual enforcement”: esistono cioè due differenti strumenti di reazione.
Il titolare di un diritto può decidere se far valere il proprio brevetto, marchio commerciale o diritto d’autore, di fronte:

  • al giudice ordinario, oppure
  • ad un organo amministrativo ad hoc.

È in ogni caso garantita alle parti la facoltà di impugnare in sede giurisdizionale le decisioni amministrative.

L’entrata della Cina nell’OMC ha portato a numerosi cambiamenti e ad una modernizzazione del sistema cinese di tutela dei diritti.
L’accordo TRIPS (Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights), in particolare, è ora direttamente applicabile in Cina, sebbene sia altamente improbabile che un individuo possa essere in grado di far valere i propri diritti solo sulla base di un trattato internazionale.

Molti giudici e funzionari pubblici, in particolare al di fuori delle città principali come Pechino, Shanghai e Canton, non sono in possesso di una sufficiente preparazione giuridica per gestire complesse vertenze in materia di brevetti. Protezionismo locale e corruzione giocano ancora un ruolo importante sia nei procedimenti giurisdizionali che in quelli amministrativi.

Avviare una causa contro una società pubblica in aree diverse da Pechino e Shanghai può rivelarsi una sfida molto dura, con poche chance di successo.
È tuttavia necessario attivarsi giudizialmente o per via amministrativa; se non altro per mandare ai contraffattori un chiaro messaggio sui rischi connessi alla violazione dei diritti di proprietà intellettuale di una società. In molti casi il risultato migliore che si può ottenere è che un’organizzazione criminale interrompa gli abusi, spostandosi verso un obiettivo più debole.

Una delle conseguenze del sistema cinese di doppia tutela è il moltiplicarsi delle autorità potenzialmente competenti ad esaminare un caso di contraffazione. Questo fattore contribuisce alla lentezza di molti procedimenti, che normalmente passano attraverso una prima fase di giudizio amministrativo e sono in seguito sottoposte a revisione da parte dell’autorità giudiziaria. Ciò, tuttavia, non accade sempre.

A seconda dell’identità del contraffattore e del tipo di diritto di proprietà intellettuale oggetto della contesa, scelte strategiche di riduzione dei tempi permettono di evitare lunghi procedimenti.

I responsabili dell’abuso di marchi commerciali sono normalmente organizzazioni illecite, costituite da società fittizie (o “fantasma”), che non sono in possesso di alcuna business license. Questo genere di contraffattore cerca normalmente di sottrarsi agli eventuali procedimenti avviati nei suoi confronti. In questi casi è fuori discussione che vi sia un ricorso giurisdizionale.

Una semplice azione amministrativa, se ben preparata, può risultare la prima e l’ultima istanza di tutela necessaria. Questi casi, necessitano comunque
di un significativo lasso di tempo per la loro introduzione, necessario per evitare che i contraffattori si sottraggano alla giustizia.

Fare causa ad una società pubblica o privata di una certa entità per una violazione della proprietà intellettuale comporta certamente una lunga battaglia legale. In questo genere di situazioni, la possibilità di ricorrere ad una soluzione di tipo amministrativo dovrebbe essere esclusa a causa delle probabili connessioni politiche del contraffattore ed anche perché in questo caso ogni possibile decisione dell’autorità amministrativa sarebbe certamente impugnata ex novo per via giudiziaria. Si giungerebbe in questo modo ad un raddoppio dei procedimenti e dei relativi tempi e costi.

Un primo passo poco costoso e di basso profilo per far valere i diritti di proprietà intellettuale è semplicemente quello di scrivere al contraffattore chiedendogli di porre termine al comportamento lesivo. La lettera comprende normalmente un impegno a non protrarre la violazione che, se controfirmato, potrebbe fungere in futuro da utile prova contro il contraffattore.

IPR Complaint Centers

Tra le numerose azioni promosse dal governo cinese per migliorare la protezione della proprietà intellettuale vi è la creazione dei Centri per il Reclamo dei Diritti di Proprietà Intellettuale.

A partire dal 2006 sono stati aperti una cinquantina di questi centri, in 12 tra province e municipalità, allo scopo di registrare le denuncie di violazione dei diritti di proprietà intellettuale. Tra le 12 località vi sono Pechino e le province di Heilongjiang, Gansu e Jiangsu. Tutti i centri di denuncia utilizzano il medesimo numero di telefono (+86 – prefisso locale – 12312).

Gli IPR complaint centers verificano l’autenticità delle informazioni raccolte telefonicamente, selezionano i casi di verosimili violazioni e li trasmettono ai dipartimenti competenti. Le autorità competenti devono poi nuovamente riferire i risultati ottenuti ai centri di reclamo.

Agli stranieri questi sportelli offrono il vantaggio di avere un unico interlocutore, il che permette di evitare all’impresa di farsi strada attraverso l’amministrazione cinese deputata alla tutela della proprietà intellettuale. D’altro canto però finora questo servizio è offerto solo in cinese.

Una volta che una società si è rivolta ad un complaint center per denunciare una contraffazione, la stessa non può più avviare un’azione amministrativa. Anche tutto l’iter successivo avviene unicamente attraverso il complaint center e non direttamente con il dipartimento competente, il che potrebbe risultare svantaggioso.

I Desk per la tutela della Proprietà Intellettuale in Cina

I “Desk per i Diritti della Proprietà Intellettuale” (I.P.R.) in Cina sono attivi presso gli Uffici ICE di Canton, Shanghai e Hong Kong, ed è prevista la prossima apertura anche presso la sede di Pechino.

Gli I.P.R. Desk hanno una duplice finalità:

  1. erogare assistenza alle aziende italiane in materia di Proprietà Intellettuale
  2. svolgere attività di monitoraggio sul territorio locale per conto delle Pubbliche Amministrazioni interessate alla tutela del “Made in Italy”.

I Desk offrono servizi di informazione e orientamento sul sistema locale di protezione della Proprietà Intellettuale e relative procedure, assistenza nelle operazioni di registrazione di marchi e brevetti, consulenza legale (anche attraverso l’ausilio di figure professionali di fiducia, specializzate nella materia e selezionate in loco), oltre a svolgere un’attività di studio del mercato e della regolamentazione cinese in materia di P.I.

In collaborazione con China Briefing
a cura di Alberto Vettoretti

Fonte: www.newsmercati.com

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Piazza Italia è finalmente completa: il più grande spazio dedicato al cibo italiano nel mondo (3600 metri quadri) ha inaugurato a Pechino il suo terzo e ultimo piano, che ospita un ristorante alla carta e un lounge bar. I primi due piani erano stati aperti nei mesi scorsi e hanno registrato un buon successo di pubblico; circa mille visite al giorno e una media di 500 scontrini rilasciati segnalano un interesse crescente dei cinesi ad alto reddito verso l’alimentazione italiana. Quali sono i prodotti più consumati? A guidare la classifica del market di Piazza Italia ci sono prodotti tradizionalmente lontani dalla cucina cinese come formaggi (13% degli acquisti), vini (12%) e prosciutti (7%); mentre il 45% della spesa in ristorazione veloce è costituito dalla pizza, un alimento che in Cina è già popolare da tempo, anche se spesso in versioni “addomesticate” al gusto locale o copiate dalle varianti Usa. Ma un progetto così ampio non può puntare solamente sull’alimentazione: “Per essere riconoscibili, in Cina, è necessario presentare le caratteristiche più riconoscibili dello stile di vita italiano” dice Emanuele Plata, amministratore delegato di Trading Agro CRAI, la spa creata da diverse cooperative e consorzi guidati da CRAI Secom per diffondere sul mercato cinese l’agroalimentare italiano. Da qui l’idea di dedicare un’area ai periodici italiani di design, in collaborazione con RCS Pechino, e sviluppare in futuro una serie di corsi di cucina. Piazza Italia Pechino è solo il primo di quattro negozi simili che apriranno prossimamnte in varie città cinesi.

Fonte: http://www.agichina24.it

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