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Secondo l’Agenzia di notizie Xinhua, il 29 giugno Li Guoying, Vice Ministro delle Risorse Idriche ha dichiarato durante i lavori del Comitato Permanente del Congresso Nazionale del Popolo che il Governo Centrale ha deliberato il piano quinquennale per migliorare la sicurezza dell’acqua da bere delle aree rurali, che prevede un investimento di 175 miliardi di RMB (22,5 miliardi di USD) sarà finanziato come segue: 68% con fondi statali, 22 % con fondi dei governi locali e il residuo 10% dai residenti delle aree rurali.

Si stima che iresidenti locali dovranno sostenere individualmente un onere di circa 54,6 RMB all’anno.

Attualmente in Cina circa 298 milioni di persone che vivono nelle aree rurali soffrono di carenza di acqua potabile.

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La Fiat arriva con grande ritardo sul mercato cinese, e c’è da chiedersi se arriva con il prodotto giusto. Visto il tipo di mercato, infatti, a Marchionne è stato chiesto se ci sia l’intenzione, nel management Fiat, di fare sbarcare in Cina anche il marchio Alfa Romeo, più consono alle caratteristiche che sembra offrire l’arena commerciale locale.

Marchionne ha affermato che esiste l’intenzione di portare in Cina il marchio Alfa Romeo. Come specificato in conferenza stampa, e riportato da Agi, l’ad Fiat ha dichiarato che “ il mercato cinese è ancora interessante”, è solo diventato più competitivo e più complesso, dopo un momento di grande espansione. Dopo gli Usa, la tappa successiva per il rilancio globale di Alfa Romeo sarà la Cina. “ Non abbiamo ancora deciso se avvieremo qui la produzione, ma sicuramente abbiamo l’idea di portare il marchio”.Per quanto riguarda l’ingresso tardivo di Fiat in Cina, Marchionne ha preso su di sé le  responsabilità: “ è colpa mia: sono venuto qui nel 2004, ma abbiamo portato in Cina quella che considero una struttura antiquata, che produceva  modelli non in linea con il mercato”. Spiega: “ Adesso abbiamo risolto, portando in Cina la struttura produttiva più avanzata che abbiamo. Fa parte della strategia di portare il segmento di Fiat Chrysler su scala globale, e abbiamo precise indicazioni che il modello Fiat Viaggio farà bene sul mercato cinese”.

Il mercato locale infatti, parla altre lingue e sembra essere ormai scoppiato per quanto riguarda soprattutto le auto di lusso: una crescita di vendita del 9 per cento nel 2012 rispetto agli anni precedenti, mentre le vendite di veicoli sportivi di lusso di grandi dimensioni sono aumentate del 4 per cento.

Le vetture con una cilindrata di 2,5 litri o inferiore sono in testa nel settore dei veicoli di lusso con una crescita annuale del 59 per cento, mentre le vendite di quelle con motori da 3 litri o più sono aumentate del 12 per cento.

Il numero nuovi ricchi in Cina si sta espandendo ogni giorno, portando una crescente domanda di auto di lusso. E la generazione più giovane dei nuovi ricchi ha delle preferenze diverse dai loro genitori, che amano le auto di grandi dimensioni“, ha dichiarato Xu Changming, direttore dell’unità di informazioni sulle risorse del Centro di Informazione dello Stato al China Daily, alcuni mesi fa. E continua: “ Oggi i cinesi preferiscono la funzionalità e il design alla dimensione più grande”.
Chi Yifeng, direttore generale del Mercato di Automobili Yayuncun a Pechino, concorda con Xu: “ Il maggiore potere d’acquisto di automobili è cambiato tra le persone nate tra gli anni ’60 e dopo gli anni ’70 e quelli nati dopo gli anni ’80, che preferiscono vetture con un aspetto più moderno.

Lo stesso fenomeno sta accadendo anche nel settore delle auto di lusso ”.Continua: “ E dato che sempre più giovani di seconda generazione delle famiglie ricche hanno la possibilità di scegliere una marca di lusso per la loro prima auto, siamo fiduciosi dell’enorme potenziale dei veicoli di lusso più piccoli nel corso degli anni a venire”.

Viste queste nuove opportunità, quasi tutti i produttori stranieri di auto di lusso hanno portato i loro modelli base di vetture compatte – con prezzi competitivi inferiori a 300.000 yuan ( 47.619 dollari e con piccoli motori tra 1,5 e 2,5 litri: il settore, che rappresentava solo il 2 per cento del mercato nel 2008, è salito al 7,8 per cento nel primo semestre dello scorso anno ed è ancora in espansione.

La BMW è stata la prima a capire le potenzialità del mercato, portando in Cina le sue berline fin dal 2008. La suo rivale, la Mercedes-Benz, ha lanciato la sua classe B all’inizio del 2009 e il modello A3 della Audi è entrato nel mercato nel mese di agosto del 2010.

Il rapido sviluppo del settore lusso di base ha dato alla Mercedes-Benz la fiducia necessaria per introdurre la sua classe A in Cina nel 2010, mentre l’Audi ha lanciato il suo modello più piccolo A1 e il marchio giapponese  Lexus ha debuttato con la sua CT200h ibrida compatta in Cina lo scorso anno. Destinato ad una clientela urbana tra i 25 e i 40 anni, la CT200h è stato il primo modello Lexus ad un prezzo inferiore ai 300.000 yuan in Cina.

Per le automobili di lusso, i modelli di accesso sono un prodotto strategico utilizzato per intrappolare i clienti, perché molti dei proprietari di quelle auto di lusso compatte rimarranno fedeli alla marca quando decidono di passare a veicoli di livello superiore“, ha dichiarato Cui Dongshu, vice segretario generale della China Passenger Car Association. “ Di conseguenza – ha concluso – la concorrenza nel settore delle auto di base di lusso è notevole e sarà più intensa nel prossimo futuro”. La Fiat è avvisata.

Un istituto virtuale che sviluppera’ la collaborazione scientifica tra l’Italia e la Cina in un settore in cui il nostro paese e’ all’avanguardia nel mondo.  L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e l’Istituto per la Fisica delle Alte Energie (IHEP) di Pechino hanno ratificato, in un incontro a Roma, il loro protocollo di accordo per la ricerca e per la formazione dei giovani. Una collaborazione che entrera’ nell’agenda del prossimo viaggio del ministro Profumo in Cina a giugno.
  L’insieme delle concrete iniziative comuni costituira’, appunto, una sorta di Istituto virtuale unico di ricerca: anche per questo un italiano andra’ a Pechino, presso l’IHEP, a rappresentare stabilmente l’INFN e coordinarne i rapporti con gli omologhi cinesi. L?incontro di Roma ha messo in luce il forte interesse cinese a realizzare esperimenti congiunti su neutrini e materia oscura ai Laboratori del Gran Sasso e da parte italiana un analogo interesse per il laboratorio cinese di Dayabay. Si collaborera’ anche sulla fisica degli acceleratori e il computing (approfondendo il lavoro comune che si sta gia’ facendo sulla GRID). La collaborazione continuera’ anche su esperimenti gia’ avviati come ARGO (che si trova sull’altopiano tibetano) e AMS, il rivelatore di raggi cosmici che e’ stato portato un anno fa sulla Stazione Spaziale Internazionale.
  Un discorso a parte riguarda la formazione, sia per i giovani dottorandi che per il post-doc. INFN e IHEP hanno gia’ scambi di giovani ricercatori (sono presenti ad esempio giovani cinesi ai laboratori di Frascati e del Gran Sasso), ma i due istituti vogliono approfondire questo impegno comune, utilizzando per questo anche il neonato Gran Sasso Science Institute, la nuova scuola sperimentale di dottorato internazionale di cui l’INFN e’ il soggetto attuatore.

Fonte: www.agichina24.it

L’Area Liangjiang della Municipalità di Chongqing è stata costituita nel 2010 come nuova are di sviluppo industriale e di ricerca nel settore biomedicale. Risulta la terza area di sviluppo in Cina dopo la Nuova Area Pudong di Shanghai e la Nuova Area Binhai di Tianjin.

Il 25 aprile la Municipalità di Chongging ha stipulato un accordo con un gruppo di sei rinomati esperti internazionali e domestici guidato da K.Barry Sharpless, insignito del premio Nobel per la chimica nel 2001, per creare nell’area Liangjiang un piano di sviluppo nel settore medicale e dell’industria della salute. In particolare dovrà essere predisposto un sistema di supporto per la valutazione tecnologica per il trasferimento in loco di tecnologie innovative, investimenti rispondenti agli standard di entrata sul mercato e di gestione manageriale per permettere alle società insediate competitive sul piano globale.

Il team di esperti supporterà inoltre il piano di sviluppo per nuove medicine adatte sia per il mercato cinese che per quello internazionale in modo da rendere solide le fondamenta della locale industria biomedicale.

L’obiettivo che si intende conseguire nel periodo 2012-2015, 12° Piano quinquennale, è quello di realizzare un fatturato industriale di circa 50 miliardi di RMB (circa 7,9 miliardi di USD).

Fonte ACCADEMIA EURASIA

Il futuro della Cina

Siamo così concentrati sui nostri problemi che non ci accorgiamo, a volte, che anche in altre aree del mondo sarebbe necessaria una stagione riformatrice.

Si è tenuta a Shanghai, a inizio marzo, una conferenza organizzata dalla Banca Mondiale nella quale è stato presentato e discusso il rapporto Cina 2030 sulle prospettive a medio termine dell’economia cinese.

La domanda centrale era: riuscirà la Cina a diventare un paese ad alto reddito nell’arco dei prossimi due decenni?

Il Rapporto prevede che nella seconda metà di questo decennio la crescita dell’economia cinese rallenti verso il 7 per cento annuo (dall’8,5 attuale) per poi  scendere al 5 per cento dal 2026-2030. Questo rallentamento, in linea con le stime del DRC (Development Research Centre, un centro studi del governo cinese), dovrebbe consentire alla Cina di diventare la prima economia mondiale e un paese ad alto reddito, secondo la definizione del DRC, vale a dire un paese con un reddito procapite paria 16.000 dollari USA (molto basso se confrontato con i 34.000 dollari USA del reddito procapite italiano nel 2010).

Ma per poter raggiungere questo obiettivo la Cina dovrebbe realizzare una lunga lista di riforme strutturali, si argomenta nel Rapporto della Banca Mondiale. Lo stato cinese dovrebbe ridurre i controlli sui mercati dei capitali (i tassi di interesse in Cina sono infatti fissati per decreto e non sulla base dell’agire dei mercati); il mercato del lavoro è sottoposto a forti regolamentazioni, soprattutto di limitazione della mobilità dalle campagne; la terra è soggetta a vincoli ed espropriazioni statali. I settori industriali inoltre sono dominati da imprese statali. Va inoltre riequilibrato il rapporto tra investimenti e consumi. Al momento i governi locali cinesi cercano di incoraggiare gli investimenti di produttori stranieri e di imprese statali offrendo terra a basso costo (spesso espropriata ai contadini), tasse locali molto ridotte e energia elettrica sotto costo. La crescita cinese ha finito per essere quasi interamente trascinata dagli investimenti con un elevato costo in termini ambientali. L’inquinamento, l’avvelenamento delle falde acquifere, la distruzione delle risorse naturali in Cina ha pochi eguali nel mondo. Una riforma fiscale e programmi di risanamento ambientale sono tra le priorità del Rapporto.

Il forte squilibrio verso l’accumulazione di capitale lascia al lavoro una fetta di reddito nazionale esigua e questo genera una forte disuguaglianza. I bassi salari e l’assenza di un sistema pensionistico e di welfare fanno si che la domanda interna sia molto compressa. La Cina esporta massicciamente e i cinesi però non si arricchiscono, in media, come potrebbero. Questo fa sì che la domanda che la Cina esercita verso il resto del mondo è molto ridotta in rapporto al suo peso mondiale.

La Cina accumula giganteschi surplus di bilancia commerciale che però mettono a rischio le relazioni con gli altri paesi (USA e UE innanzitutto).

La domanda allora è: ce la farà la futura classe dirigente cinese a mettere in pratica questa agenda riformista? E se fallisse?

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Si è da pochi giorni concluso lo study tour del corso Move to China che ha portato i 12 giovani partecipanti a Shanghai.Obiettivo della missione: far toccare con mano la realtà economica cinese attraverso visite in aziende produttive e commerciali, società di consulenza e incontri con le istituzioni più rapresentative in loco. Tra le aziende che hanno accolto la delegazione: Magneti Marelli, Tod’s, Technogym, Liu Jo, The Blenders, Fabbri 1905 e molte altre. Opportunità e networking. Queste le parole chiave del Move to China Study tour 2012.

Per ulteriori dettagli visita la pagina del corso

Nasce una nuova collaborazione tra la Camera di commercio italiana in Cina e Move , l’area specialistica di Cofimp dedicata ai giovani,  nell’ambito del progetto Move to China arrivato alla sesta edizione. Protagonisti i 12 partecipanti al corso che 18 al 26 febbraio, grazie al viaggio studio nel distretto di Shanghai, avranno la possibilità di  incontrare aziende italiane che hanno progetti di internazionalizzazione in Cina. Leggi la notizia.