Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Tempo Libero’ Category

Cinque giorni di festa per il cinema breve, a Roma, dal 20 al 24 giugno alla multisala Intrastevere.
E’ la Cina l’ospite d’onore di quest’anno ad Arcipelago, il Festival Internazionale di cortometraggi e nuove immagini, giunto alla XIX edizione che si svolgerà alla Multisala Intrastevere dal 20 al 24 giugno. Cinque giorni in cui, oltre ai lavori studenteschi di Zhang Yimou e Tian Zhuanzhuang (in anteprima in italiana per celebrare l’Anno Culturale della Cina) si vedranno anche i lavori di Guillermo Arriaga, Spike Jonze, Lou Reed, Franca Valeri, Valeria Golino, Valeria Solarino, e Dante Ferretti. Un’edizione di lusso, questa di Arcipelago, che non mancherà di omaggiare “in breve” i 150 anni dell’Unità d’Italia, con due percorsi che uniscono Roberto Rossellini e gli eroi di Emilio Salgari, il cinema e la letteratura, la Storia e l’avventura.

Nell’Anno culturale della Cina in Italia, il Festival punta i riflettori sulla più prestigiosa scuola cinese di cinema, culla della “Quinta Generazione” di registi cinesi, con la retrospettiva Omaggio alla Beijing Film Academy. Due generazioni di cineasti a confronto (1980/2010). Una “sfida” che attraverso il “cinema breve” racconta le enormi trasformazioni socio–economiche e culturali vissute dalla Cina in questi ultimi trent’anni.
A Stefano Sollima (sezione Outsiders), il regista delle due fortunate stagioni di Romanzo Criminale – La serie, oggi al suo debutto sul grande schermo con il lungometraggio A.C.A.B., Arcipelago dedica una mini–personale, riproponendo i suoi corti d’esordio Grazie! e Ipocrites, seguiti da Sotto le unghie (in concorso a Cannes nel 1993) e Zippo (selezionato a Venezia dieci anni più tardi).

L’esordio alla regia della rockstar Lou Reed verrà celebrato con l’evento speciale Shot On The Wild Side: verranno proiettati il documentario Red Shirley (Foto n. 2) e il corto di culto Scenes from the Suburbs, in cui il regista Spike Jonze (Essere John Malkovich) si cimenta, assieme alla rockband indie Arcade Fire, in una storia adolescenziale ispirata al loro acclamato album The Suburbs e ai temi che lo attraversano: la guerra e il diventare adulti in periferia.
Roberto Rossellini: Viaggio in Italia (unita) e Patrioti e pirati: eroi da un altro mondo costituiscono l’ossatura dell’evento speciale Piccolo Corto Antico. 150 Anni in 200 minuti. In collaborazione con Fuori orario, il Festival recupera il documentario “dimenticato” di Roberto Rossellini Torino nei cent’anni (1961), e “rilancia” con Schegge d’Italia unita secondo Roberto Rossellini, realizzato ad hoc per Arcipelago da Ciro Giorgini.

Le suggestioni avventurose, esotiche e terzomondiste del nostro Risorgimento emergono dall’intreccio tra i romanzi di Emilio Salgari, ripercorsi dal documentario Capitan Salgari di Marco Serrecchia e da Salgari della nostra infanzia di Corrado Farina, e poi nell’incontro immaginario con il Che in Garibaldi vs Che Guevara di Maria Guarnaccia Molho, presentato a Locarno nel 2007 e interpretato da Paolo Briguglia. Ma Arcipelago punta gran parte delle sue energie sulle sezioni competitive.
Con lo spietato El pozo, Guilliermo Arriaga – regista di The Burning Plain – è tra i registi in gara in The Short Planet, che vede sfidarsi 24 corti provenienti da tutto il mondo. In gara anche l’italiano Leonardo Guerra Seràgnoli con il suo corto americano Rachel, il tunisino Yussef Chebbi con il drammatico Lel chamel, sullo human trafficking, e il 3D antinucleare Chernokids (Foto n. 3), prodotto dalla rinomata scuola francese d’animazione Supinfocom.

Neri Marcorè e Sonia Bergamasco sono in gara con Vicinanza (Foto n. 4) di Stefania Orsola Garello nella sezione Con/Corto, storica ribalta per i migliori talenti esordienti. Dal Centro Sperimentale di Cinematografia arrivano poi L’estate che non viene di Pasquale Marino (già in concorso all’ultimo Festival di Cannes), Il cuore in tasca di Michele Vannucci e lo sconcertante Il pederasta di Andrea Fasciani. Fuori concorso Niente orchidee dei fratelli Godano, con Beppe Fiorello e Valeria Solarino.

Franca Valeri sarà ospite al Festival il 21 giugno per raccontare la sua vita, la sua arte d’attrice, d’autrice e di regista nell’omonimo documentario di Mietta Albertini presentato in concorso in Extra Large, la sezione dedicata ai documentari nazionali. Altri due grandi artisti italiani di fama faranno capolino dallo schermo: Ennio Flaiano narrato da Giancarlo Rolandi/Steve Della Casa in Flaiano, il meglio è passato e Dante Ferretti protagonista di Dante Ferretti: scenografo italiano di Gianfranco Giagni. Da segnalare anche Il valzer dello Zecchino – Storia d’Italia in tre tempi di Vito Palmieri: un curioso “dietro le quinte” del famoso fastival canoro dedicato ai piccoli talenti.

Con Armandino e il Madre (Foto n. 5) – prodotto da Riccardo Scamarcio – l’opera prima di Valeria Golino, Nastro d’Argento come Miglior Regista esordiente, è tra i protagonisti di Itinerari, panoramica non competitiva che raccoglie il meglio dell’ultima produzione nostrana. Qui si potranno rivedere il corto premiato con il David Di Donatello Jody delle giostre di Adriano Sforzi e il Nastro d’Argento come Miglior Attore Protagonista Nicola Nocella, in Omero bello–di–nonna di Marco Chiarini (regista de L’uomo fiammifero), oltre al Roberto Herlitzka ossessionato da passioni senili di Cose naturali di Germano Maccioni.
Per il programma completo della rassegna consultare il sito
Info: 06.39388262

Links correlati: www.arcipelagofilmfestival.org

Read Full Post »

Di Francesco Zappa

Un sondaggio apparso su Baidu, il Google cinese, chiede ai suoi utenti per quale squadra faranno il tifo durante i Mondiali sudafricani.
Su un totale di poco piu’ di 5000 voti (corrispondenti allo 0.00039% della popolazione cinese… non stiamo scherzando, fate il calcolo voi stessi) viene fuori che la squadra piu’gettonata e’l’Argentina con il 18% dei voti totali,seguita dalla Spagna con il 17%.

A ruota ci sono Brasile(14%),Germania (13%),Inghilterra (9%),Olanda (8%)e poi l’Italia(7%) che nelle preferenze di questo zeropuntozerozerozerotrentanove di cinesi e’al settimo posto, penultima tra le “potenze” se vogliamo considerare la Francia come tale(per lei il nono posto con il 3%, all’ottavo c’e’il Portogallo con il 4% che se non avesse tra le sue fila Cristiano Ronaldo avrebbe per i cinesi lo stesso appeal dell’Algeria).

Considerazioni in merito: l’amore per le grandi nazionali e soprattutto la passione che i cinesi hanno per gli spagnoli, zero mondiali vinti, nasce soprattutto dalla presenza di “stelle” nella propria squadra.

Con Messi in campo e Maradona fuori, l’Argentina fa presto ad accendere gli entusiasmi dei tifosi a maggior ragione di quelli che il calcio magari lo seguono sporadicamente e, con i tatticismi messi nel cassetto, vogliono vedere la giocata del fuoriclasse che fa divertire il pubblico. Anche la Spagna non delude in questo senso: Xavi, Torres, Iniesta e compagnia bella promettono bel gioco e tanti goal, quello che un cinese dell’Anhui o del Gansu vuole (giustamente) vedere.

Nulla da dire sul terzo posto del Brasile, stupisce la Germania a digiuno di campioni da anni: leggendo i commenti dei votanti poco si viene a sapere sulle motivazioni, in tanti si limitano a scrivero “tifero’Germana” o “forza Germania”, sara’forse il blasone della squadra tedesca che puntualmente non fallisce mai le grandi occasioni arrivando almeno nelle semifinali ad attirare le simpatie cinesi.

L’Italia senza fantasia (ma con Gattuso e Camoranesi a centrocampo,alleluja) paga lo scotto di aver lasciato a casa Cassano e Del Piero (quest’ultimo ormai in pensione pero’ai cinesi piace assai): l’avere in squadra altri fuoriclasse come Buffon e Pirlo serve a poco, un portiere e un centrocampista che non fa “cassetta” non incidono piu’di tanto in Cina e nel cuore dei tifosi. Stiamo quindi dietro l’Inghilterra di Rooney e l’Olanda di Robben e Sneijder, gente che segna, diverte e fa divertire.

Pillole cinesi ai mondiali.

Argentina con il cuore di pietra. L’inviato cinese del Global Times voleva entrare nel ritiro della Seleccion per chiedere un’intervista privata con Mascherano, capitano della squadra, e consegnargli un regalo di compleanno, omaggio dei lettori cinesi e del giornale. Nulla di fatto purtroppo, il ritiro argentino e’un bunker sorvegliato 24 ore su 24 dalla polizia dove non entra nessuno, e al confronto sembra piu’facile ottenere un’intervista con Kim Jong-il.

Ancora nessuna traccia di Mu Yuxin, quarto arbitro e unico rappresentante della Cina ai Mondiali. Vi terremo aggiornati.

Fonte: www.china-files.com

Read Full Post »

cinTravelport Gds ha firmato nuovi accordi con DerbySoft in Cina ed Etours Crs in India, due fornitori che offriranno alle agenzie di viaggi clienti Travelport l’accesso a migliaia di strutture alberghiere nei due Paesi asiatici. Gli accordi porteranno, inoltre, un aumento della scelta e della varietà di hotel prenotabili sia in Cina che in India. DerbySoft ha sede a Shanghai ed offre la connessione diretta a più di 1.000 strutture alberghiere cinesi, mentre Etours comprende 1.800 hotel dislocati in circa 300 località indiane. “Offriamo agli agenti di viaggi nostri clienti l’accesso ad una più ampia gamma di hotel in due destinazioni asiatiche fondamentali come la Cina e l’India – dichiara Brad Holman, managing director Travelport Asia Pacific -. Questi accordi rafforzano ulteriormente Travelport come strumento di prenotazioni alberghiere via gds in Asia”

Read Full Post »

Il 6 dicembre è iniziato a Pechino il primo Festival del Film Europeo con la proiezione del film francese “La Mome”, vincitore di un Oscar. Nelle due settimane successive saranno proiettati 25 film europei, uno per ciascuno degli stati membri della UE.
 
Il festival è stato organizzato dall’Ambasciata francese con la partecipazione della delegazione della Commissione Europea in Cina.
 
All’inaugurazione della manifestazione l’Ambasciatore francese in Cina, Hery Ladsous, ha espresso la speranza che il festival venga ripetuto nei prossimi anni affinché più numerosi film europei vengano proiettati in Cina.
 
Da parte sua l’Ambasciatore della UE Serge Abou ha dichiarato: “Abbiamo selezionato i migliori successi commerciali degli ultimi due anni per mostrare ai cinesi come viviamo in Europa e mi auguro che gli spettatori cinesi gustino il cinema europeo e lo stile di vita”.
 
Tutti i film sono in lingua originale con diciture inglesi e cinesi. Le proiezioni sono ad ingresso gratuito presso il Centro Culturale Francese, l’Istituto Italiano della Cultura, l’Istituto Cervantes e il Centro Ullens per l’Arte Contemporanea.

Fonte: http://chinabusiness.euro-china.org/

Read Full Post »

SUONATORE DI CETRA “QIN” INGINOCCHIATO

SUONATORE DI CETRA “QIN” INGINOCCHIATO

Nel clima di rinascita culturale che caratterizza ormai da alcuni anni il capoluogo piemontese, si colloca l’attesa apertura, il 5 dicembre 2008, di una nuova importante istituzione museale dalle ricche e preziose collezioni. Il Museo d’Arte Orientale – con cui la città riconferma la sua centralità e l’antica tradizione nell’ambito degli studi e delle ricerche sulle culture orientali, nonché il suo impegno per il dialogo multietnico e l’integrazione – apre dopo un complesso iter. Un lungo percorso necessario alla definizione del corpus espositivo, all’elaborazione del progetto museologico, alla ristrutturazione e all’adeguamento della sede di Palazzo Mazzonis, pregevole edificio del centro storico, e alla progettazione di un percorso allestitivo capace di dare adeguato respiro alle affascinanti ope
Il risultato è un Museo di grande respiro – promosso dal Comune di Torino in collaborazione con la Regione Piemonte, realizzato dalla Fondazione Torino Musei grazie al contributo della Compagnia di San Paolo – che guarda all’Oriente nella sua pluralità di ambiti geografici e di tradizioni culturali e artistiche; un museo che grazie ad un patrimonio di 1500 opere provenienti da diversi paesi dell’Asia (dall’India al Giappone, dall’Afghanistan al Tibet) con alcuni pezzi di assoluta eccellenza, si può porre a fianco delle principali istituzioni europee dedicate a questo ambito artistico. Soprattutto, un Museo la cui missione culturale ha anche, inevitabilmente, un risvolto sociale importante, connesso alla dimensione multiculturale e dinamica delle città italiane e al processo di globalizzazione in atto. La valorizzazione della tradizione artistica di popoli e culture diversi da quelli occidentali è infatti un contributo importante al delicato processo di integrazione delle migliaia di persone provenienti dai paesi orientali che ora vivono in Italia e in Piemonte.

URNA PER L'ANIMA (“HUNPING”)

URNA PER ANIMA (HUNPING)

La sede stessa del MAO, collocato nella parte più antica della città – il quadrilatero romano, cuore della Torino multietnica, crocevia di popoli e di lingue diverse eoggetto in questi anni di un ampio progetto di riqualificazione urbana – assume un valore simbolico, in linea con questi obiettivi. Ma il MAO – la cui direzione è stata affidata al professor Franco Ricca – è anche il punto d’arrivo di un percorso culturale e scientifico che ha una storia antica e radicata. Avviata all’Orientalistica nel XVI secolo per volontà di re Carlo Emanuele I, Torino vanta innanzitutto un’Università che ha alle spalle una grande tradizione di studi sanscritistici annoverando, fra i suoi principali esponenti, studiosi insigni qualiGorresio, Vallauri, fino a Oscar Botto recentemente scomparso.

Vi è poi l’impegno della città nella ricerca archeologica, con gli scavi condotti negli anni ’50 nello Swat, in collaborazione con l’Ismeo, e proseguiti grazie alla creazione del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia, che ha svolto fruttuose campagne anche in Mesopotamia sotto la direzione di Tucci e Gullini. Torino ha del resto sempre avuto istituzioni sensibili all’incentivazione delle relazioni con il mondo orientale, come dimostrato dalla costituzione negli anni passati – da parte di Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino – del Cesmeo-Istituto Internazionale di Studi Asiatici Avanzati, la cui attività istituzionale è sostenuta dalla Compagnia di San Paolo.

Di qui anche la preesistenza in città e in regione di significativi nuclei collezionistici, appartenenti a diverse istituzioni pubbliche e private, posti ora alla base delle raccolte del nuovo museo tramite trasferimenti, donazioni o comodati a lungo termine: un corpus significativo implementato in questi anni grazie a un’importante campagna di acquisti sostenuta dal Comune di Torino e dalla Fondazione Torino Musei – che ha permesso di assicurare alle collezioni del MAO carattere organico e strutturato – e grazie al contributo della Compagnia San Paolo, che ha provveduto all’acquisizione di opere di particolare pregio e spettacolarità, cedute in comodato al Museo d’Arte Orientale di Torino.

Sono cinque gli ambiti geografici e le aree culturali – Asia Meridionale, Cina, Regione Himalayana, Paesi Islamici e Giappone – in cui sono state suddivise le raccolte, esposte in distinte “gallerie” ricavate negli ambienti di Palazzo Mazzonis. La settecentesca residenza nobiliare, privata ormai di ogni arredo interno e sottoposta dopo la guerra a devastanti interventi di ricostruzione, è ora fortemente connotata, grazie al progetto allestitivo dell’architetto Andrea Bruno, da un suggestivo “cubo” vetrato a copertura del cortile interno, che accoglie il visitatore e lo indirizza al percorso museale: elemento di transizione tra il mondo occidentale appena lasciato alle spalle e quello orientale, in cui ci si immerge da questo momento in poi.

Fonte: www.affaritaliani.it

Read Full Post »

Pu Mu, Chang Huang, Yellow e Mi Ya Luo: ecco i quattro cocktail che vanno per la maggiore nei pub e nelle discoteche orientali. E con una esportazione sempre più massiccia di vino cinese all’estero, non è detto che non sbarchino presto anche da queste parti. I drink cinesi, infatti, sono tutti a base di vino. Il Pu Mu, ad esempio, è a base di vino di susina, rum e succo di mirtillo rosso. Il Chang Huang di succo d’arancia, Cointreau e Chu Yeh Ching Chiew, un distillato di zucchero e foglie verdi di bambù. Lo Yellow di liquore di pesca, miele, succo di limone fresco e Ginseng Hua Tiao, un distillato di grano profumato al ginseng. Il Mi Ya Luo, infine, è a base di Sprite, succo di frutto della passione, essenza agrodolce e vino Kwai Hua, un distillato di osmanto.

Per fare chiarezza, va aggiunto che i vini si dividono essenzialmente in due categorie: Baijiu e Huangjiu. I primi hanno un tasso alcolico superiore al 40%, i secondi inferiore al 20%. I Baijiu più famosi sono il Moutai (53%), un distillato di frumento, sorgo e “pura acqua di fiume” della provincia di Guizhou. Da quanto Mao Zedong lo offrì a Richard Nixon nel ’72, è diventato il vino nazionale per antonomasia. Il Jiu Gui (54%) mette insieme sorgo, riso, frumento, e acque sorgive dello Hunan. Il Mei Kuei Lu Chiew (54%) deriva da vino di sorgo, zucchero di canna e petali di rosa. Se il primo e il secondo si accompagnano benissimo con grigliate e granchi, il terzo è ideale per tutti i tipi di carne. Tranne il pollo, da accompagnare, a scelta, con il Vino di Riso (16%) o il Gu Yue Long Shan Hua Tiao (17%), entrambi, naturalmente, Huangjiu a base di riso.

Insomma, la scelta per chi ama bere è destinata ad ampliarsi e chissà che i cocktail cinesi non riescano a soppiantare quelli di origine caraibica con cui tutti abbiamo familiarizzato. presto il mojito potrebbe essere soppiantato dal Pu mu.

da www.panorama.it

Read Full Post »

Il viaggio di Elio

Partire per Pechino dopo aver letto libri e guide di viaggio ha un vantaggio. Sono talmente tante le cretinate ed i luoghi comuni che ci propinano che quando si arriva nella megalopoli cinese tutto è più bello e si è preda di un dubbio: ma ho sbagliato aereo?
Dopo essere stati tranquillizzati, i dubbi non scompaiono. Anzi vi accompagnano per tutta la vacanza. Pechino ed i pechinesi infatti, somigliano raramente a come ce li hanno descritti. Frutto forse di racconti un po’ datati, che mal si conciliano ad un Paese ed una città che cambia di giorno in giorno, figurarsi rispetto a soli 5/10 anni fa. Le considerazioni che ne trarrete saranno estremamente differenti. Ho già pubblicato diversi racconti su questo sito, ove cerco di dare consigli reali, depurati da facili omologazioni e comode convenzioni. Giro il mondo da sempre in modo indipendente e credo che il miglior modo di viaggiare nel nulla sia quello di pagare un filtro che si frapponga fra noi ed il popolo che incontriamo.
Primo, vivere Pechino è facilissimo. Raramente ho visitato una grande città del mondo, capitali europee comprese, che sia così semplice, sicura e stimolante. Non ci sono folle oceaniche che ti sbatacchiano come una vela nell’oceano, tassisti imbroglioni, vicoli tenebrosi, polizia da regime, pechinesi maleducati e tremende difficoltà per farsi capire. Abbiamo preso qualcosa come 40 taxi in 1 settimana, i conducenti hanno azionato tutti il tassametro, anzi sono gli unici al mondo che lo azionano dopo essere partiti e lo staccano poco prima di essere arrivati. Per una corsa di 20 km. (la città è grande quanto il Belgio) il “salasso” è di circa 5€ !..e non prevedono la mancia. Certo l’inglese è ancora bestia rara, ma mappa alla mano vi portano ovunque e sono gentili. Questo è nulla al confronto con l’imbarazzante onestà e la sincera gentilezza della maggioranza dei pechinesi dimostra. Persino nelle trattative nei mercatini fanno tenerezza quando da soli si decurtano il prezzo iniziale in pochi secondi, consentendoci di comprare di tutto e di più. Mi permetto solo un suggerimento sulle contrattazioni: trattare è lecito, anzi doveroso, offenderli con persistenti richieste improponibili, no. Per le strade, assolutamente larghe, comode e neanche lontanamente paragonabili al casino di Times Square o Piccadilly – per non parlare dell’India, secoli indietro- incontrerete solo occhi curiosi, indaffarati o rilassati, ma sempre disponibili ad aiutarvi o semplicemente a scambiare 2 “chiacchiere” -leggi gesti- con voi. Cosa ancora più gradita se si fa una meravigliosa passeggiata negli “hutòng”, i vicoli di Pechino.
Esistono 2 Pechino, l’una dentro l’altra. Quella “occidentale” delle grandi arterie e dei shopping malls, torri gemelle ed ogni meraviglia architettonica moderna, e quella lenta e ferma ad un secolo fa degli hutòng. Basta girare l’angolo e sembra aver preso la macchina del tempo. Pechino è tutta un hutòng, intrecciata da strade a 8 corsie, ma pur sempre con un cuore di hutòng. Non camminerei per le strade di molti centri storici italiani con la tranquillità con cui abbiamo “saccheggiato” decine di km nelle viscere della Pechino più umile. Con decoro e dignità ogni giorno di alza il sipario sullo spettacolo della vita di milioni di persone che tentano di difendere con i denti quel poco che hanno, ora a rischio anche abbattimento per rendere la città scintillante in vista delle Olimpiadi. Uno dei modi per aiutare la Pechino di Lanterne Rosse a vivere è proprio quello
www.turistipercaso.it

Read Full Post »

Older Posts »