Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Fashion’ Category

Roma, 1 dic – Per la prima volta, i più prestigiosi brand della moda e del lusso a livello internazionale saranno ufficialmente disponibili online anche per i clienti cinesi, attraverso una piattaforma tecnologica completamente localizzata e un centro logistico di ultima generazione in Cina, entrambi messi a punto da YOOX Group. Il Gruppo, si legge in una nota, consolida così la propria posizione di partner globale di Internet retail per i principali brand della moda.
La strategia di YOOX Group in Cina consiste nell’estendere a questo mercato alcune delle attuali partnership con prestigiosi marchi della moda e del lusso, gestendo così anche in Cina i loro Online Store mono-brand. L’Online Store di Emporio Armani, emporioarmani.cn, attivo dallo scorso 26 novembre, è il primo ad essere “Powered by YOOX Group” in Cina. A partire dalla prima metà del 2011, è previsto il lancio di altri Online Store “Powered by YOOX Group”, che saranno i canali retail online ufficiali dei brand, dove i clienti cinesi potranno acquistare le ultime collezioni.
Nella seconda metà del 2011, YOOX Group intende lanciare in Cina anche la propria boutique online multi-brand, thecorner.com. Già affermatasi negli Stati Uniti e in Europa, thecorner.com offrirà in Cina una selezione non solo di abbigliamento, scarpe e accessori per uomo e donna di designer cutting-edge, ma anche di importanti marchi del lusso. thecorner.com è un retail concept innovativo: una piattaforma creativa dove, grazie a mini-store dedicati, ogni marchio presenta le sue ultime collezioni attraverso esclusivi contenuti multimediali quali servizi fotografici, video e fashion film realizzati da alcune delle menti creative più all’avanguardia sulla scena internazionale, permettendo così ai clienti di vivere appieno il mondo dei designer e le loro ispirazioni. In Cina, inoltre, thecorner.com offrirà ai partner mono-brand un’ulteriore “vetrina” dove poter presentare e vendere gli stessi prodotti disponibili anche nei propri Online Store mono-brand.
Secondo le stime di Forrester Research, la Cina è il più grande mercato al mondo per numero di utenti Internet; ha già superato gli Stati Uniti diventando il secondo paese al mondo per consumo di beni di lusso, seconda solo al Giappone. YOOX Group si posiziona esattamente nel punto di convergenza tra questi due settori ad elevata crescita e si aspetta che la Cina diventi uno dei suoi primi 3 mercati tra 5 anni.

Fonte: http://finanza.repubblica.it

Read Full Post »

(Teleborsa) – Roma, 30 mar – Su quattro paia di scarpe importate nell’Unione europea tre sono di marca cinese. Lo rivela un’analisi di Trend Calzaturiero, basata sui dati provvisori dell’Eurostat, che nel 2009 evidenzia, nonostante il calo degli arrivi, un consolidamento della quota di Pechino di circa 3 punti percentuali (dal 72% del 2008 al 75% degli ultimi 12 mesi). Nel complesso – segnala il sito di informazione economica sul settore calzaturiero – l’import Ue di scarpe dai Paesi terzi si è ridimensionato dell’8%, a 2,23 miliardi di paia. La Cina, con 1,66 miliardi, ha accusato tuttavia una contrazione più attenuata, del 5,5%, e rafforzato la sua presenza, in termini relativi, rispetto al Vietnam, il principale competitor, che con 217 milioni di paia ha sperimentato, negli ultimi 12 mesi, una contrazione del 26%. Aumentano ai piedi dei cittadini europei le scarpe made in India e Indonesia. Le importazioni Ue dai due paesi asiatici sono cresciute rispettivamente del 6,6 e dello 0,5 per cento su base annua, varcando in entrambi i casi la soglia dei 70 milioni di paia. Brusco stop invece per le scarpe brasiliane, con l’import dal paese carioca sceso l’anno scorso del 25%, a 26 milioni e mezzo di paia. In media – rivela Trend Calzaturiero – le scarpe cinesi sono entrate nella Ue a un prezzo di 3,54 euro il paio. Un valore che, seppure in aumento rispetto al 2008, risulta di oltre due volte inferiore a quello delle calzature vietnamite, importate a un costo medio di 8,45 euro. E ancora più a buon mercato rispetto ai 10 euro abbondanti registrati per le scarpe provenienti da India e Indonesia. Nel complesso, la spesa Ue per le importazioni di calzature si è attestata, nel 2009, a 11,65 miliardi di euro, facendo segnare una contrazione del 3% su base annua. In aumento (+9%) il disavanzo della bilancia commerciale, balzato l’anno scorso a ridosso dei 7,4 miliardi di euro.

Fonte: http://finanza.repubblica.it

Read Full Post »

«Nel 2011 sbarcheremo in Cina, sarà una bella sfida che permetterà a Yoox di mettere l’ultimo tassello del suo mosaico». Lo ha detto il fondatore e amministratore delegato della vetrina on line della moda, Federico Marchetti, intervenendo – per la prima volta dall’approdo a Piazza Affari – alla Star Conference di Borsa italiana. «In Cina vogliamo essere i partner delle principali maison della moda e sviluppare per loro nuovi negozi on line monomarca: è una sfida difficile ma ci sono ottime possibilità di successo», ha proseguito Marchetti, precisando che in questo modo il gruppo continuerà nella propria mission «a sostegno del Made in Italy» e ad «investire nello sviluppo di tecnologie».

Fonte: www.ilgiornale.it

Read Full Post »

Nessuno sa dire esattamente il momento in cui sia avvenuta la metamorfosi, ma la cosa ormai è evidente. Hong Kong, la piazza internazionale della finanza, si è scoperta un’anima creativa senza precedenti. Nuovi musei e gallerie d’arte hanno rivoluzionato interi quartieri, mentre il design ha fatto il suo ingresso in hotel di lusso e ristoranti per tutti i budget.

Intanto i negozi di arredamento e moda, da anni avamposto dei principali marchi internazionali, lasciano spazio anche allo sviluppo di un’estetica tutta di Hong Kong. Merito della considerevole falange di talenti locali comparsa sulla scena negli ultimi tempi. Oggi, Hong Kong stupisce come un tempo con le sue vie affollate di vita, Sheung Wan e Western per prime, tra mercatini e artigiani che lavorano per la strada. Ma anche con grattacieli da vertigine come la banca HSBC disegnata da Norman Foster, o la Bank of China di I.M. Pei, un concerto di triangolazioni alto 305 metri. I locali lo hanno soprannominato ‘il Toblerone’. A stupire, di Hong Kong, è anche la varietà della cucina. Quella tipica è a base di dim sum, piccoli piatti da consumare in compagnia per assaggiare decine di pietanze diverse. Per chi non ama i grandi locali affollati e rumorosi, ci sono sempre i romantici ristoranti francesi a tre stelle Michelin. E ancora: Hong Kong sorprende con i suoi quartierialveare ad alta densità abitativa, divenuti casi studio per studenti di urbanistica di tutto il mondo. Con i suoi estesi e lussureggianti parchi nazionali abitati da specie protette e flora tropicale. Con un mare dove è ancora possibile avvistare il delfino rosa cinese. Con lo sferragliante tram che la attraversa da un capo all’altro. I battelli che portano verso le altre isole della regione, popolate da intellettuali, pescatori e contadini. La funicolare più veloce del mondo diretta alle ville più costose del mondo, sul Peak. Ma anche con la sua nuova, imprevista voglia di creare e consumare arte e cultura. Katie de Tilly della galleria 10 Chancery Lane, una delle prime realtà indipendenti impegnate a nutrire il fermento artistico della metropoli, lo conferma: «Quindici anni fa in città le arti visive non avevano spazio, o quasi, ma negli ultimi tre anni sono nate almeno 16 gallerie sperimentali, che sostengono il lavoro di artisti originali». Se gli occhi del mondo sono puntati su artisti, designer e architetti di Pechino, che ha riacquistato la sovranità su Hong Kong nel 1997 dopo un secolo e mezzo di governo britannico, l’ex colonia britannica (governata con lo slogan ‘Un Paese, due sistemi’, a garanzia di un alto grado di autonomia) ha un vantaggio solo suo: un governo semi-democratico dove vige la libertà di espressione. Nessuna mostra a sfondo politico viene fatta chiudere dalle autorità; il libero accesso a Internet garantisce comunicazioni senza filtri; stampa ed editoria possono scrivere di tutto; i partiti politici dibattono temi dei quali poco più a nord si potrebbe solo sussurrare; manifestazioni vivacizzano regolarmente le strade del centro; scuole e università non devono infarcire le loro lezioni con gli ultimi dettami della propaganda. Oscurati dall’ombra del gigante cinese e del suo travolgente boom economico, artisti e intellettuali locali hanno potuto sviluppare un linguaggio personale, lontano dalla fretta imposta dalle pressioni commerciali. Sono finiti gli anni in cui questa città, popolata da rifugiati in fuga dalla Cina e dalle politiche più repressive del maoismo, non riusciva a trovare un vero orgoglio di sé. L’identità e l’estetica locali – né cinesi né britanniche, e nemmeno genericamente asiatiche, solo hongkonghesi – sono celebrate senza più chiedere scusa. Ne sono una prova luoghi di ritrovo come The Pawn, il negozio di pegni trasformato in ‘gastro pub’, uno dei più brillanti esempi di riuso di un edificio storico a Hong Kong. Catene come Ovo, dove il design locale di ultima generazione è a fianco di marchi classici europei e americani e dei meno noti thailandesi e filippini. E la serie di ristoranti Xi Yan di Jacky Yu, designer divenuto celebrity chef. La prima generazione nata in una Hong Kong economicamente prospera, senza il ricordo della durezza della fuga dalla Cina, è ora adulta, indipendente e molto attiva. Douglas Yeung, fondatore e direttore del gruppo G.O.D. (Goods of Desire), incarna questo ritrovato orgoglio con passione, umorismo e dedizione. G.O.D. produce oggetti di design per la casa, l’ufficio e la persona, cercando ispirazione nei prodotti di consumo di una volta, dalle bacinelle di ferro smaltato alle ciabattine di plastica indossate nella stagione dei monsoni, alla grafica démodé delle inserzioni pubblicitarie degli anni Venti, Trenta e Quaranta. Dopo anni di collezionismo quasi maniacale di oggetti quotidiani, Yeung ha aperto un piccolo museo a Shek Kip Mei. Lo illustra con entusiasmo: «Quello che per altri è spazzatura è il mio museo. Ci sono oggetti che parlano della Cina, della Rivoluzione Culturale e della difficile relazione che Hong Kong ha avuto con Pechino, altri di chiara ispirazione inglese e quelli molto popolari, nostri. È un museo di contraddizioni, come lo è Hong Kong, come lo sono io!» dice con un ampio sorriso. Per altri, la ricerca di un’estetica locale non ha bisogno di appigli così concreti. La decoratrice e illustratrice Carrie Chau è rappresentata in esclusiva da uno dei più interessanti negozi di design di Hong Kong, l’eclettico Homeless a Gough Street, regno di design, moda, bar e ristorantini. Non ancora trentenne, Chau ha già ricevuto un’attenzione e un plauso straordinari per i suoi lavori con Google, Fendi e Chanel. «Hong Kong sta cambiando» ci conferma. «Prima, una carriera artistica era vista con scetticismo, come una scelta troppo precaria e rischiosa. Adesso trovi spazio e molte più opportunità. E poi, a Hong Kong c’è libertà». Da respirare a pieni polmoni.

Fonte: http://atcasa.corriere.it

Read Full Post »

MARIO DEAGLIO
 
Dietro le cifre delle previsioni aride e molto imprecise delle previsioni economiche globali per il 2009 si cela, dal lato dell’offerta, un rapidissimo cambiamento del peso e del potere economico dei grandi Paesi e un profondo ridisegno del quadro produttivo del mondo. Dal lato della domanda, si delinea invece un cambiamento di capacità e modelli di spesa, di priorità, di gusti individuali e familiari.

Se anche la crisi passerà abbastanza rapidamente, ossia nel giro di 4-6 trimestri – come viene ufficialmente sostenuto, sia pure con una convinzione sempre minore – questi mutamenti della domanda sono destinati a diventare permanenti. Si ripercuoteranno sul modo di consumare di 2-3 miliardi di abitanti di Paesi poveri che diventeranno un po’ meno poveri nonostante la crisi, e degli abitanti dei Paesi ricchi che potrebbero diventare un po’ meno ricchi.

I gusti e le capacità di spesa della famiglia Smith, della famiglia Dupont o della famiglia Bianchi, oggi alle prese con una crescente precarietà di reddito, stanno diventando meno importanti dei gusti e delle capacità di spesa delle (molto più numerose) famiglie Hu, Singh o dos Santos le quali, pur partendo da livelli bassissimi, hanno alle spalle ormai diversi decenni di allargamento di orizzonti e di crescita dei redditi, e un futuro in cui probabilmente tale tendenza sarà destinata a continuare, sia pure a un ritmo un po’ inferiore a quello del recente passato. Per conseguenza, mentre il numero dei giovani cinesi, indiani e brasiliani che andranno all’università è destinato ad aumentare, il numero dei giovani americani che si recheranno al college si ridurrà in quanto l’istruzione superiore negli Stati Uniti non è gratuita e molte famiglie, prive delle risorse finanziarie necessarie, non possono più ricorrere all’indebitamento. Contemporaneamente continuerà a crescere il numero di abitanti dei Paesi emergenti che possono permettersi cure mediche avanzate; negli Stati Uniti, in attesa che la riforma sanitaria proposta dal presidente Obama possa essere attuata, saranno sempre più numerosi gli americani non più in grado di pagare l’assicurazione sanitaria. E noi europei dovremo tenerci ben stretto l’«ombrello assistenziale» che ci ripara – a un costo molto elevato per le finanze pubbliche – dai costi della nostra salute e che ha già subito parecchie limature.

Se vorranno sopravvivere e prosperare, le imprese, grandi e piccole, che producono i beni di consumo per un mercato mondiale, dovranno adattarsi a questa domanda diversa; e l’innovazione di prodotto proverrà sempre più da direzioni insolite. L’auto meno cara al mondo è stata recentemente presentata da un’impresa indiana e negli Stati Uniti si guarda con un interesse che un tempo sarebbe stato del tutto inusuale alla Cinquecento e ai motori europei a basso consumo di carburante. Nei ristoranti fast food del mondo emergente sono presenti più piatti a base di cereali che hamburger. L’ondata di impopolarità nei confronti delle categorie manageriali potrebbe rapidamente trasferirsi in impopolarità dei consumi vistosi con cui queste categorie spesso si sono identificate in Occidente. Anche se ancora non si intravedono chiaramente le alternative, il tramonto del «modello americano» di consumo potrebbe essere il risultato più duraturo dell’attuale crisi.

L’illusione, diffusa soprattutto tra gli operatori finanziari, che la crisi sia un fastidioso intermezzo, destinato a diventare tra breve un ricordo di cui liberarsi rapidamente per riprendere i giochi e i comportamenti di prima è, appunto, un’illusione: quando l’economia mondiale tornerà a una crescita sostenuta e uniforme, non solo la geografica produttiva e la mappa del potere economico mondiale saranno radicalmente diverse ma anche le priorità personali e i parametri del gusto saranno mutati e risentiranno assai più di oggi di una componente asiatica, o talora russa, latino-americana o islamica. Già oggi, come aveva osservato lo storico e politologo americano Samuel Huntington, è solo la nostra miopia che ci fa definire «globali» prodotti che sono più semplicemente «occidentali». È inevitabile quindi che i nuovi prodotti globali vengano configurati in maniera crescente secondo gusti asiatici e per questo sono frequenti i casi di grandi società che lanciano le loro novità sul mercato cinese e localizzano in Cina o in India centri di design, stile e ricerca. Questa mutazione qualitativa indica abbastanza chiaramente la direzione verso la quale deve muoversi l’industria italiana. Uno dei suoi punti di forza è, da sempre, la rapidità con la quale sa adattare i propri prodotti al mutare delle condizioni esterne; quando lo shock petrolifero del 1974-75 mise nelle mani degli «sceicchi» un inusitato potere d’acquisto, i mobilieri della Brianza prepararono velocemente nuovi prodotti di gusto arabeggiante; lo stile dei gioielli italiani già oggi riflette fortemente il gusto di compratori extraeuropei.

La maggiore reattività, la capacità di interpretare culture e gusti diversi, la flessibilità produttiva sono le armi migliori con cui le imprese italiane possono combattere la crisi attuale. Non bastano, infatti, i pur necessari sostegni finanziari e gli sgravi fiscali che le imprese chiedono al governo. Una sfida analoga a quella attuale, e cioè trovare prodotti nuovi per un mondo nuovo, fu vinta dall’Italia del dopoguerra che propose al mondo lo scooter, una forma nuova di motorizzazione di massa, le macchine per scrivere portatili, il cioccolato a basso costo, i frigoriferi piccoli che entravano anche nelle case dei poveri e tante altre cose ancora. Per sopravvivere e prosperare, le imprese italiane devono svolgere la medesima funzione storica per il mondo che uscirà dalla crisi attuale.
 
Fonte: www.lastampa.it

Read Full Post »

Corneliani apre il proprio Representative Office nel più elegante quartiere di Shanghai. 
L’importante investimento in strutture e risorse umane si colloca nel piano di sviluppo dei principali mercati internazionali.

L’apertura coincide con la firma di un importantissimo contratto di franchise che prevede nei prossimi cinque anni l’inaugurazione di venti monomarca tra cui, nella primavera 2009, il flagship store di oltre 350 metri quadrati a Pechino.

Come sempre, l’inserimento del Gruppo Corneliani è mirato e attento alla qualità.
A Shanghai la nuova sede è stata voluta nei pressi della celebre People’s Square, del maestoso museo e del teatro, nell’esclusivo quartiere di Xintiandi. Qui, gli edifici dalla inconfondibile impronta europea, risalenti all’epoca coloniale, sono stati ristrutturati per ospitare alberghi, ristoranti, sale da tè, negozi di lusso e tutta la zona vive una dimensione dinamica e raffinata.

Lo spazio Corneliani è ubicato al 15° piano del One Corporate Avenue, un complesso che si affaccia su un laghetto artificiale che separa la zona residenziale da quella commerciale e direzionale.

Gli oltre 200 metri quadrati accolgono lo showroom arredato secondo lo store concept Corneliani avviato all’inizio dell’anno con l’apertura della boutique in New Bond Street a Londra.

Ambienti di indubbia eleganza e atmosfera coniugano tradizione e modernità, secondo lo stile Corneliani. Accanto alle funzioni commerciali, si svolgeranno attività di pubbliche relazioni e rapporti con i media locali e di formazione del personale di vendita del flagship store a gestione diretta e di quello impiegato nella rete distributiva affidata a partners locali.

L’operazione viene a delineare una precisa strategia di sviluppo nel mercato cinese dove si è evidenziato uno spiccato interesse per una moda eccellente, propria del meglio del Made in Italy, di cui Corneliani è interprete.

Incluse le aperture già effettuate o pianificate nell’ambito di un’altra partnership già attiva, nei prossimi 5 anni la rete commerciale monomarca Corneliani raggiungerà un minimo di 30 punti vendita in franchise che si verranno ad affiancare ai cinque già esistenti, di cui uno di proprietà aperto due anni fa a Hangzhou, nel sud della Cina.

Fonte: Ufficio stampa Corneliani

Read Full Post »

MILANO (MF-DJ)–Sina, il piu’ grande portale internet cinese con un miliardo di pagine viste al giorno, diventa partner di Rcs Mediagroup attraverso la controllata Rcs Periodici in AtCasa, un progetto multimediale realizzato grazie all’accordo siglato in agosto.
A partire da fine ottobre, si legge in una nota, gli utenti di Sina potranno quindi “sfogliare” sul web i contenuti del portale occidentale dedicato al design, all’architettura e al lifestyle, realizzato da una doppia redazione in Italia e in Cina, aggiornati quotidianamente e interamente tradotti in lingua con sezioni interattive e rubriche multimediali.

“L’accordo con Sina -ha commentato Matteo Novello, d.g. di Rcs Periodici- apre all’industria editoriale italiana e agli investitori pubblicitari del settore uno dei mercati piu’ interessanti ed in forte evoluzione. L’alleanza tra i due gruppi e’ rafforzata dalla joint venture Rizzoli Beijing, certificata nei giorni scorsi dalle autorita’ della Repubblica Popolare Cinese, che permette la realizzazione e la distribuzione delle edizioni in lingua di Case da Abitare, che partira’ a ottobre, di Abitare, gia’ presente, e, appunto, AtCasa.”

Read Full Post »

Older Posts »