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Archive for the ‘Cultura’ Category

Molte fabbriche producono replica anello, che fu di lady Diana

SHANGHAI – Boom di vendite in Cina per le repliche dell’anello di fidanzamento regalato a Londra dal principe William alla sua promessa sposa Kate Middleton. Decine di fabbriche del Paese, la maggior parte delle quali nella provincia del Zhejiang, nella citta’ di Yiwu, hanno cominciato da qualche mese con successo a produrre e vendere copie del famoso gioiello, appartenuto alla principessa Diana, madre del principe William.

”Quando e’ stato annunciato il fidanzamento reale – racconta Zhou Mingwang, un gioielliere cinese – per puro caso ebbi l’occasione di vedere su alcune foto e su internet quell’anello fatto con uno zaffiro blu contornato di diamanti. Immediatamente pensai che fare delle copie dell’anello poteva essere una buona idea e che ci sarebbe stato un vasto mercato per il prodotto”. Zhou ha aggiunto che la sua azienda ha deciso poi di cominciare a vendere l’oggetto attraverso il sito Alibaba.com, il piu’ grande e conosciuto sito cinese per l’e-commerce. Da allora le richieste si sono moltiplicate.

Per evitare problemi di marchio, Zhou ha spiegato che le repliche cinesi contengono delle piccole variazioni rispetto al disegno originale. Dell’anello sono state realizzate diverse versioni, di vario prezzo, utilizzando materiali diversi per tipologia e prezzo ma che danno piu’ o meno lo stesso effetto visivo dell’originale. Mentre l’anello regalato dal principe alla sua fidanzata ha un valore stimato intorno alle 30.000 sterline (circa 36.000 euro), le copie cinesi sono disponibili a prezzi senz’altro piu’ economici, fra i 30 yuan (3,5 euro) a 50 yuan (5,7 euro).

Zhou ha fatto sapere che oltre che da tutta la Cina, molti ordini di acquisto provengono anche dall’estero, in particolare da Regno Unito e Stati Uniti, ma anche da alcuni Paesi europei. Secondo le aziende produttrici le vendite dell’anello reale sono destinate ancora ad aumentare nei prossimi mesi, con un picco di richieste in prossimita’ della data delle nozze, prevista per il prossimo 29 aprile.

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L’evento è promosso dall’Associazione Studenti e Studiosi Cinesi a Bologna con l’Università di Bologna, l’Istituto Confucio e l’Associazione Collegio di Cina

Poesia, talent show, arti marziali, cinema, videogiochi e musica riuniti per un mese nel Festival della Cultura Studentesca Cinese. La manifestazione, promossa dall’Associazione Studenti e Studiosi Cinesi a Bologna in collaborazione con l’Università di Bologna, l’Associazione Collegio di Cina e l’Istituto Confucio, propone una serie di appuntamenti fino alla fine di novembre.

L’Università di Bologna come ateneo più antico nel mondo occidentale accoglie la nascita di questo Festival per promuovere e diffondere la cultura dell’estremo oriente e creare una relazione tra studenti italiani e studenti cinesi.

Un’opportunità per entrare in contatto diretto con una cultura lontana ma sempre più presente nella nostra quotidianità. Il 7 ottobre 2010 è inoltre cominciato l’Anno culturale della Cina in Italia, nel quarantennale dell’apertura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.

5 novembre ore 17 FORUM POESIE
6 novembre dalle 10 alle 18 TALENT SHOW
13 novembre dalle 12 alle 14
LEZIONE DI TAIJI

Da giovedì 11 novembre dalle 18 alle 20

CINEFORUM CINESE
Una rassegna di film cinesi scelti dagli studenti tra la filmografia più recente.
Giovedì 11 novembre – Red Soghum
Giovedì 18 novembre – Crouching Tiger, Hidding Dragon
Giovedì 25 novembre – Peacock

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Nessuno sa dire esattamente il momento in cui sia avvenuta la metamorfosi, ma la cosa ormai è evidente. Hong Kong, la piazza internazionale della finanza, si è scoperta un’anima creativa senza precedenti. Nuovi musei e gallerie d’arte hanno rivoluzionato interi quartieri, mentre il design ha fatto il suo ingresso in hotel di lusso e ristoranti per tutti i budget.

Intanto i negozi di arredamento e moda, da anni avamposto dei principali marchi internazionali, lasciano spazio anche allo sviluppo di un’estetica tutta di Hong Kong. Merito della considerevole falange di talenti locali comparsa sulla scena negli ultimi tempi. Oggi, Hong Kong stupisce come un tempo con le sue vie affollate di vita, Sheung Wan e Western per prime, tra mercatini e artigiani che lavorano per la strada. Ma anche con grattacieli da vertigine come la banca HSBC disegnata da Norman Foster, o la Bank of China di I.M. Pei, un concerto di triangolazioni alto 305 metri. I locali lo hanno soprannominato ‘il Toblerone’. A stupire, di Hong Kong, è anche la varietà della cucina. Quella tipica è a base di dim sum, piccoli piatti da consumare in compagnia per assaggiare decine di pietanze diverse. Per chi non ama i grandi locali affollati e rumorosi, ci sono sempre i romantici ristoranti francesi a tre stelle Michelin. E ancora: Hong Kong sorprende con i suoi quartierialveare ad alta densità abitativa, divenuti casi studio per studenti di urbanistica di tutto il mondo. Con i suoi estesi e lussureggianti parchi nazionali abitati da specie protette e flora tropicale. Con un mare dove è ancora possibile avvistare il delfino rosa cinese. Con lo sferragliante tram che la attraversa da un capo all’altro. I battelli che portano verso le altre isole della regione, popolate da intellettuali, pescatori e contadini. La funicolare più veloce del mondo diretta alle ville più costose del mondo, sul Peak. Ma anche con la sua nuova, imprevista voglia di creare e consumare arte e cultura. Katie de Tilly della galleria 10 Chancery Lane, una delle prime realtà indipendenti impegnate a nutrire il fermento artistico della metropoli, lo conferma: «Quindici anni fa in città le arti visive non avevano spazio, o quasi, ma negli ultimi tre anni sono nate almeno 16 gallerie sperimentali, che sostengono il lavoro di artisti originali». Se gli occhi del mondo sono puntati su artisti, designer e architetti di Pechino, che ha riacquistato la sovranità su Hong Kong nel 1997 dopo un secolo e mezzo di governo britannico, l’ex colonia britannica (governata con lo slogan ‘Un Paese, due sistemi’, a garanzia di un alto grado di autonomia) ha un vantaggio solo suo: un governo semi-democratico dove vige la libertà di espressione. Nessuna mostra a sfondo politico viene fatta chiudere dalle autorità; il libero accesso a Internet garantisce comunicazioni senza filtri; stampa ed editoria possono scrivere di tutto; i partiti politici dibattono temi dei quali poco più a nord si potrebbe solo sussurrare; manifestazioni vivacizzano regolarmente le strade del centro; scuole e università non devono infarcire le loro lezioni con gli ultimi dettami della propaganda. Oscurati dall’ombra del gigante cinese e del suo travolgente boom economico, artisti e intellettuali locali hanno potuto sviluppare un linguaggio personale, lontano dalla fretta imposta dalle pressioni commerciali. Sono finiti gli anni in cui questa città, popolata da rifugiati in fuga dalla Cina e dalle politiche più repressive del maoismo, non riusciva a trovare un vero orgoglio di sé. L’identità e l’estetica locali – né cinesi né britanniche, e nemmeno genericamente asiatiche, solo hongkonghesi – sono celebrate senza più chiedere scusa. Ne sono una prova luoghi di ritrovo come The Pawn, il negozio di pegni trasformato in ‘gastro pub’, uno dei più brillanti esempi di riuso di un edificio storico a Hong Kong. Catene come Ovo, dove il design locale di ultima generazione è a fianco di marchi classici europei e americani e dei meno noti thailandesi e filippini. E la serie di ristoranti Xi Yan di Jacky Yu, designer divenuto celebrity chef. La prima generazione nata in una Hong Kong economicamente prospera, senza il ricordo della durezza della fuga dalla Cina, è ora adulta, indipendente e molto attiva. Douglas Yeung, fondatore e direttore del gruppo G.O.D. (Goods of Desire), incarna questo ritrovato orgoglio con passione, umorismo e dedizione. G.O.D. produce oggetti di design per la casa, l’ufficio e la persona, cercando ispirazione nei prodotti di consumo di una volta, dalle bacinelle di ferro smaltato alle ciabattine di plastica indossate nella stagione dei monsoni, alla grafica démodé delle inserzioni pubblicitarie degli anni Venti, Trenta e Quaranta. Dopo anni di collezionismo quasi maniacale di oggetti quotidiani, Yeung ha aperto un piccolo museo a Shek Kip Mei. Lo illustra con entusiasmo: «Quello che per altri è spazzatura è il mio museo. Ci sono oggetti che parlano della Cina, della Rivoluzione Culturale e della difficile relazione che Hong Kong ha avuto con Pechino, altri di chiara ispirazione inglese e quelli molto popolari, nostri. È un museo di contraddizioni, come lo è Hong Kong, come lo sono io!» dice con un ampio sorriso. Per altri, la ricerca di un’estetica locale non ha bisogno di appigli così concreti. La decoratrice e illustratrice Carrie Chau è rappresentata in esclusiva da uno dei più interessanti negozi di design di Hong Kong, l’eclettico Homeless a Gough Street, regno di design, moda, bar e ristorantini. Non ancora trentenne, Chau ha già ricevuto un’attenzione e un plauso straordinari per i suoi lavori con Google, Fendi e Chanel. «Hong Kong sta cambiando» ci conferma. «Prima, una carriera artistica era vista con scetticismo, come una scelta troppo precaria e rischiosa. Adesso trovi spazio e molte più opportunità. E poi, a Hong Kong c’è libertà». Da respirare a pieni polmoni.

Fonte: http://atcasa.corriere.it

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Firenze, 8 mar. – (Adnkronos) – Da Firenze in Cina: 82 opere della collezione della Galleria degli Uffizi partono per un tour in cinque musei del paese della Grande Muraglia, per una durata complessiva di 18 mesi. La prima tappa della mostra ”From the Collections of the Uffizi Gallery. The Genres of Painting: Landscape, Still Life and Portrait Paintings” si inaugura allo Shanghai Museum mercoledi’ 10 marzo. Dal 19 giugno le opere saranno esposte al Liaoning Provincial Museum di Shenyang, dal 2 ottobre al Guangdong Museum of Art di Guangzhou, dal 15 gennaio 2011 al Sichuan Museum di Chengdu e, infine, dal 2 maggio alla Central Academy of Fine Arts di Pechino (fino al 2 agosto 2011). Le 82 opere, selezionate in base al tema dei generi della pittura e suddivise in tre sezioni principali (Paesaggio, Natura morta e Ritratto) coprono un ampio arco temporale, che va dalla fine del XV secolo alla seconda meta’ del XX, delineando un percorso chiaro e approfondito che racconta l’espressione figurativa in Italia e in Europa in quei secoli, grazie anche al cospicuo numero di autori rappresentati in mostra, oltre 50. Fra i dipinti prescelti spiccano per notorieta’ l”’Adorazione dei Magi” del Botticelli, la ”Venere della pernice” di Tiziano e ”La Leda e il cigno” del Tintoretto. I visitatori cinesi avranno l’opportunita’ unica di ammirare, nel loro paese, opere di protagonisti dell’arte europea, italiana e fiorentina, tra i quali Lorenzo di Credi, Guercino, Filippo Napoletano, Claude Lorrain, Francesco Albani, Canaletto, Gaspar van Wittel, Bartolomeo Bimbi, fino ad arrivare ai piu’ recenti Giulio Aristide Sartorio e Giacomo Balla.

Fonte: www.adnkronos.com

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E’ iniziata in Cina un’altra campagna per occidentalizzare i costumi degli abitanti delle metropoli. Dopo la rieducazione dei cittadini di Pechino che, durante le Olimpiadi, sono stati istruiti a non sputare per terra, non abbandonare la spazzatura in giro e non saltare le code, ora tocca a quelli di Shanghai.

Nella metropoli, da maggio a ottobre, sono attesi per l’Expo 70 milioni di visitatori e il governo teme che non tutti potrebbero apprezzare il vizietto orientale di uscire di casa con il pigiama. Si tratta di un abitudine innocente ma, molto difficile da estirpare, già etichetttata nel 2006 dalle autorità locali come “comportamento incivile”.
Il fenomeno pigiama documentato da queste foto su Flickr, adottato da giovani e anziani, fa parte del costume urbano fin dagli anni ’50. Nata come pratica esibizionista dei ricchi, gli unici a possedere un abbigliamento esclusivo per la notte, è stato adottato anche dai più poveri che vivendo in piccoli locali, con il bagno e la corte in comune, non hanno mai sviluppato il senso della privacy. Riuscirà il presidente Hu Jintao, in questi mesi, a trasformare Shanghai in una città modello? (L.B.)

FOTO / Pigiama party per le vie di Shanghai

Fonte: www.ilsole24ore.it

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Online lunedì l’esperimento «cross-mediale»
Documentario interattivo su Corriere.it

MILANO — Un video-viaggio personale e interattivo dentro la comunità cinese di Milano, una delle più vecchie e importanti d’Europa. Si chiama Made in Chinatown ed arriva su Corriere.it : è il primo esperimento di documentario cross mediale (ovvero fruibile in modi diversi su più piattaforme) fatto in Italia. Il regista Sergio Basso, autore del film Giallo a Milano – presentato con successo al festival di Torino del 2009, nei cinema delle principali città italiane dal 18 febbraio, in Francia da marzo e in dvd dopo l’estate -, ha realizzato, insieme al produttore Alessandro Borrelli della Sarraz Pictures srl, 58 videoclip in esclusiva per Corriere.it: i primi 38 andranno on line lunedì, i rimanenti tra due settimane.

La vita quotidiana della chinatown milanese, i personaggi, i luoghi, le domande «scomode»che ricorrono nella mente degli italiani (e dei cinesi). Ognuno potrà crearsi un percorso interattivo e vedere il film come vuole. Viaggiando liberamente e trasversalmente tra una clip e l’altra: attraverso la mappa di Milano, attraverso i sedici personaggi del docu-web o attraverso gli archetipi che compongono il film. Si potrà far iniziare il proprio documentario cliccando su una via di Milano, spostarsi «geograficamente» per clip attraverso la mappa della città e vederla attraverso i luoghi dove i video sono stati girati. Oppure selezionare l’opzione «personaggi»: dei 16 raccontati in «Made in Chinatown» si potrà seguire l’intera vicenda passando da un clip all’altro attraverso le varie sottostorie in cui ciascuno di loro appare. Oppure ancora si potrà navigare per «temi»: scegliendo il viaggio, la donna, il vegliardo, la guardiana, il guaritore, il giovane eroe, la finzione, il gioco, il ponte, l’uomo adulto o il sacro pezzo di carta si viaggerà in un personale percorso video sul singolo argomento con la possibilità di passare ai clip correlati.

Ogni video è poi integrato, per chi lo voglia, da testi di approfondimento. Due ore di immagini divise in 58 clip da due minuti ciascuno con una veste grafica semplice e efficace: due ore da montare e rimontare come un grande video-puzzle che ognuno può vedere come preferisce. Made in Chinatown è un web documentario con cui approfondire una storia o esplorare i racconti della comunità cinese di Milano attraverso gli occhi dei cinesi stessi, passando per i luoghi in cui le storie sono state raccontate e vissute. «Compresa la Cina dove una parte del film è stato girato», dice Sergio Basso, 35 anni, sinologo, laureato in lingue e letterature orientali a Venezia prima di iscriversi al centro sperimentale cinematografico di Roma e diventare allievo di Gianni Amelio (è stato assistente alla regia de La stella che non c’è girato nel 2005 in Cina). «Se chi naviga si accorgerà di vedere la vita di persone come noi e non quella di una comunità di alieni sarà un successo — prosegue il regista che è partito per la prima volta per la Cina a vent’anni —. Non c’è nessuna comunità a Milano, ci sono 30 mila cinesi in Lombardia che provano a sfangarla, non hanno alcuna preparazione industriale, hanno delle difficoltà e vivono in una realtà con cui si integrano poco. Per non parlare delle seconde generazioni, dei ragazzini nati qui con genitori cinesi che si trovano a cavallo di due culture che non sempre riescono a dialogare». Il film-documentario prende l’avvio dalla guerriglia che scoppiò intorno a via Sarpi, nota come la Chinatown milanese, il 12 aprile 2007 tra trecento cinesi e venti gazzelle della polizia accorse in aiuto dei vigili. Come si è acceso questo astio? È possibile indagarlo e raccontarlo? È vero che la comunità cinese è così chiusa e refrattaria? Made in Chinatown prova a rispondere a queste domande. Col vantaggio che ognuno può provare a trovare la sua risposta.

Iacopo Gori

Fonte: www.corriere.it

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Si moltiplica l’offerta di corsi di cinese per studenti e professionisti…

Il sole 24ore – 28 settembre 2009

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