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Archive for the ‘Appunti di viaggio’ Category

capodanno_cinese-726692PECHINO  – Fuochi d’artificio per scacciare lo spirito malvagio, dragoni danzanti per le strade e la sfilata allegorica detta danza del leone portato in giro per le strade cittadine. La Cina si prepara a festeggiare il Capodanno lunare che scatterà questa notte. L’anno del topo cederà il passo all’anno del bue. Il premier Wen Jibao ha fatto visita ai sopravvissuti al devastante terremoto dello scorso maggio in Sichuan.

Tutti in viaggio. Come tradizione, durante la ricorrenza del Capodanno, sono moltissimi i cinesi in viaggio che raggiungono le loro famiglie. Solo ieri, secondo il ministero dei Trasporti, sono stati effettuati oltre 63 milioni di viaggi. Ma la crisi si fa sentire soprattutto per gli spostamenti interni al paese. Infatti, mentre il numero dei viaggi prenotati per l’Europa e l’Australia restano costanti rispetto lo scorso anno, quelli interni al paese si sono drasticamente ridotti. «Il numero di persone che si sposta nel Paese dice un agente di viaggi, Lu Min – è un quarto rispetto a quello dello scorso anno». 
 
E ieri cena record a Liuminying, quartiere di Pechino, dove è stata organizzata una cena con 12mila persone. Il menù prevedeva migliaia di ravioli al vapore realizzati con 400 chili di farina e 1000 chili di ripieno a base di carne e verdure.

Fonte: www.ilmessaggero.it

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Agosto 2008. Anno del Topo e costellazione del Leone: sono I miei segni. Il ciclo dell’eterno ritorno riprende …

Nuove più restrittive leggi sono state adottate nei confronti di quegli stranieri che durante il periodo olimpico non risiederanno presso gli alberghi della capitale… eccomi io sono una di questi, ma Maria ha già provveduto ed il visto atterra dolcemente tra le pagine del mio passaporto.

Mail dell’amico Q.. “ quando arrivi ti vengo a prendere all’aeroporto”… no è troppo lontano ed io starò da amici vicino all’aeroporto.” ..”Ehi dove sei?”…”sono ancora a Shanghai arrivo stasera ..eccomi finalmente…” “ sai qui da noi alloggia la nazionale italiana”.. inizia l’avventura

Casa Italia a fianco di Haidian Park…è un minareto quella cosa che svetta a fianco? No è un missile. Creazione nostra o dei Cinesi? Chi ha scritto che questo è un luogo assai frequentato di Pechino? Casa Italia è a nord ovest di Pechino non lontano dalla zona universitaria, uscita 40A del 5° anello…ormai l’ho imparato a memoria.

8 agosto 2008 Cerimonia di Apertura, davanti al maxi schermo di Casa Italia. Corale percussione di tamburi, meglio detti “fu”, antichi contenitori per il vino. Nell’antichità tali contenitori venivano percossi per dare il benvenuto ad amici lontani. I ragazzi urlano una frase di Confucio:” amici che arrivano da lontano, non è questa la felicità?” si per me lo è!!

Security e metal detector ad ogni stazione di metro. I volontari sempre rigorosamente in gruppo. Un sorriso si apre sui loro volti quando ti avvicini per chiedere informazioni. Le indicazioni non sono sempre corrette ma la volontà di essere utile è grande come questo paese. Sui loro visi brilla l’orgoglio di avere dato un contributo a queste Olimpiadi: per non accorgersene bisogna essere ciechi… o media occidentali! Estate 1981 mi sto dirigendo al Palazzo delle Telecomunicazioni per telefonare in Italia. Non so dove sia l’edificio e quindi mi avvicino ad un passante per chiedere informazioni…lui, il passante, al mio avvicinarsi – satana la straniera- mi guarda col terrore negli occhi…sono passati 27 anni.

Il concerto di Gianni Morandi a Casa Italia, attorno le gigantografie dei campioni di ieri appese alle pareti.

L’emozione del primo biglietto dell’Olimpiade è l’ingresso al palazzetto della Ginnastica, National Indoor Stadium, è il biglietto “ eh fatte dì de no di Intesa San Paolo”. Siamo sedute in  alto ma scendiamo perché I posti liberi sono molti. Qualificazione a squadre femminile: Russia, Germania, Australia, Ucraina. Che bello vederle volteggiare lì sotto.

L’emozione la prima volta davanti al Nido, lo Stadio Olimpico. Una giornata uggiosa e noi lontane per una fermata di metro sbagliata (informazione del volontario). La torcia in lontananza punteggia questo cielo sempre grigio degli agosto pechinesi, unico colore caldo di questa giornata nata male..ma certo sempre olimpica.

Gli schermi piatti installati in ogni vagone della metro ed anche sugli autobus. Queste Olimpiadi non si possono perdere davvero.

Gli autobus cinesi oggi sono moderni ed hanno l’aria condizionata ma le bigliettaie sono sempre inflessibili, con la loro matitona avvolta nell’elastico per staccare Il biglietto (1 yuan) ora in aggiunta urlano di vidimare gli abbonamenti ..nulla sfugge loro. E vogliono pure sapere dove scendi anche se non influisce certo sul prezzo. Il ricordo vola agli sgangherati autobus rossi e bianchi degli anni ’80 quando all’approssimarsi della fermata sempre lei, la nostra bigliettaia, si sporgeva e battendo forsennatamente la mano sulla fiancata urlava al megafono per avvisare e fendere così la grande folla di biciclette che transitava come un fiume il piena vicino al marciapiede. Il fiume di biciclette non c’è più al suo posto ora c’è un fiume di auto.

Le manine gonfiabili con le quali I Cinesi sugli spalti battono il tifo. Da noi non le ho mai viste, ci sono? Ci saranno?

Un momento di riposo a casa..vediamo un po’ che trasmette la tele…sollevamento pesi femminili, nooohhh!!

Rientro a casa la sera… momento di relax. Vediamo un po’cosa trasmette la tele… ping pong. Nooohhh!!

Pausa la mattina prima di uscire. Vediamo un po’ cosa trasmette la tele…badminton. Nooohh!!! E per forza che non li ho seguiti I risultati ..

Olympic Green Park i bagni chimici incredibilmente sempre pulitissimi. L’autobotte per lo svuotamento passa molto frequentemente. Mi ricorda un tempo I tricicli con la piccola botte di gomma il cui laido tremolio lasciava intendere lo schifoso contenuto. Ciclisti in canotte dai rutilanti colori fucsia o blu elettrico le conducevano pedalando lungo gli hutong la mattina e la sera per svuotare I tanti bagni lungo I vicoli, lasciando dietro di sè un caldo insopportabile fetore. Ho sempre pensato che fosse un lavoro disgustoso ma certo estremamente necessario.

La security dell’albergo dove alloggia la nazionale italiana alla Beijing Sports University…sono tutti “waidi”(esterni) e mi fermano ogni volta che transito anche se nella stessa giornata. Il capo indossa un cappello la cui circonferenza è molto superiore a quella della testa e dunque faccio una gran fatica a prenderlo sul serio ogni volta che me lo vedo davanti.

Dentro al Nido, proprio sotto di me scatta la finale dei 100 h femminile…L’americana Lolo Jones perde l’appoggio sul penultimo ostacolo. Era prima, non prende nemmeno una medaglia. Cosa passa nella testa in questi momenti?

Lo stand di Adidas ed all’interno la fantastica torre col bellissimo ed energizzante messaggio pubblicitario..bello, anzi bellissimo. Ci vorrebbe anche da noi questo ottimismo e questa forza.  Trovo che Adidas ha fatto cose egregie e di gusto per questa Olimpiade.

Stand faraonico di Nike all’interno della Oriental Mall di Wangufujing. Faccio una foto tanto è grande ed articolato.

Il biglietto falso (giuro che non sapevo lo fosse) col quale sono entrata a Wukesong alla partita di basket. Manca di ologramma e di barra argentata tipo euro. Inoltre è più sottile e meno spesso. La mia faccia è proprio una garanzia di onestà allora?

Il calzino corto velato nero su sandalini aperti bianchi che indossa la sig.ra Y.. della Beijing Sports University…lei proprio come vent’anni anni fa!!…allora andava tanto il tacco alto nei sandali anche per gli uomini accompagnato da occhiale da sole sul quale era d’obbligo mantenere l’etichetta adesiva. Il tacco era rinforzato da una placca di metallo che ne evitava il precoce consumo ma provocava un atroce rumore! E negli uomini questa fantastica visione sbucava prepotente da un calzone a campana – rigorosamente avvolto all’insù – che lasciava intravedere I radi peli isolati del polpaccio. Ora attorno a me ho una folla che cura il proprio aspetto sia nel fisico che nel vestire, educata, anche raffinata. Quando salgo in metro quantunque piena non provo il disagio che sento sul treno per pendolari che mi vede giornalmente salire in Italia.

Gli anziani cinesi in canotta bianca seduti sugli sgabelli che giocano a dama cinese..attorno il solito capannello di sfaccendati a guardare. Adesso come un tempo questa è la vita dei vicoli. Fa da sfondo a questa bisca rurale la biancheria appesa un poco ovunque, lingerie assolutamente no sexy. Mi chiedo come mai persone così minutine e magre mostrino di indossare sempre mutande apparentemente ciclopiche…yao shufule!!(= vogliamo essere comodi)

I volontari sono tanti, ogni categoria contraddistinta da magliette dai colori diversi. Il genere standard indossa la variopinta azzurro, giallo e bianco, cappellino, calzoni grigi, marsupio, tutto marcato Adidas. Quindi ci sono i tanti che passano il loro tempo seduti in metro a controllare il traffico: praticamente uno per vagone. Maglietta azzurra in cotone, fascia rossa al braccio. Infine non mancano le “ bisbetiche non domate” ovvero gli anziani che abitano negli hutong e trascorrono il tempo seduti su bassi sgabellini, sventagliandosi e facendo chiacchiere. Nessun passante, nessuno straniero, nessun foresto, nessun fatto od antefatto sfugge tuttavia al loro sguardo attento. Sono contraddistinti da magliettina bianca con logo Yangjing beer, uno degli sponsor olimpici. Sicuramente in Occidente l’assunto che la Cina sia un regime dove tutti sono controllati ha il suo proprio nerbo in questa speciale categoria!.

La maratona femminile del 14/8, ho la mappa con tutto il percorso in città. Partenza alle 7,30 perché poi il caldo potrebbe essere insopportabile. Arrivo a Tian Anmen puntualissima alle 7…Strano mi sembra tutto così tranquillo, sopratutto le mie antenne sono allertate dal fatto che nessun Cinese “è in coda”..loro per questo hanno un sesto senso. Chiedo ad un poliziotto dove sia la partenza..è tutto stranamente deserto. Lui mi guarda rispondendomi “che non hanno ricevuto comunicazioni in proposito”..uhm ? Infatti  ho sbagliato giorno: la maratona femminile si corre il 17/8. Pensare che mi sono alzata alle 6 per arrivare in tempo!!

C.. al ristorante vietnamita (davanti all’ambasciata belga!! Pare nessuno sappia dove sia) dopo 15 anni…che incontro…Poco tempo per raccontarsi una vita, culture diverse, emozioni, progetti e poi queste Olimpiadi che catalizzano tutto.. ma abbiamo ancora qualche settimana per il passato.

La ns cena nel ristorante tradizionale in uno siheyuan sotto un pergolato a chiacchierare fino a tardi…fuori il brusio colorato della notturna Dongzhimen. A fianco c’è una troupe giapponese che filma ripetutamente due delle vallette che presenziano alle premiazioni…e le esibizioni dello “spaghettatore acrobatico”..,. seguono inchini ripetuti…ancora inchini ripetuti…ancora una volta….

L’emozione la prima volta dentro al Nido. Finale dei 10.000 femminili, una gara bellissima ed avvincente. Bellissima ed intelligente la gara della statunitense Flanagan giunta inaspettata terza, imprendibile la Dibaba. La Turca è inguardabile  … (decontestualizzata questa frase sembra riferirsi ad altro).

Ho i tubetti di acquarello con me, mi faccio guidare il dito sulle guance usando il rosso ed il verde (il bianco non ce l’ho). Passeggio orgogliosa delle mie guancette “nazionali” ma scopro solo a casa lavandomi il viso che quello che ho tracciato sul volto è simile agli inguardabili graffiti metropolitani…amiche mie siete residenti all’estero da troppo tempo, cosa m’avete disegnato?!

I tanti negozi da sposa cresciuti in Xidan nord. L’incrocio con la Chang An là dove svetta lo Head Office di Bank of China opera dell’architetto Pei, mi è irriconoscibile.

La passeggiata serale attorno al canale a nord della Città Proibita, costeggiando Beihai e la nuova ma sempre vecchia residenza mandarinale della dirigenza cinese. Una poliziotta sorridente mi dice che lì non si può fotografare spiegandomi che il panorama della dagoba bianca di Beihai è più interessante. Fantastica ( il suo suggerimento non la dagoba)!

Gente seduta la sera lungo il canale, famigliole a godersi il fresco guardando I padiglioni della muraglia esterna della Città Proibita illuminati; fotografi amatori con cavalletti e potenti zoom, fidanzati, coppie, anziani…tanta pace e serenità. Un’altra Pechino meno Olimpica. Mi accorgo che una parte di vicoli a sud della strada che congiunge Xidan con Dongdan sono stati abbattuti…verranno grattacieli e luccichio anche lì? Speriamo considerino dimensioni più umane per questa vecchia Pechino che dovrebbe restare per loro e non solo per I turisti.

Refuelling China sta scritto- accanto ai relativi caratteri cinesi- sulle magliette di alcuni tifosi… gioco di parole cinese: “forza” e “fare il pieno” si dicono alla stessa maniera e Sinopec, il colosso petrolifero, è pure uno sponsor. Al momento abbiamo riso perché abbiamo pensato ad un errore di traduzione..invece..

L’aiuto cuoco cinese alla Beijing Sports University. Gli hanno fatto capire di tagliare il prosciutto a fette sottili. Lui, se vengono spesse, semplicemente le butta!! Un signore! Gli Italiani?? Furibondi. Beh il prosciutto pare essere un elemento di clash culturale e ricordo fu protagonista di un altro piccolo fraintendimento. Metà anni ’90 in un allora noto ristorante italiano della capitale, sono a cena con Mr V. Mr V nota con piacere sul menù il piatto “prosciutto & fichi” ed avuta conferma che lo si può ordinare attende che gli venga servito il desiderato piatto. Poco dopo infatti il cameriere cinese gli porta un bel piatto di prosciutto…e basta. Mr V. si rivolge al cameriere” scusi e I fichi?”. Il cameriere imperturbabile gli risponde: “Sono già dentro Signore!”. Al che Mr V. uomo di grande spessore e di straordinario spirito alzata una fetta con la forchetta, guardandola in trasparenza ribatte “ io non li vedo però!!!”

8 agosto 2008 Cerimonia di Apertura. E’ andato tutto bene ma quando siamo oramai arrivate a casa..comincia a piovere..che fortuna. Forse contemporaneamente Putin sull’aereo speciale che lo riporta in patria ordina il bombardamento dell’Ossezia.

Capital Museum: una piccola occidentale in un tempio della cultura strapieno di gente. File lunghissime alle quattro casse. Gli occidentali si contano sulla punta di una mano. E stato costruito nel 2005 su un progetto sino-francese e raccoglie fra l’altro collezioni provenienti dal Palazzo di Confucio in Guozijie. Questo luogo rappresenta la memoria per me più straordinaria dopo le  Olimpiadi.

La ricarica telefonica China Mobile che ho comprato all’edicola vicino allo zoo perché avevo terminato il credito…moh debbo capire come fare per attivarla!! Incredibile adesso a Pechino ci sono le edicole, chioschetti tondi, inequivocabile la loro funzione, strapiene di riviste anche internazionali, nella loro versione in cinese: harper bazar, cosmopolitan, riviste di viaggi, di cucina, biglietti della lotteria. Però sotto, nella metro, in certi angoli nascosti dietro qualche colonna c’è ancora la signora seduta su un micro sgabello col suo fascio di quotidiani nelle edizioni pomeridiane e serali. Passa il treno scarica una folla, qualcuno ha fretta e allunga una mano e se ne va con quei due fogli zeppi di caratteri che sono l’edizione serale da leggere magari nella tratta di metro successiva.

Con M.. arriviamo in metro a Xizhimen quindi camminiamo in cerca della fermata azzurra della special line K24 che porta diretta al palazzetto a Baishiqiao…la K24 non passa ed allora saliamo su un taxi, ma c’è un ingorgo. Non fosse che è caldo ci sarebbe convenuto andare a piedi come ho fatto poi al ritorno. Il Palazzetto di Baishiqiao è ancora quello di 30 anni fa, rimodernato ma non certo quel prodigio di architettura visto sino allora. Qualche cosa di più umano nella sua banalità socialista!.

Il treno superveloce maglev che ho preso al mio arrivo all’aeroporto Pudong Int’l di  Shanghai. B.. mi disse che dovevo assolutamente salirci. Salgo, mi sistemo…ops siamo già arrivati. Un lampo: 8’ per 32 km. Adesso c’è pure un treno superveloce Beijing Tianjin che impiega 35’: ancora una volta senza parole..

Beijing Sports University andiamo alla pista indoor di atletica dove si allenano I ragazzi italiani dell’alto. E’al coperto, un vero forno crematorio. In un attimo il sudore scende copioso …

La mega palestra con le attrezzature Technogym: 200 macchine, mai visto una cosa tanto imponente. L’amico Q.. me la mostra orgoglioso una sera prima di riaccompagnarmi a casa. Anche io sono contenta perché dopo il suo rientro dall’Italia è riuscito a crescere nella fiducia dei suoi capi.

I vecchietti nel parco tengono in mano grandi rocchetti per aquiloni che volano tutti altissimi nel cielo. Sono col naso all’insù a cercare di vedere quanto s’è alzato il puntolino. Gli anziani seduti muovono con naturale abitudine il ventaglio, osservandomi. A me sembra che nella loro vita non si siano mai mossi da lì.

Devo vedere il famoso palazzo sghembo di CCTV che ho già fissato in un acquarello da una foto…I Pechinesi lo chiamano le” mutande”. Debbono sempre appiccicare dei nomignoli a tutto.

Cerimonia di Apertura. L’esibizione di taiqi: un cerchio umano circonda un quadrato. Cielo e Terra. L’unione di cielo è terra è il buon governo, l’armonia… di 1, 3 mld di persone, per quanto sarà possibile?

L’imbarazzo della signora G.. Voleva invitare gli Italiani a mangiare I jiaozi ma pare si siano rifiutati…le ho spiegato che durante l’Olimpiade non avrebbero mai accettato ma di riprovare ad invitarli al termine, prima della partenza. E’ sinceramente dispiaciuta ed agitata, vorrebbe avere modo di capire e di spiegare…ma non c’è nessun interfaccia linguistico…come fanno a comprendersi?

Un resoconto informa che circa l’80% degli atleti testati è risultato aver fatto uso di viagra, sostanza comunque non inclusa in quelle illegali…ah!? Adesso ho capito perché il villaggio olimpico è completamente circondato da alte reti…occhio a passarci vicino.

Casa Italia. Maria mettiti lì sotto la gigantografia di Klaus Di Biasi che ti faccio una foto per ricordati lui chi è. I suoi tuffi dalla piattaforma dei 10 m erano tripla capriola con doppio avvitamento carpiato all’indietro =  sinonimo di difficilissimo.  Dentro al Nido. Lì davanti a me quasi a toccarla la pista rossa, sono in 9a fila. Notte magica stanotte con la finale dei 100 m maschili..io c’ero! Due gambe sparate a saetta bruciano come un proiettile I 100 m più veloci della storia… proprio lì davanti a me. Il delirio di 90.000, la pelle vibra sotto quel boato, in alto la torcia imperturbabile a quello che ha visto continua a bruciare.
Simonetta Rigato

 

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Il viaggio di Elio

Partire per Pechino dopo aver letto libri e guide di viaggio ha un vantaggio. Sono talmente tante le cretinate ed i luoghi comuni che ci propinano che quando si arriva nella megalopoli cinese tutto è più bello e si è preda di un dubbio: ma ho sbagliato aereo?
Dopo essere stati tranquillizzati, i dubbi non scompaiono. Anzi vi accompagnano per tutta la vacanza. Pechino ed i pechinesi infatti, somigliano raramente a come ce li hanno descritti. Frutto forse di racconti un po’ datati, che mal si conciliano ad un Paese ed una città che cambia di giorno in giorno, figurarsi rispetto a soli 5/10 anni fa. Le considerazioni che ne trarrete saranno estremamente differenti. Ho già pubblicato diversi racconti su questo sito, ove cerco di dare consigli reali, depurati da facili omologazioni e comode convenzioni. Giro il mondo da sempre in modo indipendente e credo che il miglior modo di viaggiare nel nulla sia quello di pagare un filtro che si frapponga fra noi ed il popolo che incontriamo.
Primo, vivere Pechino è facilissimo. Raramente ho visitato una grande città del mondo, capitali europee comprese, che sia così semplice, sicura e stimolante. Non ci sono folle oceaniche che ti sbatacchiano come una vela nell’oceano, tassisti imbroglioni, vicoli tenebrosi, polizia da regime, pechinesi maleducati e tremende difficoltà per farsi capire. Abbiamo preso qualcosa come 40 taxi in 1 settimana, i conducenti hanno azionato tutti il tassametro, anzi sono gli unici al mondo che lo azionano dopo essere partiti e lo staccano poco prima di essere arrivati. Per una corsa di 20 km. (la città è grande quanto il Belgio) il “salasso” è di circa 5€ !..e non prevedono la mancia. Certo l’inglese è ancora bestia rara, ma mappa alla mano vi portano ovunque e sono gentili. Questo è nulla al confronto con l’imbarazzante onestà e la sincera gentilezza della maggioranza dei pechinesi dimostra. Persino nelle trattative nei mercatini fanno tenerezza quando da soli si decurtano il prezzo iniziale in pochi secondi, consentendoci di comprare di tutto e di più. Mi permetto solo un suggerimento sulle contrattazioni: trattare è lecito, anzi doveroso, offenderli con persistenti richieste improponibili, no. Per le strade, assolutamente larghe, comode e neanche lontanamente paragonabili al casino di Times Square o Piccadilly – per non parlare dell’India, secoli indietro- incontrerete solo occhi curiosi, indaffarati o rilassati, ma sempre disponibili ad aiutarvi o semplicemente a scambiare 2 “chiacchiere” -leggi gesti- con voi. Cosa ancora più gradita se si fa una meravigliosa passeggiata negli “hutòng”, i vicoli di Pechino.
Esistono 2 Pechino, l’una dentro l’altra. Quella “occidentale” delle grandi arterie e dei shopping malls, torri gemelle ed ogni meraviglia architettonica moderna, e quella lenta e ferma ad un secolo fa degli hutòng. Basta girare l’angolo e sembra aver preso la macchina del tempo. Pechino è tutta un hutòng, intrecciata da strade a 8 corsie, ma pur sempre con un cuore di hutòng. Non camminerei per le strade di molti centri storici italiani con la tranquillità con cui abbiamo “saccheggiato” decine di km nelle viscere della Pechino più umile. Con decoro e dignità ogni giorno di alza il sipario sullo spettacolo della vita di milioni di persone che tentano di difendere con i denti quel poco che hanno, ora a rischio anche abbattimento per rendere la città scintillante in vista delle Olimpiadi. Uno dei modi per aiutare la Pechino di Lanterne Rosse a vivere è proprio quello
www.turistipercaso.it

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E’ la ferrovia più’ alta, la più’ costosa e la più’ controversa del mondo e non poteva che essere cinese: la linea del Qinghai-Tibet o treno del cielo come la inauguro’ Mao Zedong.

 

La Ferrovia del Tibet è la prima e l’unica ferrovia che collega il Tibet alle altre città cinesi., da Pechino a Lhasa ci vogliono circa 48 ore per coprire i suoi 4064 km.

 

Il tratto più’ <<impegnativo>> e’ quello che collega Golmud con Lhasa, qui la ferrovia poggia per lunghi tratti sul permafrost, uno strato di ghiaccio permanente; questa parte del percorso e’ oggi caratterizzata dall’avere l’80% del percorso a quota superiore ai 4000 metri e tocca quota 5072 presso il passo di Tanggula.

 

Quest’ultimo tratto e’ costato <<più’ di 3 miliardi di dollari>> secondo fonti ufficiali, ovvero quelle del partito comunista; ma sfiorerebbe i 4 miliardi secondo fonti non ufficiali.

 

Tutti questi dati rendono i cinesi orgogliosissimi di avere costruito una simile opera e i tibetani sempre più’ critici e impauriti di questa cinesizzazione forzata, iniziata con la rivoluzione culturale circa quarant’anni fa’.

 

I cinesi dicono che la ferrovia contribuirà’ allo sviluppo della regione Tibet (sono previsti circa un milione di turisti all’anno!) e i tibetani dicono che la ferrovia non solo distrugge un ecosistema rimasto inalterato per secoli, sconsacra con tunnel e ponti montagne e mette a dura prova l’esistenza dell’antilope tibetana (gia a rischio di estinzione) ma soprattutto, dicono, servirà’ per portare via dal Tibet le risorse di cui la regione e’ ricca (l’oro in primis); sta di fatto che il treno del cielo e’ l’ultima imposizione di superiorità’ della Cina sul Tibet.

 

Per 860 Yuan (circa 80 Euro) si prenota una cuccetta <<dura>> posto a mezza altezza, da dividere con altri cinque compagni di stanza; in Cina non ci sono delle vere e proprie classi, si comprano sedili e cuccette morbidi o duri.

 

La propaganda pubblicizza il treno come un gioiello di tecnologia, con vagoni pressurizzati con divieto assoluto di fumo, vetri anti UV e bocchettoni dell’ossigeno che in caso di bisogno possono aiutare chi soffre l’altitudine.

 

La realtà’ e’ ben diversa: il capo-vagone fa firmare a tutti un foglio in cinese che attesta la buona salute, ne mostra uno compilato e dice di copiarlo esattamente nello stesso modo.

 

I vagoni sono si’ pressurizzati ma le finestre dei cessi cono aperte dando cosi’ l’addio alla ben amata pressurizzazione; ad ogni fine ed inizio carrozza ci sono gruppi di cinesi che fumano animatamente e che lasciano sugli scalini cicche e sputi; l’ossigeno esce rumorosamente da bocchettoni posti in posti più’ inimmaginabili: sotto le sedie del ristorante o nei corridoi a circa due metri da terra.

 

L’arrivo a Lhasa e’ deprimente: la stazione ferroviaria e’ una copia in stile moderno del Potala (il monumento più famoso del Tibet, nonché’ residenza invernale dei Dalai Lama); un altro modo per affermare la superbia cinese sui tibetani.

 

Luca Meriano

fonte: notodoze.blogspot.com

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Scritto da Luca Meriano    

“Vecchio amico Lai stasera sei mio ospite a cena!”, così, in perfetto galateo cinese invito un amico cinese a cena e come vuole lo scambio culturale (dove lo porto?) andiamo a mangiare la pizza. La pizzeria si trova nel mezzo degli hutong, i vicoli storici dove si può ancora scovare quell’atmosfera di “vissuto” e dove le case sono senza bagni, il carbone per la stufa viene ammassato accanto alla porta di entrata e dove facendo un giro a perdersi si possono scovare degli anziani, vestiti alla Mao indipendentemente dal sesso e con il passato che gli si legge in faccia…

L’amico Lai invece mi dice che gli hutong non servono a niente e che il governo fa bene a demolirli e a costruire palazzi di 10 o 15 piani perché si da’ una sistemazione migliore alla gente che vive qui e migliorare i servizi. La nuova Cina!! Destra, sinistra… “Scusi, sa dov’è questo vicolo?”. “Ah bene, era la prima a destra, dai, torniamo indietro!”. E via dicendo per una ventina di minuti finché finalmente troviamo la nostra meta: Hutong Pizza. Locale ricavato in una vecchia casa in legno, diviso in due sale principali e un soppalco, atmosfera calda con ornamenti color rosso in onore del nuovo anno, quello del topo; piccolo laghetto che fa’ anche da passerella d’entrata e immancabile buddha di plastica color finto oro… insomma, un po’ turistico ma accogliente!

“Sono molto emozionato: è la prima volta che mangio una pizza” rivela Lai. “Gulp!”, rispondo! Il menù comprende tutti i tipi di pizza che si trovano all’estero tranne che in Italia: con il pollo, con la feta e le olive, con il formaggio americano arancione, con il manzo…; una margherita o al prosciutto, cercando bene, si trova, quindi consiglio la prima al novello mentre io prendo una vegetariana. “Piccola, grande o tre?”, chiede la cameriera, indicando la taglia della pizza o qualcosa che riguarda il numero tre. Sono tentato dal numero tre ma ne scelgo su una piccola accompagnata da della birra Qindao. La cameriera esce da dove siamo entrati noi e ritorna portando tra le mani dei taglieri di legno con sopra le pizze per un altro tavolo. Così scopro che il forno – cucina – ripostiglio – garage per le bici è fuori, la porta accanto, meraviglia degli hutong!

Dopo un giro di birra e una breve lezione su che cos’è la pizza, arrivano le nostre ordinazioni: anche per noi, su un tagliere di legno si presenta qualcosa che assomiglia per la prima volta ad una pizza. Bella crosta, giuste proporzioni di pomodoro e formaggio, non troppo sottile, non troppo spessa. Unico neo: è quadrata ed enorme (50×50 cm circa). La nostalgia della propria identità a volte è forte quando si annusa o si assaggia un sapore “di casa”, non questa volta però!! Al primo morso mi rendo conto che il pizzaiolo Lee forse non è paragonabile col nostro Ciro!

Lai si cimenta con forchetta e coltello nell’intento di tagliarne un pezzo, mostrandomi con orgoglio che è capace ad usare le posate occidentali. Così facendo la fetta di pizza viene tagliata, arrotolata attorno al coltello, chiusa in due a triangolo, capovolta e pugnalata con la forchetta: il risultato è che la mozzarella è sparsa ovunque ed il pomodoro concentrato al centro del tagliere. Preso dalla compassione, gli insegno a mangiare la pizza con le mani e, passo più difficile, con tre dita. Ora, risultati sorprendenti: la mozzarella rimane sulla fetta e il pomodoro questa volta va’ all’indietro sulle dita del “vecchio Lai”.

“Molto, deliziosa, ma cosa vuol dire pizza?” chiede sempre più incuriosito Lai. “Prende il nome dal gesto, pigiare, schiacciare”, gli spiego. Lai esce da questa esperienza frastornato e meravigliato di come semplicissimi ingredienti possano formare una delizia per cui noi italiani siamo famosi in tutto il mondo.

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Scritto da Luca Meriano    

E’ la madre patria della cultura asiatica, la culla di una civiltà millenaria, dove vive quasi un quarto della popolazione mondiale: la Cina. Affascinato dal Zhōngguó, paese di mezzo (come in cinese è chiamata la Cina), decido di partire alla volta di Pechino, ma all’aeroporto quello che mi si presenta sotto gli occhi è completamente diverso dal previsto, prima di tutto la lingua. Parlucchiando un po’ di mandarino mi presento alla dogana – errore! – e come risposta ricevo un monologo su chi e cosa vuol dire essere cinesi e una serie di sciogli lingua che mi lasciano basito e mi fan tornare in mente un libro scritto da uno dei primi che si sono avventurati in Cina.

“Chi è quel traditore che gli ha insegnato la nostra lingua?”, si domandavano i cinesi quando vedevano arrivare strani personaggi, barbuti, vestiti con lunghe tuniche e con addosso una croce, i gesuiti… il razzismo è rimasto inalterato.

L’aeroporto di Pechino, è un ammasso di gente e odori; le guardie addette alla sicurezza sono più che bambini, curvi sulle spalle, indossano una divisa sgualcita con sopra il giubbotto antiproiettile, in mano una bibita e nell’altra un lungo manganello; tutti indossano delle ciabatte da mare colorate e logore. Vado alla ricerca di un taxi e faccio subito conoscenza con usi e abitudini locali; il taxista, gentilissimo e sorridente (scopro più tardi che il sorridere non è sinonimo di gentilezza e felicità, ma di imbarazzo e paura), mi agguanta la valigia e la chiude nel portabagagli, tira fuori dalla tasca una calcolatrice e comincia a digitare dei numeri. 200, fissandomi negli occhi. Sulle prime non capisco. 180, toccandomi una spalla. E’ il prezzo della corsa, bisogna barattare, 150, 120, 80 yuan: affare fatto!

La Pechino che vedo dal taxi è del tutto diversa da quella descritta dai viaggiatori del passato, è caotica, sporca e affollata, mi sembra di vedere tutti i suoi 17 milioni di abitanti; il taxista sempre sorridente, mi insegna una nuova parola: lao wai, straniero o “alieno” (come siamo chiamati), penso sia sempre meglio di spia americana o diavolo straniero, come si era chiamati durante l’era maoista.

Insieme ad altri lao wai alloggio in un ostello in stile cinese, piccolo e sporco, essenziale, ma in un posto bellissimo, in mezzo agli hutong, i vicoli storici dove la civiltà cinese mostra i suoi alti e bassi; queste stradine sono anche loro piccole, sporche e affollate, si imparano subito le abitudini locali. Lo sputare rumorosamente è comune e salutare – “è meglio fuori che dentro” dicono i cinesi – ed il fumare di continuo così come il bere te da una borraccia sempre a portata di mano sembra essere una caratteristica intrinseca di questo popolo.

Anche le case negli hutong sono piccole, sporche e senza bagno: la mattina o la sera le file per usare i bagni pubblici sono ancora comuni, una latrina per terra, senza acqua e senza carta igienica, e ci si lava nel giardino di casa riempiendo una bacinella di acqua; quando non sono abbattute per far posto a freddi palazzoni di dieci piani, queste casette ereditate del passato vengono ristrutturate aggiungendo quello che è considerato un vero e proprio status-symbol, il bagno-doccia.

I ristoranti sono piccoli e con cucine da far venire i brividi, ci si siede e si ordinano quasi sempre le stesse cose, chuar, piccoli spiedini di carne e verdure saltate in padella, il tutto annaffiato con la deliziosa birra Qingdao, a misura unica da 660 ml; costo per un pasto medio, ma abbondante circa 20 yuan, meno di 2 euro…

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