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Archive for ottobre 2011

Si annunciano zero profitti o perdite. Più del 3% andranno in bancarotta. La crisi economica, la stagnazione delle esportazioni e la crescita dei prezzi affligge il 72% delle Pmi. Centinaia di proprietari fuggono e si nascondono, lasciando decine di migliaia di operai senza salario.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Quest’anno i bilanci delle piccole e medie industrie (Pmi) cinesi saranno in perdita o senza alcun profitto. Secondo gli stessi proprietari, la situazione è peggiore di quella della crisi del 2008.
Un’inchiesta condotta nel Guangdong da Alibaba.com e dalla Scuola nazionale di sviluppo dell’università di Pechino mostra che nei prossimi sei mesi il 72% delle Pmi alla foce del Fiume delle Perle avranno zero profitti o piccole perdite, mentre il 3,3% di esse dovrà chiudere i battenti.

Secondo i dati raccolti, in un anno il profitto medio delle aziende è sceso del 30-40%. Allo stesso tempo, il costo dei materiali e della manodopera è aumentato bloccando ogni sviluppo. Il 72% degli intervistati nell’inchiesta afferma che l’innalzamento dei costi è il loro problema più grave. Nell’industria tessile e delle confezioni, i costi sono aumentati dell’80%.

La crisi dell’euro e la stagnazione del’economia Usa ha portato a una diminuzione delle esportazioni, così che molte Pmi lavorano solo al 71% delle loro possibilità.

Le Pmi lamentano la mancanza di crediti da parte dello Stato. Almeno il 53% di esse non hanno mai avuto prestiti se non quelli di organizzazioni extrabancarie. La stretta creditizia del governo sulle banche – per frenare l’inflazione – ha dato un ulteriore colpo allo sviluppo delle aziende.

Dopo la diffusione della notizia, secondo cui a Wenzhou (Zhejiang), almeno il 3% delle Pmi aveva dichiarato bancarotta, il Consiglio di Stato ha promesso di aiutare le aziende con alcuni sostegni fiscali e con possibili prestiti bancari, ma finora non vi sono risultati apprezzabili.

Secondo dati del Consiglio di Stato, le Pmi costituiscono il 99% delle compagnie della Cina e offrono l’80% dei posti di lavoro alla popolazione urbana. Esse contribuiscono al 60% del Prodotto interno lordo e al 50% degli introiti fiscali.

Il destino delle Pmi influenza la stabilità e l’ordine nella società. Negli ultimi 9 mesi, nel solo Zhejiang, 228 proprietari sono fuggiti, lasciando 15 mila operai senza salario, per un ammontare di circa 76 milioni di yuan (circa 7,6 milioni di euro).

Fonte: www.asianews.it

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Roma, 7 ott. (TMNews) – Il governo cinese intende investire 2 mila miliardi di yuan (circa 236 miliardi di euro) fino al 2015 per sostenere lo sviluppo di un’economia a basse emissioni di carbonio con l’obiettivo di ottenere un taglio del 16% delle emissioni di CO2 nel consumo di energia per unità di Pil rispetto al valore del 2010.

Il dodicesimo “Piano quinquennale cinese 2011-2015”, si caratterizzerà per una forte spinta verso la green economy. Saranno messi in atto, tra l’altro, una serie di programmi pilota che interesseranno cinque province cinesi e otto grandi città. L’impegno rivolto a diminuire le emissioni di carbonio nelle aree metropolitane avrà un’importanza cruciale per neutralizzare l’impatto derivante dai fenomeni di urbanizzazione in atto sul territorio cinese.

Nei prossimi tre decenni, si stima che il flusso dell’emigrazione verso le aree urbane coinvolgerà nel continente asiatico e in quello africano una popolazione di 1,7 miliardi di individui.

Fonte: http://www.chinadaily.com.cn/business/2010-11/23/content_11594441.htm

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