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Archive for giugno 2010

Di Francesco Zappa

Un sondaggio apparso su Baidu, il Google cinese, chiede ai suoi utenti per quale squadra faranno il tifo durante i Mondiali sudafricani.
Su un totale di poco piu’ di 5000 voti (corrispondenti allo 0.00039% della popolazione cinese… non stiamo scherzando, fate il calcolo voi stessi) viene fuori che la squadra piu’gettonata e’l’Argentina con il 18% dei voti totali,seguita dalla Spagna con il 17%.

A ruota ci sono Brasile(14%),Germania (13%),Inghilterra (9%),Olanda (8%)e poi l’Italia(7%) che nelle preferenze di questo zeropuntozerozerozerotrentanove di cinesi e’al settimo posto, penultima tra le “potenze” se vogliamo considerare la Francia come tale(per lei il nono posto con il 3%, all’ottavo c’e’il Portogallo con il 4% che se non avesse tra le sue fila Cristiano Ronaldo avrebbe per i cinesi lo stesso appeal dell’Algeria).

Considerazioni in merito: l’amore per le grandi nazionali e soprattutto la passione che i cinesi hanno per gli spagnoli, zero mondiali vinti, nasce soprattutto dalla presenza di “stelle” nella propria squadra.

Con Messi in campo e Maradona fuori, l’Argentina fa presto ad accendere gli entusiasmi dei tifosi a maggior ragione di quelli che il calcio magari lo seguono sporadicamente e, con i tatticismi messi nel cassetto, vogliono vedere la giocata del fuoriclasse che fa divertire il pubblico. Anche la Spagna non delude in questo senso: Xavi, Torres, Iniesta e compagnia bella promettono bel gioco e tanti goal, quello che un cinese dell’Anhui o del Gansu vuole (giustamente) vedere.

Nulla da dire sul terzo posto del Brasile, stupisce la Germania a digiuno di campioni da anni: leggendo i commenti dei votanti poco si viene a sapere sulle motivazioni, in tanti si limitano a scrivero “tifero’Germana” o “forza Germania”, sara’forse il blasone della squadra tedesca che puntualmente non fallisce mai le grandi occasioni arrivando almeno nelle semifinali ad attirare le simpatie cinesi.

L’Italia senza fantasia (ma con Gattuso e Camoranesi a centrocampo,alleluja) paga lo scotto di aver lasciato a casa Cassano e Del Piero (quest’ultimo ormai in pensione pero’ai cinesi piace assai): l’avere in squadra altri fuoriclasse come Buffon e Pirlo serve a poco, un portiere e un centrocampista che non fa “cassetta” non incidono piu’di tanto in Cina e nel cuore dei tifosi. Stiamo quindi dietro l’Inghilterra di Rooney e l’Olanda di Robben e Sneijder, gente che segna, diverte e fa divertire.

Pillole cinesi ai mondiali.

Argentina con il cuore di pietra. L’inviato cinese del Global Times voleva entrare nel ritiro della Seleccion per chiedere un’intervista privata con Mascherano, capitano della squadra, e consegnargli un regalo di compleanno, omaggio dei lettori cinesi e del giornale. Nulla di fatto purtroppo, il ritiro argentino e’un bunker sorvegliato 24 ore su 24 dalla polizia dove non entra nessuno, e al confronto sembra piu’facile ottenere un’intervista con Kim Jong-il.

Ancora nessuna traccia di Mu Yuxin, quarto arbitro e unico rappresentante della Cina ai Mondiali. Vi terremo aggiornati.

Fonte: www.china-files.com

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La Foxcomm che a Yantai alza i salari del 30% e paga gli arretrati ai dipendenti, gli operai della Honda di Foshan che scioperano per ottenere aumenti (e li ottengono) sono segnali di un film di cui, per ora, abbiamo solo il titolo di testa.
Che più o meno suona così: si chiude l’era della Cina low cost. L’epoca del costo del lavoro da Ottocento inglese, del moderno esercito di riserva, del sindacato di regime (quando c’è). Lo stato nascente del capitalismo, che in quel continente ha significato per l’Occidente delocalizzazioni a basso costo e diritti vuoto a perdere, lascia il posto alle dinamiche che hanno fatto la storia nel nostro Novecento.
Per le nostre economie, e per un mercato globale davvero maturo, tutto questo è solo un vantaggio. Un costo del lavoro più alto aumenta il potere d’acquisto dei ceti medi cinesi, significa aree di sbocco oltre che di produzione, più strade per l’export del made in Italy. Il guadagno sul breve derivante dal dumping dei costi si trasforma oggi in un vantaggio di sistema. In un capitalismo più largo che va verso regole più uniformi. Verso una concorrenza più vera in cui vince chi ha più qualità da vendere.

Fonte: www.ilsole24ore.com

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