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Archive for marzo 2009

Il ministro delle finanze Xie Xuren annuncia l’introduzione di incentivi dedicati ai progetti fotovoltaici da 50 kW di potenza e oltre, mentre l’Italia conquista il terzo posto nel mercato mondiale, grazie al boom di impianti in conto energia per il 2008

La Cina è ormai primo produttore al mondo di fotovoltaico con una quota sul mercato internazionale del 27,2%, grazie alla sua capacità in soli pochi anni e partendo praticamente da zero di creare un’industria di alto profilo; eppure per un’industria così prolifica oltre il 90% della produzione sono destinati all’estero, Europa, Usa e Giappone, lasciando dunque alla Repubblica polare ancora una volta solo il lato meno pulito dei processi di fabbricazione ed una capacità fv totale installata di appena 100 MW. Ma nella nuova svolta che Pechino vuol dare alla propria economia il solare è uno dei focal point indiscussi e per questo il Ministero delle finanze cinese ha dichiarato che concederà nuovi incentivi ai progetti fotovoltaici al fine di un’ulteriore apertura nei confronti della crescita del mercato dell’energia solare. Pechino fornirà 2,93 dollari per watt di picco agli impianti da 50 kW e superiori, nella speranza di poter concretizzare la svolta attesa. E per un sistema di incentivi ancora agli esordi ce ne è un altro che sta dando ottimi risultati. E’ il “Conto Energia” italiano che procede a vele spedite, secondo quanto ha riferito i Gestore dei Servizi Elettrici (GSE) nel corso del convegno organizzato nell’ambito di EnergyMed ‘09. Grazie alla potenza allacciata nel solo mese di dicembre, infatti, l’Italia ha raggiunto nel 2008 circa 239 MW di potenza, raggiungendo in totale i 417 MW e collocandosi così al terzo posto nel mercato mondiale per l’anno passato, subito dopo Spagna e Germania. Il GSE ha portato all’evidenza due aspetti innanzitutto che il boom di allacci di dicembre sia da imputare principalmente al passaggio ad una tariffa inferiore del 2% a partire dal 1° gennaio del 2009 ed in secondo luogo come la scelta privilegi il fotovoltaico totalmente o parzialmente integrato (92%) che quello a terra (8%). Le previsioni di crescita sono però caute e valutano ulteriori 430 MW nel 2009 e 650 MW per l’anno successivo; se davvero si raggiungesse quota di 1.200 MW il passo successivo sarebbe l’inevitabile rielaborazione di un nuovo conto energia.

Fonte: www.rinnovabili.it

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Operazione Rete Fantasma, infiltrati 1.300 «computer eccellenti». Spiato anche il Dalai Lama. Ma Pechino nega
GhostNet è al lavoro da due anni. In silenzio, senza destare il minimo sospetto, la «rete fantasma » si è infiltrata in 1.300 computer di 103 differenti Paesi, rovistando tra documenti top secret e password di uffici governativi, ambasciate, archivi. Nel mirino anche le sedi dell’organizzazione in esilio del Dalai Lama a Dharamsala (India), Bruxelles, Londra e New York. Un lavoro da hacker, i «pirati» di Internet. Un vero e proprio assalto che secondo alcuni ricercatori dell’Università di Toronto – che sono riusciti a smascherare la rete – avrebbe origine nella Repubblica popolare.

Ronald J. Deibert, Greg Walton, Nart Villeneuve e Rafal A. Rohozinski del Munk Center for International Studies, secondo il New York Times, non hanno potuto confermare il coinvolgimento diretto del governo di Pechino. Ma altri esperti, Shishir Nagaraja e Ross Anderson dell’Università di Cambridge, sono stati meno diplomatici: «La responsabilità» di questa azione «è della Cina». Secca la reazione: «Sono vecchie storie e vecchie sciocchezze – ha detto il portavoce del console cinese a New York, Gao Wenqi -. Il nostro governo è contrario e proibisce severamente i crimini informatici». Fbi e Cia, informati dell’esistenza di GhostNet, non hanno commentato. Certo appare molto inquietante il fatto che la rete sarebbe ancora attiva. I computer attaccati erano soprattutto in Paesi asiatici, ma è stato monitorato anche, per mezza giornata, un pc della Nato e uno dell’ambasciata indiana a Washington. Secondo i ricercatori l’operazione GhostNet è l’attacco hacker più vasto mai realizzato: le spie elettroniche continuerebbero a infiltrare una decina di nuovi computer a settimana. Particolare ancor più raggelante: gli hacker non solo hanno curiosato negli anfratti di desktop e cartelle segrete.

Abilissimi, sono stati in grado di accendere a distanza le telecamerine inserite nei pc per «osservare» ambienti riservati (e magari agenti del controspionaggio) al di là dell’oceano. Scenario da fantascienza? Forse. Ma la Cina è in grado di trasformare in realtà sceneggiature adatte forse a film della serie Mission Impossible. Un’idea gli americani l’avevano già avuta nella primavera del 2001, dopo la collisione sopra l’isola di Hainan tra un aereo spia Usa e un caccia cinese. Nei giorni seguenti, centinaia di hacker della Repubblica popolare misero a dura prova le difese informatiche di banche e istituzioni americane. Un attacco che il governo di Pechino «non aveva né voluto né provocato». Forse. Ma in Cina, dove Internet è monitorata 24 su 24, pochi dubitano sulla spontaneità dell’azione di pirati informatici. Tanto più che l’esercito dispone di una divisione per la «guerra elettronica» tanto segreta quanto abile. Nel 2007, un altro attacco agli Usa aveva evidenziato un piano minaccioso: gli hacker avevano l’intenzione di impadronirsi dei sistemi di un bombardiere americano. Uno scenario da Dottor Stranamore.

 

Paolo Salom

Fonte: www.corriere.it

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In anteprima al Vis Pathe’ di Campi Bisenzio, giovedi’ 26 marzo l’attesissimo film tutto pratese ‘Cenci in Cina’, opera prima del regista Marco Limberti. 
Prodotto dalla Bellosguardo, societa’ composta da un gruppo di imprenditori anch’essi pratesi con la passione per il cinema, il film racconta la storia di due soci, interpretati da Alessandro Paci e Francesco Ciampi, di una azienda tessile in crisi, la Gobbotex, che corre il rischio di essere ‘inglobata’ dal business di una bella imprenditrice cinese senza scrupoli. Nel ricordo dei nonni dei due protagonisti che fondarono l’azienda negli anni ’50, il racconto torna poi indietro nel tempo, riportandoci nella Prato del dopoguerra, attraverso flashback in bianco e nero. ‘Cenci in Cina’ e’ un film ‘quasi profetico’ considerando che la storia ha preso forma ben due anni fa, all’alba della crisi di cui tutti oggi parlano. ‘Cenci in Cina’ e’ comunque e soprattutto una commedia che fa ridere, un inno alla creativita’ toscana condita da gag e dialoghi scoppiettanti. Cast rigorosamente toscano con Massimo Ceccherini, Barbara Enrichi, Carlo Monni, Laura Pestellini, Novello Novelli, Niky Giustini, Pamela Camassa e molti altri.

Fonte: www.toscanatv.com

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  di Alberto Forchielli*

shanghai3-full(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 12 mar – I mercati osservano il gigante cinese, passando al setaccio le grandezze macroeconomiche nella speranza di segnali di svolta. L’ultimo discorso del Primo Ministro Wen Jiabao aveva lasciato presagire una ripresa veloce. L’ancoraggio della Cina ad una previsione di crescita dell’8% nel 2009 –  ribadita solennemente di fronte al Parlamento – aveva  trainato le aspettative e la fiducia. L’ultima rilevazione sull’andamento dei prezzi va nella direzione opposta. A  febbraio l’indice dei prezzi al consumo e’ calato dell’1,6%  rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, quando aveva toccato il suo massimo, attestandosi all’8,7%. La flessione corrente arriva al termine di un anno di ribassi e per la prima volta dal 2002 rileva una diminuzione assoluta.  Paradossalmente, una riduzione dei prezzi e’ considerata una notizia negativa, analogamente al verificarsi del suo opposto. Il pericolo percepito e’ quello di uno sconfinamento  nella deflazione, con la scoperta della debolezza dell’economia cinese. Insieme ai prezzi, sarebbero attratte  nel declino le altre variabili macroeconomiche ed il paese potrebbe precipitare in una fase depressiva. Ne sarebbe coinvolto, con ripercussioni immediate, l’intero sistema  globalizzato, visto il ruolo di cavaliere bianco, contemporaneamente ancora e traino, che si auspica la Cina assuma. I prezzi sono sensibili alla domanda ed infatti diminuiscono in una fase di ristagno. La domanda e’ tuttavia anche dipendente dalle aspettative ed in questo momento  prevale un generale clima di attesa. È avvertito il timore  di una spirale deflazionistica che tuttavia non sembra  imminente. I consumi in Cina sono notoriamente ridotti, ma  non hanno conosciuto flessioni nella crisi. Tradizionalmente  si tende a non spendere se si attende una riduzione dei  prezzi, con ripercussioni sull’intera domanda aggregata.
Il  Governo sta tentando di contrastare sul sorgere la minaccia.
In questa direzione sono da inserire i provvedimenti che ha  deliberato. Il primo e’ il noto e massiccio piano di  interventi, teso a dare ossigeno alle attivita’ produttive,  soprattutto nella costruzione di infrastrutture.  L’erogazione di credito alle imprese e’ inoltre in continua  crescita. Le banche di stato continuano a non lesinare fondi  alle aziende, con livelli dall’inizio dell’anno superiori a  quelli dei periodi di espansione. Anche le famiglie,  soprattutto nelle zone rurali, sono infine spinte agli  acquisti da incentivi e da esenzioni fiscali. Pechino ostenta fiducia e la Banca Centrale ha dichiarato che non ha  intenzione di cambiare la politica monetaria condotta  finora. È sua convinzione che il calo dei prezzi abbia  un’origine internazionale, che la deflazione sia cioe’ importata. Le materie prime e l’energia che il paese  acquista riflettono la loro oscillazione sui prezzi dei  manufatti, rendendo dunque inefficace un’azione espansiva  interna per contrastarla.

*Presidente di Osservatorio Asia

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CINA. Le relazioni delle imprese al drastico rallentamento della crescita.

Chi ha investito in Cina scruta l’orizzonte, combattutto tra speranza e preoccupazione, confidando in una certezza: continuare a investire in qualità, racconta Rita Fatiguso.
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Fonte: L’mpresa – n°2/2009

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Il caso

di GIORGIO LONARDI

bike_asiaUna fiera fatta apposta per schiudere alle due ruote del made in Italy il ricco mercato del Sudest asiatico. È questo il senso di Bike Asia, la rassegna che si è chiusa pochi giorni fa a Singapore raccogliendo oltre 15 mila visitatori e quasi 1.700 operatori del settore (+10 per cento rispetto all’edizione del 2008). «Sono dati felicemente sorprendenti», osserva Guidalberto Guidi, presidente di Confindustria Ancma (Associazione nazionale ciclo motociclo accessori) «soprattutto per un Salone che era alla sua seconda edizione e che quest’anno vedeva ampliato il suo ruolo, ossia presentare l’eccellenza delle produzioni italiane, non solo delle due ruote, ma anche del vino, della musica, della moda e del turismo».
In effetti, come sottolinea sempre Guidi che è anche presidente di Eicma (la società che gestisce a Milano il maggior salone mondiale del ciclo e motociclo) Singapore è la base ideale per espandersi nel Sud est asiatico, un’area che conta 580 milioni di abitanti. Solo in Indonesia vengono venduti ogni anno oltre 5 milioni di veicoli a due ruote, senza contare la Malesia (433 mila) le Filippine (493 mila) la Thailandia (più di 2,1 milioni) e Taiwan (1,5 milioni). Un mercato enorme, dunque, dove le produzioni italiane sono quasi assenti. Soprattutto in un momento di crisi come questo (a gennaio le immatricolazioni sono crollate del 38%) essere presenti a Singapore con bici e moto di qualità è dunque una scommessa sul futuro.
Ad ogni modo il successo di Bike Asia, come conferma l’attenzione dimostrata dai visitatori qui a Singapore nei confronti dei prodotti italiani di alta gamma (dalle bici Colnago in carbonio da 9 mila euro alla Bimota 3D, dalle Ducati allo Mp3 Piaggio) non è fine a se stesso. Ma costituisce un tassello rilevante nella strategia messa a punto da Guidalberto Guidi per affermare le due ruote made in Italy sui mercati asiatici. Anche perché Bike Asia è partecipata al 50% da Eicma, società a sua volta è controllata dall’Ancma. In questo quadro i risultati della rassegna non solo rafforzano una formula che oltre alle due ruote punta sulla moda, la musica, il vino e sullo stile di vita italiano. Ma potrebbero fare da battistrada ad altre iniziative di segno analogo.
Come racconta sempre Guidi, infatti, l’Eicma è stata contattata dai cinesi per lanciare una nuova grande Fiera in Cina. L’obiettivo: costruire in jointventure a Pechino la maggiore rassegna asiatica delle due ruote. Precisa Costantino Ruggiero, direttore generale di Eicma: «Siamo stati avvicinati da un “Comitato esecutivo per la realizzazione di una fiera della moto”, organizzazione strettamente legata al governo cinese. I dirigenti del Comitato ci hanno detto che sarebbero molto contenti di avere Eicma come partner per lo sviluppo di una grande rassegna internazionale delle due ruote. Ovviamente anche noi siamo lusingati di questo interesse. Adesso la questione è in via di approfondimento. E ci potrebbero essere novità già entro un mese».

fonte: www.repubblica.it

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