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Archive for gennaio 2009

dscf2972“Spendete, spendete, spendete”: lo chiede il partito comunista cinese all’intero Paese. Il nuovo strumento di propaganda su cui sta puntando Pechino per uscire dalla crisi è infatti il consumo patriottico. “Compra un appartamento (possibilmente in contanti) ed avrai aiutato il Paese”; “cittadini e istituzioni devono spendere quello che hanno guadagnato in un anno in consumi”; “non servono le guerre per dimostrare la propria fedeltà al Paese, anche la crisi economica può servire a consolidare l’amore per la Patria: bisogna spendere di più, per aiutare la Cina a uscire dall’impasse“.Frasi di questo tipo si rincorrono sulla maggior parte dei quotidiani cinesi. La classe dirigente si rende conto che di fronte al calo drastico delle esportazioni, l’unica opportunità che ha la Cina per continuare a mantenere un tasso di crescita del prodotto interno lordo superiore all’8% (il valore necessario, a detta degli esperti, per mantenere la piena occupazione) è quello di stimolare i consumi interni. Infarcire la spesa individuale di patriottismo è sicuramente un’ottima strategia in Cina, ma nonostante l’appello venga dalla massima autorità del Paese, non è detto che ottenga l’effetto sperato.

In pochi mesi, la Repubblica Popolare ha visto il tasso di disoccupazione crescere vertiginosamente. Le statistiche ufficiali parlano di un +4,2%, ma quelle che includono anche i lavoratori non regolari stimano una disoccupazione dell’8%. D’altronde, da fine ottobre ad oggi hanno chiuso 670mila fabbriche, e con esse si sono volatilizzati 6,7 milioni di posti di lavoro. Tutti gli anni, in occasione del capodanno cinese, gli operai tornano a casa per festeggiare questa speciale ricorrenza con i familiari. In base al calendario lunare del 2009, il capodanno cade nell’ultima settimana di gennaio, ma ben dieci milioni di lavoratori sono stati rispediti a casa in netto anticipo poichè le fabbriche, rimaste senza ordini, non hanno avuto più bisogno nemmeno della manodopera, e a chi è rimasto le aziende hanno offerto un salario dimezzato.

Come faranno i milioni di disoccupati cinesi a rispondere all’appello patriottico lanciato da Pechino? Per non parlare dei contadini, la cui differenza salariale con gli operai urbani, stimata sui mille euro, continua ad aumentare. Rischiano forse di essere accusati di mancata fedeltà alla bandiera? Probabilmente no, visto che il governo ha pensato di sostenere la vendita di elettrodomestici nelle campagne per mezzo di sussidi. Secondo Pechino, la diffusione di lavatrici, frigoriferi e televisioni nelle zone rurali ne migliorerebbe anche la qualità della vita. Ma i più scettici si chiedono non tanto se i contadini potranno mai acquistarli, ma se la fornitura elettrica delle campagne sarà sufficiente a farli funzionare tutti.

Fonte: www.blog.panorma.it

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capodanno_cinese-726692PECHINO  – Fuochi d’artificio per scacciare lo spirito malvagio, dragoni danzanti per le strade e la sfilata allegorica detta danza del leone portato in giro per le strade cittadine. La Cina si prepara a festeggiare il Capodanno lunare che scatterà questa notte. L’anno del topo cederà il passo all’anno del bue. Il premier Wen Jibao ha fatto visita ai sopravvissuti al devastante terremoto dello scorso maggio in Sichuan.

Tutti in viaggio. Come tradizione, durante la ricorrenza del Capodanno, sono moltissimi i cinesi in viaggio che raggiungono le loro famiglie. Solo ieri, secondo il ministero dei Trasporti, sono stati effettuati oltre 63 milioni di viaggi. Ma la crisi si fa sentire soprattutto per gli spostamenti interni al paese. Infatti, mentre il numero dei viaggi prenotati per l’Europa e l’Australia restano costanti rispetto lo scorso anno, quelli interni al paese si sono drasticamente ridotti. «Il numero di persone che si sposta nel Paese dice un agente di viaggi, Lu Min – è un quarto rispetto a quello dello scorso anno». 
 
E ieri cena record a Liuminying, quartiere di Pechino, dove è stata organizzata una cena con 12mila persone. Il menù prevedeva migliaia di ravioli al vapore realizzati con 400 chili di farina e 1000 chili di ripieno a base di carne e verdure.

Fonte: www.ilmessaggero.it

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dscf3122Era perfino più esuberante di quanto finora indicato la crescita economica della gigantesca Cina, prima che l’intero sistema mondiale si impantanasse nella crisi finanziaria ed economica. Nel 2007 l’ammontare della ricchezza prodotta dal Dragone è stato pari a 25.700 miliardi di yuan, circa 3.500 miliardi di dollari, che corrisponde ad un’espansione di ben il 13 per cento rispetto all’anno precedente, secondo le revisioni statistiche ufficiali diffuse oggi da Pechino.

In precedenza per il 2007 la Cina indicava una crescita del Pil dell’11,9 per cento, mentre il valore di oggi rappresenta la performance più forte del Dragone dal 1994. Inoltre secondo gli economisti implica un risultato storico: il sorpasso della Cina sulla Germania, il cui ammontare del Pil era pari a 3.300 miliardi di dollari nel 2007 – utilizzando a riferimento una media aggiornata sul tasso di cambi – salendo al terzo posto tra le maggiori economie mondiali. E per scalare un altro gradino, scalzando il Giappone, potrebbero bastare tre o quattro anni.

Resta invece più un miraggio l’eventuale sorpasso sugli Usa, per non parlare dei dati sul Pil procapite – quelli in cui il valore di un’economia viene diviso per l’intera popolazione: in questo caso i cinesi restano lontanissimi da qualunque paese avanzato. E gli entusiami nazionali per il dato 2007 rischiano di essere smorzati anche dalle necessità più immediate che l’amministrazione cinese deve affrontare: mantenere il più possibile intatta questa vigorosa crescita in un contesto di pesantissimo rallentamento globale e recessione nei paesi industrializzati che sono sbocchi chiave per il suo enorme export.

La maggior parte del miliardo e trecento milioni di cittadini che conta la Cina restano poveri e Pechino considera la crescita un fattore cruciale per combattere la povertà. Il 2008 è stato nettamente meno esplosivo del 2007: secondo le stime di economisti indipendenti la crescita del Pil ha rallentato al 9 per cento e per il 2009 non supererà il 6 per cento. Lunedì scorso il superindice previsionale sull’economia dell’Ocse ha segnalato proprio per la Cina la seconda peggiore flessione tra i paesi monitorati.

Temendo proprio per la crescita, Pechino ha già varato il più massiccio piano a livello mondiale di sostegno all’economia, pari a 4.000 miliardi di yuan, o 445 miliardi di euro, perfino più consistente di quanto mobilitato dagli Stati Uniti, epicentro della crisi. E proprio oggi le autorità hanno approvato una nuova serie di misure che puntano a sostenere la domanda di auto – agevolazioni fiscali per le case del celeste impero, anche loro in crisi – assieme ad aiuti per il settore siderurgico.
In ogni caso secondo Ting Lu, economista di Merrill Lynch, i nuovi dati sul Pil riflettono in maniera più veritiera la posizione raggiunta dal gigante giallo nel contesto mondiale. «Penso che alla Cina ci vorranno solo tre o quattro anno per superare il Giappone e diventare seconda economia mondiale».

Resta più lontano il vertice: sempre nel 2007 l’ammontare del Pil degli Stati uniti era stato pari a 13.800 miliardi di dollari, mentre il Giappone aveva raggiunto 4.400 miliardi. Inoltre, se in termini assoluti la Germania è stata superata, ben diversa è la situazione se guardata in termini di ricchezza pro capite. A ognuno dei circa 85 milioni di tedeschi corrispondono 38.800 dollari sul 2007, mentre diluito per gli innumerevoli cinesi il Pil 2007 si riduce ad appena 2.800 dollari a testa.
Secondo Lu potrebbero volerci decenni per la Cina per colmare il gap produttivo con gli Usa, anche nell’ipotesi irrealistica che l’economia americana rimanesse ferma ai livelli attuali «ci vorrebbero oltre 20 anni per il sorpasso – ha rilevato – è un orizzonte temporale così distante che è davvero azzardato fare previsioni».

«Il sorpasso sulla Germania – ha commentato a Il Sole 24 Ore Radiocor il presidente di Osservatorio Asia, Alberto Forchelli – non desta sorprese. La Cina ha negli anni inanellato una serie ininterrotta di successi e quest’ultima performance appare fatidica. Se le previsioni saranno rispettate il Giappone sarà raggiunto in 5 anni e gli Stati Uniti in 30. Quando la Cina sarà la prima economia al mondo, la classifica sarà coerente con le dimensioni. Finora il paese ha scontato una bassa produttività che moltiplicava, con risultati modesti, un immenso bacino di forza lavoro. Da quando le dotazioni del paese sono migliorate, le macchine si sono accoppiate alle braccia, la Cina è diventata un Dragone. È automatico scalare le classifiche quando si è i primi produttori mondiali di acciaio e di prodotti agricoli. Quando la supremazia riguarderà l’elettronica, la cantieristica, l’automotive, l’apice sarà raggiunto. C’è da sperare che per quel tempo la Cina sia stata finalmente invitata al G8».

I balzi in avanti della Cina sul fronte economico sono stati innescati dopo le profonde riforme lanciate nel 1979 dallo storico leader Deng Xiaoping. Allora la sua economia valeva appena 300 miliardi di dollari, nemmeno un decimo del dato 2007, secondo le cifre del Fondo monetario internazionale.

Fonte: www.ilsole24ore.com

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(ASCA-CORRIERE COM.) – A fine 2008 erano 298 milioni gli utenti Internet cinesi: il 41,9% in piu’ rispetto alla fine del 2007. A renderlo noto il Centro di Informazione su Internet, che fa capo al governo, dalla pagine del quotidiano China Daily. Nello specifico il 90% degli internauti cinesi naviga in banda larga, la quale puo’ vantare una penetrazione pari al 22,6% (ben al di sopra della media di penetrazione mondiale che non supera il 21,9%).
A fine 2008 erano invece 117 milioni gli utenti di telefoni cellulari con un aumento del 113% rispetto allo stesso periodo del 2007. La Cina, che nel 2006 aveva 123 milioni di utenti Web, ha superato a febbraio 2007 gli Stati Uniti, fino ad allora il paese con il maggior numero di navigatori (210 milioni), raggiungendo i 221 milioni.

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L’Ice ha messo a punto per il 2009 un piano promozionale da 185 milioni. Usa, Russia, India, Cina e Brasile sono i Paesi sui quali punterà il «made in Italy». Lo ha detto il sottosegretario al Commercio estero, Adolfo Urso, al termine del cda Ice che ha anche approvato la riforma. «Il piano – ha spiegato Urso – è stato rivisto alla luce della grave congiuntura internazionale per consentire all’Ice di resistere. È un vero e proprio piano anticrisi che serve a essere presenti in Paesi in cui ci sarà la ripresa prima di altri».
Fonte: www.ilgiornale.it

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di Pier Paolo Flammini 
 
L’architetto sambenedettese tra i protagonisti della terza Biennale di Architettura di Pechino, al fianco dei rinomati Renzo Piano, Massimiliano Fuksas, Vittorio Gregotti. Mentre nella sua città natale…

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – C’è un architetto sambenedettese il cui nome sta facendo il giro del mondo – perché il mondo è in quel nuovo epicentro del turbo-capitalismo che risponde al nome di Cina, Pechino, o Beijing, come la chiamano da quelle parti – e che, nemo propheta in patria, nella sua città natale è totalmente dimenticato, vituperato quasi, invece, per quel piccolo gioiellino architettonico che è stata la ristrutturazione dell’Istituto Alberghiero (tanto per far capire che nella nostra città, quando il saggio indica la luna, gli stolti nemmeno guardano il dito: proprio non guardano nulla).

Eccolo, Enzo Eusebi, fresco protagonista della terza edizione della Biennale di Architettura di Pechino, che si è svolta dal 24 ottobre al 6 novembre – proprio nei giorni, guarda un po’, in cui a San Benedetto ci si arrovellava sul “caso” Ballarin, dove la Fondazione Carisap schierava la totemica architettura di un archistar come Bernard Tschumi, ignara (possibile?) che proprio Eusebi fu il primo a riprogettare la funzionalità dell’area, qualche anno fa.

Ecco come veniva presentata, da quelle parti, nella Cina che nel 2009 sarà ancor più vicina, la Biennale, nella relazione dell’Ice: «Lo spazio allestito dall’Istituto per il Commercio Estero, progettato dagli architetti Cesare Casati e Giorgio Scianca, illustra le multiformi espressioni del linguaggio architettonico italiano attraverso le immagini delle opere di 25 architetti contemporanei – tra cui Renzo Piano, Dante Benini, Enzo Eusebi, Mario Cucinella, Pier Paolo Maggiora, Massimiliano Fuksas, Manfredi Nicoletti e Vittorio Gregotti – impegnati a dialogare con le altre lingue del mondo. Le immagini delle opere appaiono su 4 totem-monitor oltre che su una moltitudine di visori per diapositive».

«Momento focale della partecipazione italiana è stato il Seminario Italian Architecture Day, organizzato dall’Ice e svoltosi il 29 ottobre, che ha descritto le principali realizzazioni degli architetti italiani nel mondo – continua la nota stampa – Agli interventi istituzionali hanno fatto seguito i contributi di autorevolissimi architetti italiani, i quali, davanti ad una platea di oltre 250 esponenti delle Istituzioni cinesi, del mondo universitario, dell’imprenditoria immobiliare e degli ambienti del design e dell’architettura, hanno illustrato tre diversi percorsi di dialogo tra l’architettura italiana e la cultura e le committenze straniere».

Scrive ancora l’Ice: «Dante Benini, dopo aver portato alcuni esempi di recupero urbano, si è soffermato sul progetto di creazione di una new city a Nizhny Novgorod, per la quale la Giuria russa ha prescelto il suo Masterplan. Enzo Eusebi ha riaffermato il dovere etico dell’architetto di praticare il proprio mestiere con senso di responsabilità sociale, affinchè l’architettura del terzo millennio non sia a vantaggio di pochi bensì favorisca tutta l’umanità al di là delle condizioni economiche. Vi èstata infine la testimonianza di una importante realtà industriale italiana da tempo operante in Cina – iGuzzini – rappresentata da Massimilano Guzzini» (altra impresa marchigiana, ndr).

Fonte: www.sambenedettoggi.it

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