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Entro il 2020

(ANSA) – ROMA, 23 NOV – La Cina ampliera’ di 20.000 km la rete ferroviaria nelle regioni occidentali entro il 2020. Rientra nel programma per la modernizzazione. Dall’avvio della strategia, il chilometraggio delle ferrovie nell’ovest e’ aumentato del 50% raggiungendo i 30.000 km alla fine del 2008, pari a circa il 36% del totale nazionale. Grazie alle nuove linee sara’ lunga complessivamente 50.000 km, per un totale nazionale di 120.000 km.

Fonte: www.borsaitaliana.it

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E’ la ferrovia più’ alta, la più’ costosa e la più’ controversa del mondo e non poteva che essere cinese: la linea del Qinghai-Tibet o treno del cielo come la inauguro’ Mao Zedong.

 

La Ferrovia del Tibet è la prima e l’unica ferrovia che collega il Tibet alle altre città cinesi., da Pechino a Lhasa ci vogliono circa 48 ore per coprire i suoi 4064 km.

 

Il tratto più’ <<impegnativo>> e’ quello che collega Golmud con Lhasa, qui la ferrovia poggia per lunghi tratti sul permafrost, uno strato di ghiaccio permanente; questa parte del percorso e’ oggi caratterizzata dall’avere l’80% del percorso a quota superiore ai 4000 metri e tocca quota 5072 presso il passo di Tanggula.

 

Quest’ultimo tratto e’ costato <<più’ di 3 miliardi di dollari>> secondo fonti ufficiali, ovvero quelle del partito comunista; ma sfiorerebbe i 4 miliardi secondo fonti non ufficiali.

 

Tutti questi dati rendono i cinesi orgogliosissimi di avere costruito una simile opera e i tibetani sempre più’ critici e impauriti di questa cinesizzazione forzata, iniziata con la rivoluzione culturale circa quarant’anni fa’.

 

I cinesi dicono che la ferrovia contribuirà’ allo sviluppo della regione Tibet (sono previsti circa un milione di turisti all’anno!) e i tibetani dicono che la ferrovia non solo distrugge un ecosistema rimasto inalterato per secoli, sconsacra con tunnel e ponti montagne e mette a dura prova l’esistenza dell’antilope tibetana (gia a rischio di estinzione) ma soprattutto, dicono, servirà’ per portare via dal Tibet le risorse di cui la regione e’ ricca (l’oro in primis); sta di fatto che il treno del cielo e’ l’ultima imposizione di superiorità’ della Cina sul Tibet.

 

Per 860 Yuan (circa 80 Euro) si prenota una cuccetta <<dura>> posto a mezza altezza, da dividere con altri cinque compagni di stanza; in Cina non ci sono delle vere e proprie classi, si comprano sedili e cuccette morbidi o duri.

 

La propaganda pubblicizza il treno come un gioiello di tecnologia, con vagoni pressurizzati con divieto assoluto di fumo, vetri anti UV e bocchettoni dell’ossigeno che in caso di bisogno possono aiutare chi soffre l’altitudine.

 

La realtà’ e’ ben diversa: il capo-vagone fa firmare a tutti un foglio in cinese che attesta la buona salute, ne mostra uno compilato e dice di copiarlo esattamente nello stesso modo.

 

I vagoni sono si’ pressurizzati ma le finestre dei cessi cono aperte dando cosi’ l’addio alla ben amata pressurizzazione; ad ogni fine ed inizio carrozza ci sono gruppi di cinesi che fumano animatamente e che lasciano sugli scalini cicche e sputi; l’ossigeno esce rumorosamente da bocchettoni posti in posti più’ inimmaginabili: sotto le sedie del ristorante o nei corridoi a circa due metri da terra.

 

L’arrivo a Lhasa e’ deprimente: la stazione ferroviaria e’ una copia in stile moderno del Potala (il monumento più famoso del Tibet, nonché’ residenza invernale dei Dalai Lama); un altro modo per affermare la superbia cinese sui tibetani.

 

Luca Meriano

fonte: notodoze.blogspot.com

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