Addio mia concubina
Il titolo è preso da un’opera cinese dei primi del Novecento, scritta da Mei Lanfang. Il regista cinese Chen Kaige vive a New York, trapiantato da vero intellettuale. E il film, un affresco politico nascosto sotto la patina del melodramma, media la cultura cinese con lo stile registico occidentale. Non è certo una pecca, specialmente se il risultato, come in questo caso, è lusinghiero. Due bambini diventano amici mentre apprendono la durissima arte dell’attore. Infatti in Cina per calcare il palcoscenico si deve sottostare a regole durissime. Una volta scelti come attori per una famosa opera con protagonisti un re e la sua concubina le loro vite cambiano. L’attore che interpreta il personaggio femminile si immedesima a tal punto da diventare geloso e pericoloso quando l’amico si innamora di una prostituta. Tra intrecci politici e sentimentali si giunge alla tragedia. Bravi tutti gli interpreti principali, soprattutto Leslie Cheung e Gong Li, e una lode al direttore della fotografia, Gu Changwei.
Regista: Chen Kaige
Figlio d’arte, è uno dei più rappresentativi e conosciuti cineasti della cosiddetta «quinta generazione», cresciuti all’Istituto Nazionale di Pechino dopo la rivoluzione culturale. I suoi film, caratterizzati da una decisa critica nei confronti degli eccessi del regime maoista, hanno ottenuto importantissimi riconoscimenti in vari festival internazionali e nel 1988 a Rotterdam il suo nome è stato inserito nella lista dei 20 più promettenti registi del futuro. Ha esordito nel 1984 con Terra gialla e, dopo La grande parata (1986) e Il re dei bambini (1988), ha realizzato La vita appesa a un filo, che gli ha procurato favorevoli critiche a Cannes ma anche molte grane in patria. La sua consacrazione mondiale, anche a livello di pubblico, è avvenuta con Addio mia concubina (1993), ritratto di quasi 40 anni di storia cinese, dall’invasione giapponese agli anni Settanta, percorsa attraverso la vita di due attori dell’Opera di Pechino. Con questo film ha vinto la Palma d’Oro a Cannes, sia pure ex aequo con Lezioni di piano di Jane Campion. Nel 1996 ha realizzatoLe tentazioni della luna, ambientato nella Shanghai degli anni Venti, seguito, nel 1998, daL’imperatore e l’assassino, sulle origini della Cina, un kolossal storico elegante e stilisticamente impeccabile.
Laterne Rosse
Tratto dal romanzo Mogli e concubine di Su Tong, ambientato nella Cina del Nord dei primi anni ‘20, è la storia di una studentessa povera che interrompe gli studi per diventare la quarta moglie, dunque concubina, di un ricco signorotto. Situata in un bellissimo edificio di articolata struttura architettonica, è una dolente sinfonia in rosso minore sulla condizione femminile, il rapporto dei sessi, le logiche del potere dove lo splendore formale si coniuga col rigore morale e l’asciuttezza narrativa. Leone d’argento alla Mostra di Venezia, non distribuito nella Cina Popolare.
Non UNO di MENO
Una maestrina (con o senza la penna rossa) va in cerca della pecorella smarrita, lo scolaretto scomparso dalla sua classe. La classe di Yimou non è acqua, anche con un soggetto deamicisiano. Uno di quei film fatti apposta per vincere il Leone a Venezia. Cosa che si è puntualmente verificata. Dalle opere in costume, Lanterne rosse, ai soggetti contemporanei, lo stile perde un po’.
Regista: Zhang Yimou (sarà anch
e il regista generale della cerimonia dell’apertura delle Olimpiadi 2008 Pechino). La ribellione senza ribellione. Un conflitto senza armi e sangue, giocato solo sull’arrivo del messaggio che deve spezzare le catene del conformismo culturale per la nascita di una nuova ideologia, non certo quella imposta dal regime comunista cinese, ma una nuova visione delle cose, un nuovo modo di vivere che nasce dentro ogni uomo e si colora, film per film, messaggio per messaggio, come un folgorante affresco, sia esso intimista o storico, fantastico o reale. Eccolo, dunque, il combattente numero uno. Il guerriero più abile di tutta la Cina: Zhang Yimou, uno dei più grandi esponenti della Quinta Generazione, ovverosia di quel gruppo di autori cinesi che, raccoltisi negli studi Xi’an, hanno scelto il cinema per esprimere ciò che non compariva in una sola pellicola: l’esigenza di libertà e la critica di un sistema politico totalitario e repressivo. Il tutto senza abbandonare la discreta tenerezza umana, incarnata dal volto femminile e che porta, storicamente, lo sguardo di Gongli.


Salve
quanto a filmografia forse c’è qualche cosina di un poco più recente: Red Cliff (Chi Bi) è ritenuto il più grande colossa d’Asia, per la regia di John Woo.
E’ un film epico che ho trovato straordinario. Ne ho veduta solo la prima parte che termina prima del verificarsi della battaglia della Scogliera Rossa. La release della seconda parte è attesa per inizio 2009.
Temo che in Italia il film non verrà mai distribuito, siamo ostaggi delle “vacanze di natale”.
Il cast del film è composto da: Tony Leung Chiu Wai, Takeshi Kaneshiro, Chang Chen, Zhang Fengyi.
La distribuzione è Eagle Pictures, è un film di produzione cinese del 2008 ed è ambientato nell’Anno 208, al termine della dinastia Han.
Riporto la traccia della storia
“Cao Cao, primo ministro, riesce a convincere l’imperatore che dichiarare guerra ai regni confinanti di Shu e di Wu dell’Est sia l’unica soluzione per riunire tutta la Cina.
Ne scaturisce una campagna militare di una vastità disarmante, condotta da Cao Cao in persona. I due regni, vittime dell’attacco, si alleeranno per bloccare l’offensiva, dando origine ad una grande guerra, combattuta sia via terra, sia via acqua, nel fiume Yangtze.
Il tutto avrà il suo culmine nella Battaglia delle Scogliere Rosse, la quale segnerà il futuro dell’intera Cina.”
sono restato colpito da “lanterne rosse” per la fluidità del
racconto, come per la sua drammaticità e realtà