E l’Italia non si rende conto dell’importanza dell’evento Roma, 4 lug. (Apcom) – Dieci anni fa un presidente cinese sbarcava in Italia: era Jiang Zemin, araldo di un paese in sviluppo percepito come una minaccia commerciale. Ci sono voluti altri dieci anni per arrivare alla visita di Hu Jintao, che sbarcherà domenica a Roma per una settimana italiana fra affari, visite culturali e il G8 dell’Aquila (dove la Cina partecipa nel gruppo dei 5 grandi paesi emergenti), leader di un paese in esplosione economica che tutto il mondo considera ormai un territorio di opportunità. L’arrivo del presidente Hu è vissuto come una grande occasione nei ranghi del governo, e fra gli imprenditori che lunedì all’Hotel Hilton verranno a centinaia a incontrare i colleghi cinesi, in un forum organizzato da Confindustria. Ma la stampa se ne è occupata troppo poco e anche il paese Italia non ha nozione dell’importanza dell’evento, secondo Cesare Romiti, il presidente della Fondazione Italia-Cina. La visita di Hu è “la ricaduta indiretta più importante dello svolgimento in Italia del G8″ secondo Gianni De Michelis, presidente del Comitato strategico della Fondazione Italia-Cina, che ha tenuto un incontro stampa insieme a Romiti e al viceministro Adolfo Urso. I dati li ha offerti proprio il viceministro. La Cina ha grande liquidità, quantificabile in oltre 100 miliardi di dollari, risorse fresche “pronte per essere investite in Europa”. La Cina è cruciale perché in tempi di crisi, il sud est asiatico è la zona del mondo che emerge meglio e questo è vero soprattutto per la regione ‘Cindia’ – che include quasi la metà della popolazione mondiale. Se l’anno prossimo il Pil medio del mondo scenderà di 2 punti, la Cina la crescità sarà del 7% e in India attorno al 4%: meno degli anni precedenti ma non in rosso. Ma l’essenziale della Cina oggi è che il grande produttore di merci a basso costo che invadevano i nostri mercati sta diventando un paese che conosce l’importanza di stimolare i consumi interni, anche in funzione anti crisi. Questo si traduce in investimenti allo sviluppo e incentivi per prodotti cinesi come gli elettrodomestici. In questo immenso mercato l’Italia, sia pure in grave ritardo rispetto a parecchi paesi europei, comincia a introdursi: in maggio, l’export italiano nei paesi esterni all’Ue ha visto una contrazione di quasi il 20% ma in Cina ha visto una crescita di quasi il 19%, soprattutto di macchine e di utensili di precisione. L’obbiettivo della “shopping mission” cinese è insomma riequilibrare la bilancia commerciale fra Cina e Italia che al momento vede un forte passivo. Nel 2008 l’Italia ha esportato beni per 6,5 miliardi di euro (in crescita del 2,5%) e ne ha importati per 23,5 miliardi di euro. Fra i settori dove l’Italia può sperare di avere maggiori contatti sul mercato cinese ci sono il lusso e il turismo. “Si calcoli che in Cina si contano oggi 80 milioni di ricchi e 300 milioni che appartengono alla classe media cinese” ha detto Urso. Il mercato cinese però, sottolinea Urso, si rivolge soprattutto alle macchine utensili per i prodotti di lusso oltre ai prodotti finiti del Made in Italy. Urso ha ricordato che nel 2008 l’Italia è stata la prima sede di destinazione del turismo cinese, nonostante ci siano pochi voli diretti rispetto a quanti ne esistono fra la Cina e altri paesi europei.
Fonte: www.apcom.net
