L’Eifi, che raccoglie 86 aziende europee produttrici di fastener, ha denunciato alla Commissione europee le sleali misure di dumping praticate dalla Cina per la commercializzazione di viti e bulloni, chiedendone un intervento
Lo spettro della micidiale concorrenza cinese potrebbe fare un’altra vittima, falcidiando la produzioni di bulloni e viti. E nemmeno i trafilati, i tubi e la vergella (barra di acciaio semilavorato) possono dirsi al sicuro in questi tempi di crisi acuta dall’ombra lunga di Pechino.
La denuncia in realtà ha origine in tempi non sospetti, il 26 settembre 2007, quando l’Eifi, Associazione europea produttori di fasteners (viti e affini), ha presentato alla Commissione Europea una denuncia antidumping contro le importazioni di viteria e bulloneria provenienti dalla Cina. A sostenerla 86 aziende localizzate in Francia Spagna Italia Germania Polonia Gran Bretagna Svezia e Portogallo. L’accusa contro le cugine “made in China” è quella di essere commercializzate in regime di dumping: vendute cioè ad un prezzo medio più basso rispetto a quello praticato sul mercato domestico, inferiore addirittura al prezzo della materia prima utilizzata nella produzione dei fastener.
La decisione dell’Eifi è stata motivata dalla preoccupante perdita di quota di mercato dei produttori europei registrata negli ultimi anni, che ha avuto come risultato una minor utilizzazione degli impianti, con ricadute negative sui risultati aziendali e sui livelli occupazionali. Dal 2004 al 2007 si stima che la perdita occupazionale è stata pari a circa 3.800 unità in un settore che direttamente o indirettamente dà lavoro a circa 70.000 addetti. Senza contare poi i danni che dalle viti e dai bulloni si propagheranno a monte e a valle della catena di produzione: dalle acciaierie alle società che fabbricano le attrezzature, dalle società che operano nel settore dei trattamenti superficiali a quelle produttrici dei confezionamenti e dei trasporti. Nessuna potrà fare sonni tranquilli.
Ristabilire le condizioni di mercato significherebbe per l’industria europea del settore aumentare i volumi produttivi (gli impianti sono oggi utilizzati al 50%), con importanti e positive ricadute sui costi ed una evidente stabilizzazione dei prezzi verso il consumatore finale. Il ricorso, esaminato attentamente da Bruxelles nei mesi scorsi, ha dato esito positivo. La Commissione ha riconosciuto completamente le istanze dei produttori denuncianti, evidenziando in particolare come il livello di dumping sia elevato ed i benefici non ricadano sull’utilizzatore finale ma sulla rete di intermediari operante nella distribuzione del prodotto.
Nei prossimi giorni il Comitato Antidumping che a Bruxelles riunisce i rappresentanti dei 27 Stati membri discuterà e voterà il documento della Commissione. Un voto favorevole permetterebbe di ristabilire sul mercato condizioni di fair trade per tutte le aziende del settore.
fonte: www.lastampa.it
