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Un istituto virtuale che sviluppera’ la collaborazione scientifica tra l’Italia e la Cina in un settore in cui il nostro paese e’ all’avanguardia nel mondo.  L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e l’Istituto per la Fisica delle Alte Energie (IHEP) di Pechino hanno ratificato, in un incontro a Roma, il loro protocollo di accordo per la ricerca e per la formazione dei giovani. Una collaborazione che entrera’ nell’agenda del prossimo viaggio del ministro Profumo in Cina a giugno.
  L’insieme delle concrete iniziative comuni costituira’, appunto, una sorta di Istituto virtuale unico di ricerca: anche per questo un italiano andra’ a Pechino, presso l’IHEP, a rappresentare stabilmente l’INFN e coordinarne i rapporti con gli omologhi cinesi. L?incontro di Roma ha messo in luce il forte interesse cinese a realizzare esperimenti congiunti su neutrini e materia oscura ai Laboratori del Gran Sasso e da parte italiana un analogo interesse per il laboratorio cinese di Dayabay. Si collaborera’ anche sulla fisica degli acceleratori e il computing (approfondendo il lavoro comune che si sta gia’ facendo sulla GRID). La collaborazione continuera’ anche su esperimenti gia’ avviati come ARGO (che si trova sull’altopiano tibetano) e AMS, il rivelatore di raggi cosmici che e’ stato portato un anno fa sulla Stazione Spaziale Internazionale.
  Un discorso a parte riguarda la formazione, sia per i giovani dottorandi che per il post-doc. INFN e IHEP hanno gia’ scambi di giovani ricercatori (sono presenti ad esempio giovani cinesi ai laboratori di Frascati e del Gran Sasso), ma i due istituti vogliono approfondire questo impegno comune, utilizzando per questo anche il neonato Gran Sasso Science Institute, la nuova scuola sperimentale di dottorato internazionale di cui l’INFN e’ il soggetto attuatore.

Fonte: www.agichina24.it

L’Area Liangjiang della Municipalità di Chongqing è stata costituita nel 2010 come nuova are di sviluppo industriale e di ricerca nel settore biomedicale. Risulta la terza area di sviluppo in Cina dopo la Nuova Area Pudong di Shanghai e la Nuova Area Binhai di Tianjin.

Il 25 aprile la Municipalità di Chongging ha stipulato un accordo con un gruppo di sei rinomati esperti internazionali e domestici guidato da K.Barry Sharpless, insignito del premio Nobel per la chimica nel 2001, per creare nell’area Liangjiang un piano di sviluppo nel settore medicale e dell’industria della salute. In particolare dovrà essere predisposto un sistema di supporto per la valutazione tecnologica per il trasferimento in loco di tecnologie innovative, investimenti rispondenti agli standard di entrata sul mercato e di gestione manageriale per permettere alle società insediate competitive sul piano globale.

Il team di esperti supporterà inoltre il piano di sviluppo per nuove medicine adatte sia per il mercato cinese che per quello internazionale in modo da rendere solide le fondamenta della locale industria biomedicale.

L’obiettivo che si intende conseguire nel periodo 2012-2015, 12° Piano quinquennale, è quello di realizzare un fatturato industriale di circa 50 miliardi di RMB (circa 7,9 miliardi di USD).

Fonte ACCADEMIA EURASIA

Il futuro della Cina

Siamo così concentrati sui nostri problemi che non ci accorgiamo, a volte, che anche in altre aree del mondo sarebbe necessaria una stagione riformatrice.

Si è tenuta a Shanghai, a inizio marzo, una conferenza organizzata dalla Banca Mondiale nella quale è stato presentato e discusso il rapporto Cina 2030 sulle prospettive a medio termine dell’economia cinese.

La domanda centrale era: riuscirà la Cina a diventare un paese ad alto reddito nell’arco dei prossimi due decenni?

Il Rapporto prevede che nella seconda metà di questo decennio la crescita dell’economia cinese rallenti verso il 7 per cento annuo (dall’8,5 attuale) per poi  scendere al 5 per cento dal 2026-2030. Questo rallentamento, in linea con le stime del DRC (Development Research Centre, un centro studi del governo cinese), dovrebbe consentire alla Cina di diventare la prima economia mondiale e un paese ad alto reddito, secondo la definizione del DRC, vale a dire un paese con un reddito procapite paria 16.000 dollari USA (molto basso se confrontato con i 34.000 dollari USA del reddito procapite italiano nel 2010).

Ma per poter raggiungere questo obiettivo la Cina dovrebbe realizzare una lunga lista di riforme strutturali, si argomenta nel Rapporto della Banca Mondiale. Lo stato cinese dovrebbe ridurre i controlli sui mercati dei capitali (i tassi di interesse in Cina sono infatti fissati per decreto e non sulla base dell’agire dei mercati); il mercato del lavoro è sottoposto a forti regolamentazioni, soprattutto di limitazione della mobilità dalle campagne; la terra è soggetta a vincoli ed espropriazioni statali. I settori industriali inoltre sono dominati da imprese statali. Va inoltre riequilibrato il rapporto tra investimenti e consumi. Al momento i governi locali cinesi cercano di incoraggiare gli investimenti di produttori stranieri e di imprese statali offrendo terra a basso costo (spesso espropriata ai contadini), tasse locali molto ridotte e energia elettrica sotto costo. La crescita cinese ha finito per essere quasi interamente trascinata dagli investimenti con un elevato costo in termini ambientali. L’inquinamento, l’avvelenamento delle falde acquifere, la distruzione delle risorse naturali in Cina ha pochi eguali nel mondo. Una riforma fiscale e programmi di risanamento ambientale sono tra le priorità del Rapporto.

Il forte squilibrio verso l’accumulazione di capitale lascia al lavoro una fetta di reddito nazionale esigua e questo genera una forte disuguaglianza. I bassi salari e l’assenza di un sistema pensionistico e di welfare fanno si che la domanda interna sia molto compressa. La Cina esporta massicciamente e i cinesi però non si arricchiscono, in media, come potrebbero. Questo fa sì che la domanda che la Cina esercita verso il resto del mondo è molto ridotta in rapporto al suo peso mondiale.

La Cina accumula giganteschi surplus di bilancia commerciale che però mettono a rischio le relazioni con gli altri paesi (USA e UE innanzitutto).

La domanda allora è: ce la farà la futura classe dirigente cinese a mettere in pratica questa agenda riformista? E se fallisse?

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Si è da pochi giorni concluso lo study tour del corso Move to China che ha portato i 12 giovani partecipanti a Shanghai.Obiettivo della missione: far toccare con mano la realtà economica cinese attraverso visite in aziende produttive e commerciali, società di consulenza e incontri con le istituzioni più rapresentative in loco. Tra le aziende che hanno accolto la delegazione: Magneti Marelli, Tod’s, Technogym, Liu Jo, The Blenders, Fabbri 1905 e molte altre. Opportunità e networking. Queste le parole chiave del Move to China Study tour 2012.

Per ulteriori dettagli visita la pagina del corso

Nasce una nuova collaborazione tra la Camera di commercio italiana in Cina e Move , l’area specialistica di Cofimp dedicata ai giovani,  nell’ambito del progetto Move to China arrivato alla sesta edizione. Protagonisti i 12 partecipanti al corso che 18 al 26 febbraio, grazie al viaggio studio nel distretto di Shanghai, avranno la possibilità di  incontrare aziende italiane che hanno progetti di internazionalizzazione in Cina. Leggi la notizia.

 

ImmagineScritto da: Marco Del Corona alle 08:25 del 19/01/2012

Il fenomeno è in atto da tempo ma il rallentamento dell’economia cinese e la sofisticazione progressiva della produzione lo mettono in luce con ruvida nitidezza. Nella Repubblica Popolare la stagione dei salari omogenei (omogenei al ribasso, s’intende) è estinta.

PAGHE MINIME Dal 1° febbraio Shenzhen, metropoli simbolo del boom cinese, avrà i salari minimi più alti della Cina: 1.500 renminbi al mese, quasi 190 euro. Da questo mese Pechino ha portato la soglia obbligatoria ad almeno 1.260 renminbi. Nel novembre scorso, il ministro competente Yin Weimin aveva calcolato che nel solo 2011 la paga minima era cresciuta mediamente del 22% in tutto il Paese grazie agli interventi di 24 province. E la Foxconn, famigerato colosso taiwanese che sforna iPad e iPhone, ha talmente articolato la sua produzione, sparsa tra 27 stabilimenti anche all’interno, che ha diversificato anche le paghe, aumentate sì su larga scala però di più per chi non scappa dopo sei mesi.

RAGIONEVOLEZZA Cambiano i mercati, la geografia, le politiche. Non esiste, insomma, un paradigma elementare. S’impongono, al contrario, letture contraddittorie. In novembre il Southern Daily, giornale relativamente spregiudicato, spiegava che gli aumenti di stipendio non si traducono automaticamente in condizioni migliori per gli operai perché occorre valutare mille variabili, come le forme di welfare accessibili. E lo stesso Quotidiano del Popolo non sottovalutava le incognite di un costo del lavoro in ascesa, avvertendo nel 2010 che occorre esercitare un’”equilibrata ragionevolezza”. Inoltre, la ristrutturazione dei salari in una stessa azienda moltiplica le occasioni di frustrazione, rivendicazione e scontro, come la Foxconn pare insegnare.

VIAGGIO A SUD Esattamente vent’anni fa, dal 18 al 21 gennaio, Deng Xiaoping compiva il leggendario “viaggio nel Sud” che lanciò definitivamente le riforme e avviò l’ascesa formidabile della Cina: che le riflessioni sul frastagliato universo delle politiche salariali conoscano proprio adesso un picco di attenzione pare una coincidenza. Ma forse vent’anni sono un tempo sufficiente perché, di nuovo, maturi il trapasso a un’altra era.

 Fonte: http://leviedellasia.corriere.it

Audi sta rafforzando sensibilmente la propria presenza in Cina e dal 2013 avvierà la produzione in un nuovo stabilimento nel sud del Paese.
Su una superficie di 100 ettari, la FAW-VW costruirà uno stabilimento a Foshan che comprenderà un reparto presse, oltre a quello di carrozzeria, verniciatura e montaggio. Lo stabilimento prevede l’impiego di circa 4.000 persone a partire dal 2013. La joint venture FAW-VW, alla quale Audi partecipa insieme al partner cinese FAW (First Automobile Works) e a Volkswagen, nei prossimi cinque anni investirà in Cina circa tre miliardi di euro in produzione e distribuzione del marchio Audi.
“Una storia più che ventennale ci unisce alla Cina e al nostro partner FAW”, ha spiegato Rupert Stadler in occasione dell’annuncio del nuovo stabilimento. “Vogliamo aumentare sensibilmente la nostra presenza sul mercato cinese e rafforzare ulteriormente le nostre partnership strategiche per affrontare insieme le sfide future. Questo nuovo stabilimento rappresenta un’importante pietra miliare per le nostre strategie di crescita a lungo termine in Cina.”
 
Audi è presente da più di 20 anni a Changchun, nel nord della Cina, sempre in cooperazione con il partner FAW, da dove escono le Audi A4 e A6, anche nella versione a passo lungo, e la Audi Q5. A Changchun la capacità produttiva verrà  aumentata nei prossimi anni da 500.000 a 550.000 esemplari, mentre per Foshan si prevede un volume produttivo compreso tra i 150.000 e i 200.000 esemplari. I due stabilimenti potranno perciò disporre di un potenziale che può raggiungere le 700.000 vetture l’anno. Nello stabilimento di Foshan è pianificata la produzione di un nuovo derivato della famiglia A3, nel 2013.
Nel mercato cinese Audi è leader del segmento Premium, con 253.739 vetture consegnate nel periodo compreso tra gennaio e ottobre (Hong Kong inclusa), cioè il 32% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Entro la fine dell’anno si dovrebbe superare per la prima volta quota 300.000 unità.
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