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ImmagineScritto da: Marco Del Corona alle 08:25 del 19/01/2012

Il fenomeno è in atto da tempo ma il rallentamento dell’economia cinese e la sofisticazione progressiva della produzione lo mettono in luce con ruvida nitidezza. Nella Repubblica Popolare la stagione dei salari omogenei (omogenei al ribasso, s’intende) è estinta.

PAGHE MINIME Dal 1° febbraio Shenzhen, metropoli simbolo del boom cinese, avrà i salari minimi più alti della Cina: 1.500 renminbi al mese, quasi 190 euro. Da questo mese Pechino ha portato la soglia obbligatoria ad almeno 1.260 renminbi. Nel novembre scorso, il ministro competente Yin Weimin aveva calcolato che nel solo 2011 la paga minima era cresciuta mediamente del 22% in tutto il Paese grazie agli interventi di 24 province. E la Foxconn, famigerato colosso taiwanese che sforna iPad e iPhone, ha talmente articolato la sua produzione, sparsa tra 27 stabilimenti anche all’interno, che ha diversificato anche le paghe, aumentate sì su larga scala però di più per chi non scappa dopo sei mesi.

RAGIONEVOLEZZA Cambiano i mercati, la geografia, le politiche. Non esiste, insomma, un paradigma elementare. S’impongono, al contrario, letture contraddittorie. In novembre il Southern Daily, giornale relativamente spregiudicato, spiegava che gli aumenti di stipendio non si traducono automaticamente in condizioni migliori per gli operai perché occorre valutare mille variabili, come le forme di welfare accessibili. E lo stesso Quotidiano del Popolo non sottovalutava le incognite di un costo del lavoro in ascesa, avvertendo nel 2010 che occorre esercitare un’”equilibrata ragionevolezza”. Inoltre, la ristrutturazione dei salari in una stessa azienda moltiplica le occasioni di frustrazione, rivendicazione e scontro, come la Foxconn pare insegnare.

VIAGGIO A SUD Esattamente vent’anni fa, dal 18 al 21 gennaio, Deng Xiaoping compiva il leggendario “viaggio nel Sud” che lanciò definitivamente le riforme e avviò l’ascesa formidabile della Cina: che le riflessioni sul frastagliato universo delle politiche salariali conoscano proprio adesso un picco di attenzione pare una coincidenza. Ma forse vent’anni sono un tempo sufficiente perché, di nuovo, maturi il trapasso a un’altra era.

 Fonte: http://leviedellasia.corriere.it

Audi sta rafforzando sensibilmente la propria presenza in Cina e dal 2013 avvierà la produzione in un nuovo stabilimento nel sud del Paese.
Su una superficie di 100 ettari, la FAW-VW costruirà uno stabilimento a Foshan che comprenderà un reparto presse, oltre a quello di carrozzeria, verniciatura e montaggio. Lo stabilimento prevede l’impiego di circa 4.000 persone a partire dal 2013. La joint venture FAW-VW, alla quale Audi partecipa insieme al partner cinese FAW (First Automobile Works) e a Volkswagen, nei prossimi cinque anni investirà in Cina circa tre miliardi di euro in produzione e distribuzione del marchio Audi.
“Una storia più che ventennale ci unisce alla Cina e al nostro partner FAW”, ha spiegato Rupert Stadler in occasione dell’annuncio del nuovo stabilimento. “Vogliamo aumentare sensibilmente la nostra presenza sul mercato cinese e rafforzare ulteriormente le nostre partnership strategiche per affrontare insieme le sfide future. Questo nuovo stabilimento rappresenta un’importante pietra miliare per le nostre strategie di crescita a lungo termine in Cina.”
 
Audi è presente da più di 20 anni a Changchun, nel nord della Cina, sempre in cooperazione con il partner FAW, da dove escono le Audi A4 e A6, anche nella versione a passo lungo, e la Audi Q5. A Changchun la capacità produttiva verrà  aumentata nei prossimi anni da 500.000 a 550.000 esemplari, mentre per Foshan si prevede un volume produttivo compreso tra i 150.000 e i 200.000 esemplari. I due stabilimenti potranno perciò disporre di un potenziale che può raggiungere le 700.000 vetture l’anno. Nello stabilimento di Foshan è pianificata la produzione di un nuovo derivato della famiglia A3, nel 2013.
Nel mercato cinese Audi è leader del segmento Premium, con 253.739 vetture consegnate nel periodo compreso tra gennaio e ottobre (Hong Kong inclusa), cioè il 32% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Entro la fine dell’anno si dovrebbe superare per la prima volta quota 300.000 unità.

Parte da Move, a Bologna, la VI edizione di un percorso che vuole avvicinare i giovani ad uno dei mercati più interessanti al mondo.
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L’esperienza è arricchita dal business tour nel distretto di Shanghai: una settimana full immersion di visite aziendali, incontri con operatori economici, società e organizzazioni impegnate a favorire gli scambi commerciali.
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Si annunciano zero profitti o perdite. Più del 3% andranno in bancarotta. La crisi economica, la stagnazione delle esportazioni e la crescita dei prezzi affligge il 72% delle Pmi. Centinaia di proprietari fuggono e si nascondono, lasciando decine di migliaia di operai senza salario.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Quest’anno i bilanci delle piccole e medie industrie (Pmi) cinesi saranno in perdita o senza alcun profitto. Secondo gli stessi proprietari, la situazione è peggiore di quella della crisi del 2008.
Un’inchiesta condotta nel Guangdong da Alibaba.com e dalla Scuola nazionale di sviluppo dell’università di Pechino mostra che nei prossimi sei mesi il 72% delle Pmi alla foce del Fiume delle Perle avranno zero profitti o piccole perdite, mentre il 3,3% di esse dovrà chiudere i battenti.

Secondo i dati raccolti, in un anno il profitto medio delle aziende è sceso del 30-40%. Allo stesso tempo, il costo dei materiali e della manodopera è aumentato bloccando ogni sviluppo. Il 72% degli intervistati nell’inchiesta afferma che l’innalzamento dei costi è il loro problema più grave. Nell’industria tessile e delle confezioni, i costi sono aumentati dell’80%.

La crisi dell’euro e la stagnazione del’economia Usa ha portato a una diminuzione delle esportazioni, così che molte Pmi lavorano solo al 71% delle loro possibilità.

Le Pmi lamentano la mancanza di crediti da parte dello Stato. Almeno il 53% di esse non hanno mai avuto prestiti se non quelli di organizzazioni extrabancarie. La stretta creditizia del governo sulle banche – per frenare l’inflazione – ha dato un ulteriore colpo allo sviluppo delle aziende.

Dopo la diffusione della notizia, secondo cui a Wenzhou (Zhejiang), almeno il 3% delle Pmi aveva dichiarato bancarotta, il Consiglio di Stato ha promesso di aiutare le aziende con alcuni sostegni fiscali e con possibili prestiti bancari, ma finora non vi sono risultati apprezzabili.

Secondo dati del Consiglio di Stato, le Pmi costituiscono il 99% delle compagnie della Cina e offrono l’80% dei posti di lavoro alla popolazione urbana. Esse contribuiscono al 60% del Prodotto interno lordo e al 50% degli introiti fiscali.

Il destino delle Pmi influenza la stabilità e l’ordine nella società. Negli ultimi 9 mesi, nel solo Zhejiang, 228 proprietari sono fuggiti, lasciando 15 mila operai senza salario, per un ammontare di circa 76 milioni di yuan (circa 7,6 milioni di euro).

Fonte: www.asianews.it

Roma, 7 ott. (TMNews) – Il governo cinese intende investire 2 mila miliardi di yuan (circa 236 miliardi di euro) fino al 2015 per sostenere lo sviluppo di un’economia a basse emissioni di carbonio con l’obiettivo di ottenere un taglio del 16% delle emissioni di CO2 nel consumo di energia per unità di Pil rispetto al valore del 2010.

Il dodicesimo “Piano quinquennale cinese 2011-2015″, si caratterizzerà per una forte spinta verso la green economy. Saranno messi in atto, tra l’altro, una serie di programmi pilota che interesseranno cinque province cinesi e otto grandi città. L’impegno rivolto a diminuire le emissioni di carbonio nelle aree metropolitane avrà un’importanza cruciale per neutralizzare l’impatto derivante dai fenomeni di urbanizzazione in atto sul territorio cinese.

Nei prossimi tre decenni, si stima che il flusso dell’emigrazione verso le aree urbane coinvolgerà nel continente asiatico e in quello africano una popolazione di 1,7 miliardi di individui.

Fonte: http://www.chinadaily.com.cn/business/2010-11/23/content_11594441.htm

Pechino, 12 set – La Banca del Popolo della Cina (Pboc), la banca centrale del Paese, ha ribadito lunedì che stabilizzare il livello generale dei prezzi è rimasta la principale priorità macroeconomica della Cina. Alcuni fattori che guidavano i prezzi verso l’alto sono stati contenuti ma non eliminati, mentre l’inflazione è rimasta a livelli elevati, afferma la banca centrale secondo quanto riporta l’agenzia Xinua. La Pboc ha percio’ detto che il Paese continuera’ a perseguire una politica monetaria prudente e a mantenere la crescita del credito stabile e moderata. La posizione della Banca è emersa dopo che i dati hanno mostrato l’indice dei prezzi al consumo in Cina, l’indicatore principale per l’inflazione, era salito del 6,2 per cento anno annuo in agosto, un livello alto ma comunque gia’ in fase di raffreddamento rispetto al massimo dei 37 mesi del 6,5 per cento toccato nel mese di luglio.

Fonte: www.corriere.it

 

Sarà la Cina la prima tappa di ‘Italia comes to you’. Il progetto, realizzato dall’Enit, finalizzato a far conoscere i punti di forza della Penisola nei paesi emergenti, prenderà il via il 27 agosto dalla città di Canton, in Cina. Poi sarà la volta di Pechino, con eventi dal 17 al 25 settembre e infine di Shanghai, dall’8 al 16 ottobre. Parallelamente l’eccellenza del Made in Italy sbarcherà anche in Russia, sempre a partire dal 27 agosto, con l’esordio nella Capitale, Mosca. A San Pietroburgo si porterà il meglio dell’Italia dal 10 al 118 settembre, mentre a Ekaterinburgo dal 24 settembre al 2 ottobre. In tutte le città sarà allestito un Air Dome, uno spazio espositivo di circa mille metri quadrati con 4 aree polifuzionali che ospiteranno diversi stand, suddivisi sia per regione che per tipologie tematiche, come mare, città d’arte, enogastronomia e terme e benessere.

Il progetto Cmr dà un contributo ai laureati che sognano Pechino

Chi l’ha detto che per diventare grandi bisogna pensare in piccolo? Il progetto Cmr offre otto borse di studio per volare in Cina. Il progetto è per giovani ingegneri e architetti con meno di 32 anni e una laurea Magistrale in Architettura o Ingegneria.

Le borse di studio in palio garantiranno un periodo di formazione post-laurea presso le sedi cinesi del Progetto Cmr. Sarà un periodo di 12 mesi a partire da ottobre 2011, finalizzato appunto all’ inserimento di giovani architetti. La sede di Tianjin ospiterà  quattro borsisti, rendendo concreta la possibilità di collaborare in modo diretto con la Tianjin University (la più antica università della Cina), e altri quattro borsisti saranno introdotti presso la sede di Pechino.

I requisiti necessari sono una buona conoscenza della lingua inglese; una specializzazione in uno o più dei settori “Interior Design”, “Building Design”e “Urban Planning”; un’attitudine e abitudine al team working, buone capacità relazionali; almeno due anni di esperienza nella progettazione presso studi professionali o società di progettazione; conoscenze informatiche e autonomia nell’utilizzo dei principali applicativi di disegno e progettazione (Autocad, Photoshop, Sketchup) e infine buone conoscenze opzionali: utilizzo di Revit e/o rendering software, lingua cinese (mandarino).

Prima della partenza per la Cina, è previsto un breve periodo di formazione iniziale (2/3 settimane, anche part-time) presso la sede di Milano. Per tutto il resto ci pensa il progetto CMR. Le Borse di Studio garantiranno la copertura delle spese per il volo A/R Milano-Pechino, il visto, la polizza sanitaria, i trasferimenti sul territorio (p.es. treno Pechino-Tianjin) e i mezzi pubblici per gli spostamenti da/per l»ufficio, il vitto e l»alloggio in appartamenti posizionati nei pressi degli uffici.

Al termine di questo periodo formativo e in relazione ai risultati raggiunti, si aprirà la possibilità di proseguire la collaborazione con Progetto Cmr, alternativamente, in una delle sedi in Cina (Pechino o Tianjin), nella sede di Milano oppure in altri Paesi.

Fonte: www3.lastampa.it

E’  on line il sito web del Programma Mae-Regioni-Cina, all’indirizzo www.programmaregionicina.it. Frutto della collaborazione tra il Ministero degli Esteri ed il Ministero dello Sviluppo Economico-DPS, Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica, il Programma Mae-Regioni-Cina nasce nel Settembre 2009 con l’intento di dare sostegno al processo di internazionalizzazione delle Regioni italiane verso quel paese, in particolare attraverso attività di partenariato territoriale di varia natura con le Province cinesi.

Il portale si presenta come uno strumento operativo e di comunicazione, destinato a fornire al grande pubblico un servizio di informazione dedicata e costantemente aggiornata su aspetti della realtà cinese attinenti agli obiettivi e alla portata del Programma, a facilitare le decisioni e le azioni dei diretti protagonisti, ed ad agevolare il ruolo di coordinamento da parte di questo Ministero.

Particolare attenzione è stata naturalmente riservata alle Regioni stesse, che avranno a disposizione pagine personalizzate per promuovere le loro iniziative nei confronti della Cina, nonché un’area riservata per incoraggiare il coordinamento tra le rispettive attività.

Il sito web si avvale altresì del contributo costante della nostra rete – Ambasciata e Consolati Generali – in Cina.

Obiettivo del portale è, quindi, quello di stimolare, attraverso la condivisione delle informazioni ed il collegamento interattivo tra Regioni ed altri attori del Sistema Italia, una dinamica virtuosa di collaborazione che faciliti sinergie utili a promuovere efficacemente i settori di interesse delle Regioni italiane nei confronti della Cina.

Fonte: www.etribuna.com

La Cina è sempre stato un mondo un po’ particolare sotto diversi aspetti e ideologie e a quanto pare questa cosa si riflette anche sulle auto elettriche che sembrano non essere tanto apprezzate dal popolo cinese, tanto che non scelgono neanche i taxi elettrici nonostante vi sia stata una importante spinta ecologica che però non è servita a nulla.

Il governo cinese per ovviare e rimediare a questa situazione imbarazzante anche a livello internazionale ha deciso di varare degli incentivi imponenti. Stiamo parlando dell’equivalente di 1,5 miliardi di dollari all’anno, uno sforzo enorme perché l’obiettivo è di grandi dimensioni, cioè arrivare entro il 2020 ad avere il 50% del circolante elettrico. Nonostante ciò pare che questa manovra non basti a cambiare le idee dei restii cinesi.

Addirittura a Shenzhen, città della provincia meridionale di Guangdong, si è scatenata una rivolta dei tassisti che preferiscono le loro attuali Volkswagen Santana a benzina rispetto alle elettriche Byd E6. Il malcontento nasce dal fatto che avere un’auto elettrica significa avere a che fare con una scarsa rete di ricarica e quindi perdite di tempo, inoltre il prezzo di queste vetture è davvero alto, infatti nonostante il maxi sconto di quasi 14 mila euro, una Byd elettrica costa l’equivalente di 20 mila euro, contro gli 11 mila di una Santana a benzina.

I clienti non comprano le auto elettriche adducendo gli stessi motivi dei tassisti, ma la scelta dei tassisti sta avendo un impatto devastante per l’immagine dell’elettrico. In Cina, più che in Europa, i prodotti scelti da chi guida mezzi pubblici sono una garanzia di qualità e quindi non scegliendole i tassisti diventa un cane che si morde la coda.

Fonte: www.automobili10.it

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